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Corteo di Novara

"Non si può accostare il Green pass al filo spinato dei lager"

La riflessione di Rossella Bottini Treves

Filo spinato lager

Gentile direttore,
                        rispetto ai fatti ormai a tutti noti che si sono verificati nel pomeriggio del 30 ottobre a Novara, desidero fare una riflessione. La condanna dell’iniziativa è stata unanime da parte del mondo istituzionale e politico e di ciò ringrazio tutte le diverse sensibilità che, negli ultimi giorni, hanno preso una posizione chiara e netta rispetto alle modalità scelte dagli organizzatori del corteo per la loro protesta. Soprattutto, però, vorrei ringraziare la società civile, che a Novara e non solo ha manifestato in maniera forte il proprio sdegno e che rappresenta l’humus necessario sul quale far crescere l’antidoto al virus dell’ignoranza di fatti storici e del mancato e dovuto rispetto nei confronti delle vittime dei lager. Vittime – mi preme precisarlo - di una discriminazione molto ampia. Non parliamo solo di Shoah, scioccante unicum storico: dietro il filo spinato sono morti uomini e donne che erano “diversi” e scomodi per il regime perché rei di aver protetto persone di religione ebraica, per essere dissidenti politici, per essere soldati “dalla parte sbagliata”, per essere omosessuali o disabili, per essere di una “razza” non “gradita”. Tutte persone che hanno pagato con la vita: le casacche a righe dei prigionieri dei lager non possono e non devono pertanto essere utilizzate in un improbabile paragone rispetto a presunte libertà negate nell’attuale emergenza sanitaria per arginare la pandemia, un fatto devastante per poter arginare il quale ognuno di noi ha il dovere civile, oltre che morale, di essere responsabile nei confronti della salute propria e del prossimo. 
E’ chiaro che i protagonisti dello scioccante corteo di sabato scorso non sappiano che cosa siano stati i lager e che cosa sia stata la Shoah e, in quanto presidente di una Comunità che ha sempre fatto della ricerca storica e della pubblica divulgazione, uno dei suoi obiettivi primari per onorare le vittime, non posso che invitare queste persone a informarsi con impegno e studio su ciò che è davvero stato e che appartiene al vissuto di persone, famiglie e dell’intero Paese. Come ha ben detto Liliana Segre, sono stati fortunati a non dover vivere sulla propria pelle “quella” discriminazione , “quella” negazione di libertà e “quelle” aberranti pagine della Storia.
​Chi protesta non ha il diritto di distorcere e far propri simboli che appartengono oggi all’intera società civile: non si può accostare una tematica come quella del Green Pass a quella del filo spinato dei lager, perché chi non sa e non ha compreso commette un’ulteriore violenza nei confronti delle vittime. Penso che nella vita non ci si possa però solo mettere in cattedra: oltre a condannare quanto è accaduto, ritengo sia anche necessario capire che cosa ancora sfugge ai protagonisti della manifestazione. Sicuramente nessuno deve fare l’errore di avere atteggiamenti di odio, ma su una questione tutti dobbiamo essere inflessibili: la Storia, la dignità e il rispetto del nostro prossimo devono essere al primo posto, sempre. 

Rossella Bottini Treves 
Presidente Comunità Ebraica di Vercelli Novara Biella V.C.O.
Consigliere Unione delle Comunità ebraiche italiane

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