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Consiglio regionale

Piemonte: approvata la programmazione per la medicina territoriale

Stecco: "Primo tassello di un progetto molto ampio"

Visita medica dottore

Il Consiglio regionale ha approvato la programmazione relativa alla medicina di prossimità garantita dai fondi del Pnrr.

“Dopo Azienda Zero un altro passaggio per costruire la Sanità del futuro - ha sottolineato nel suo intervento il capogruppo del Carroccio Alberto Preioni - grazie a un investimento di 430 milioni di euro che permetterà di realizzare 91 case di comunità, 29 ospedali di comunità e 43 centrali operative territoriali, oltre a fondamentali interventi di aggiornamento tecnologico e adeguamento sismico. Una rete che dopo la pandemia sgraverà il sistema ospedaliero dalla pressione dei codici bianchi e verdi, garantendo così una migliore continuità assistenziale grazie a strutture più piccole, tra i 20 e i 40 posti letto, e alle case della salute”. “Onestamente non comprendo le polemiche sul percorso di elaborazione di questo piano - ha aggiunto Preioni -, la giunta e il nostro assessore Luigi Icardi hanno infatti interpellato i direttori delle Asl, i più titolati per determinare le esigenze sanitarie dei loro territori. Piuttosto ora dobbiamo pigiare sull’acceleratore, ben sapendo che ci sono scadenze da rispettare in tempi brevissimi in un quadro nel quale la medicina territoriale era praticamente inesistente”. “Una rivoluzione - ha concluso Preioni - che avrà nei medici di famiglia i suoi veri protagonisti. Parallelamente però non possiamo continuare ad accettare che i nostri medici ospedalieri, che pure si sono fatti carico del Covid, siano i meno pagati d’Europa e preferiscano andare a lavorare nel privato, nelle cooperative o nelle Usca. La nostra Sanità deve tornare a essere attrattiva per i giovani laureati e per i professionisti e il governo deve garantire il loro giusto riconoscimento”.

“È stata l’occasione per illustrare al consiglio - ha concluso gli interventi d’aula Alessandro Stecco, medico che presiede la commissione Sanità - un percorso che oggi, con il voto di questa delibera, pone solo il primo tassello di un progetto con un respiro molto ampio. Oggi si parla di hardware, di dove gli ospedali, le case di comunità e i centri operativi territoriali andranno ad insistere. Ma come queste strutture opereranno, il software, sarà il Decreto Ministeriale 71 ancora in itinere a definirlo”. “Esiste una riforma della medicina territoriale di cui la mappa di oggi è solo un tassello - ha quindi sottolineato il presidente Stecco -, e molte delle domande e perplessità che la minoranza ha portato in aula fanno parte di una dialettica politica che verrà ampiamente superata da informazioni che arriveranno, non dalla Regione, ma dal ministro Speranza e da AgeNaS, e che ci permetteranno di modulare gli interventi. Tra queste indicazioni sicuramente il tema del personale, già approcciato dal ministero della Sanità con una deroga ai tetti di spesa con una programmazione a salire dal 2022 fino al 2026. Il tutto con l’auspicio di un Piano Sanitario Nazionale, che manca da troppo tempo”.

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