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Crisi post Covid

Confartigianato Piemonte: appello per sostenere le imprese tipografiche

In regione operano circa 2 mila addetti

Rulli tipografia

Confartigianato Imprese Piemonte, unitamente alle altre Confederazioni artigiane, con una comunicazione indirizzata agli assessori regionali Andrea Tronzano e Vittoria Poggio, richiama la loro attenzione sui circa 2 mila artigiani del Piemonte che operano nel comparto tipografico esclusi dai precedenti Bonus della Regione Piemonte a sostegno delle attività produttive messe in ginocchio dalla crisi sanitaria ancora in atto.

In particolare Confartigianato Imprese Piemonte chiede alla Regione Piemonte di farsi portavoce in sede di Conferenza delle Regioni affinché il comparto tipografico venga ricompreso tra le categorie individuate beneficiarie del “Fondo per il sostegno delle attività economiche particolarmente colpite dall’emergenza epidemiologica”. A livello nazionale le imprese tipografiche sono 25.662 (55,3% nell’artigianato, pari a 14.198 imprese). “Le attività del settore tipografico e grafico applicato alla tipografia – sottolinea Elisa Reviglio, presidente regionale Grafici di Confartigianato Imprese Piemonte – che erano già state duramente colpite dal cambiamento epocale subìto negli anni scorsi, caratterizzato dal progressivo e crescente passaggio dalla “carta” al “digitale” sono state ulteriormente investite dalla crisi Covid-19. A seguito delle restrizioni alla mobilità e all’aggregazione per combattere l’epidemia, si sono drasticamente ridotti eventi pubblici, convegni, congressi, fiere, matrimoni e meeting aziendali, con conseguente pesante flessione nel settore della pubblicità, che interessa la produzione di volantini, dépliant, cataloghi e relativa progettazione grafica, il cui fatturato è diminuito drasticamente nel 2020, impattando in modo drammatico su un comparto già in sofferenza ancor prima della crisi sanitaria”.

“La riduzione - continua Reviglio - è poi stata accentuata dal crollo del turismo, sia per vacanza sia per lavoro, che ha fortemente impattato su tutto l’indotto. Occorre infine sottolineare che la tipografia è un’attività di servizio in quanto collegata ad altre attività, ma se queste sono state chiuse o hanno lavorato a regime ridotto a causa delle restrizioni e delle chiusure forzate, giocoforza, le tipografie pur avendo un codice Ateco che non ha subito limitazioni lavorative, di fatto non hanno lavorato, senza nemmeno poter beneficiare di alcun bonus. Oltre il danno, pure la beffa". "A questa situazione così complicata - prosegue la presidente - si aggiunge il problema non solo del rincaro delle materie prime, come la carta, che sta subendo aumenti anche del 30%, ma anche della carenza delle stesse, che impone spesso alle tipografie di modificare i preventivi già inviati ai clienti e/o di non rispettare o poter soddisfare i tempi di consegna con conseguente rinuncia delle commesse". 

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