pro loco
7 Febbraio 2026 20:53
Santhià, città di passaggio lungo la Via Francigena e custode di tradizioni più antiche di molti regni medievali, cambia volto non appena arriva il Carnevale. Le sue vie, di solito tranquille e ordinate, diventano un palcoscenico vivente: tamburi, colori, risate, costumi artigianali e – inevitabilmente – fagioli. Sì, perché qui, dove il Carnevale è documentato già dall’XI secolo, la festa non è solo folklore: è un patrimonio che scorre nel sangue della città da quasi mille anni.
Fin al 20 febbraio 2026 si celebra l’edizione del Carnevale Storico di Santhià, il più antico del Piemonte, una tradizione così radicata che perfino nel 1430 i giovani dell’Abadia finirono multati… per aver portato in chiesa un asino vestito da prete. Un episodio che racconta meglio di qualsiasi manuale cosa significhi, qui, lo “spirito carnevalesco”.
Il 10 febbraio è la sera del Gran Galà delle Maschere, quando vengono presentati i giovani che interpreteranno Majutin dal Pampardù e Stevulin ’d la Plissera. Sono una coppia di contadini appena sposati, simboli dell’affrancamento del popolo dalle vessazioni dei signorotti locali. Per tre giorni comanderanno loro: un ribaltamento dei ruoli che da secoli rende il Carnevale una parentesi in cui tutto può accadere. L’11 febbraio si accende la nuova serata latino–reggaeton, un tocco di modernità per ricordare che la tradizione qui non è mai statica.
Il 12 febbraio, con il tradizionale “Giòbia grass”, il Corso principale della città si trasforma in un percorso enogastronomico, seguito da un concerto al Palacarvè. Il 13 febbraio è dedicato ai giovani, protagonisti di una serata musicale ad alto ritmo.
Il 14 febbraio – San Valentino, ma soprattutto Santhià in festa – Majutin e Stevulin ricevono dal Sindaco le chiavi della città e leggono il Proclama al Popolo davanti a una folla entusiasta. La giornata prosegue con cortei, momenti popolari e un veglione mascherato che celebra l’ingresso dei padroni della città.
Il 15 febbraio prende il via il Primo Corso Mascherato: maschere, bande, costumi artigianali, gruppi storici e carri monumentali di cartapesta sfilano per le vie cittadine. È una festa che coinvolge oltre 2.000 figuranti e un gigantesco Gianduja issato sul trono della piazza. La sera, spettacolo pirotecnico e nuovo veglione: perché qui la stanchezza è un concetto relativo.
Il 16 febbraio arriva il momento più atteso, quello che definisce l’identità stessa del Carnevale: la Colossale Fagiuolata. Alle 5 del mattino i Pifferi svegliano l’intera città, 150 caldaie di rame vengono accese, 20.000 porzioni vengono preparate e – in meno di mezz’ora – spariscono completamente. È un record gastronomico che nessun fast food potrà mai eguagliare. E mentre i fagioli nutrono il corpo, la tradizione nutre l’anima: qui la distribuzione gratuita del cibo è da secoli un simbolo contro la paura della fame, un gesto di abbondanza collettiva tipico dei grandi carnevali europei. Il pomeriggio è dedicato ai bambini con il Gran Ballo dei Bambini, mentre la sera la Sfilata Notturna illumina la città per il Secondo Corso Mascherato.
Il 17 febbraio si aprono i “Giochi di Gianduja”: antiche sfide come corse nei sacchi, tiro alla fune, rottura delle pignatte e altri giochi popolari animano le vie del centro. Alle 14.30 parte il Terzo Corso Mascherato con la proclamazione dei vincitori. Infine, quando il buio cala, arriva il momento più simbolico: il “Rogo del Babàciu”. Un pupazzo arde nel cuore della piazza, accompagnato da campane, musica e una monferrina finale che trasforma il congedo del Carnevale in un’ultima esplosione di festa.
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