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Coldiretti: "Stop al Nutriscore, salva la dieta mediterranea"

Dellarole e Toscani: "Si rischia di promuovere cibi spazzatura"

dieta mediterranea

“Lo stop del presidente del Consiglio italiano al Nutriscore rafforza il fronte dei Paesi contrari al sistema di etichetta nutrizionale a colori. Questo metodo è fuorviante, discriminatorio ed incompleto e finisce per escludere paradossalmente dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta”. È quanto afferma Coldiretti Vercelli-Biella rispetto alle dichiarazioni del premier Mario Draghi espresse alla Camera.

“Un pronunciamento importante poiché, come sosteniamo da sempre, con l’etichettatura Nutriscore francese, come con quella a Semaforo adottata in Gran Bretagna, si rischia di promuovere cibi spazzatura – spiegano il presidente di Coldiretti Vercelli-Biella Paolo Dellarole e il direttore Francesca Toscani -  In questo modo si andrebbe ad escludere, paradossalmente, dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle nostre tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta”.

“L’equilibrio nutrizionale - aggiungono Toscani e Dellarole - va ricercato tra i diversi cibi consumati nella dieta giornaliera che tiene conto dell’insieme della dieta alimentare e non si focalizza sul singolo prodotto. Il nostro territorio conta prodotti Dop e Igp: una grande biodiversità da continuare a valorizzare per evitare una indistinta omologazione, a discapito della qualità”.

Per Coldiretti Vercelli-Biella le discussioni in sede Ue fanno già intravedere una sostanziale divisione in due fronti: “Se la Francia guida un consistente fronte pro-Nutriscore con l’appoggio della Germania – dicono - l’Italia si sta muovendo per rafforzare ulteriormente una coalizione a supporto di un sistema armonizzato, che sia diverso dal Nutriscore e che vada a rivedere alcuni dei principi e idee alla base del sistema francese, supportato anche formalmente al momento da Repubblica Ceca, Romania, Cipro, Grecia e Ungheria”.

“La Commissione europea ha anche avviato ad inizio 2021 una consultazione pubblica mentre il Parlamento europeo non si è ancora espresso sull’argomento – sostengono Dellarole e Toscani - In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza contrastando le indicazioni fuorvianti ed estendendo l’obbligo di indicare in etichetta il Paese d’origine di tutti gli alimenti per combattere la concorrenza sleale al Made in Italy”.

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