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Osat

Presentato lo studio sullo stato di salute degli ex occupati trinesi

Le osservazioni del direttore Christian Salerno

Christian Salerno

E’ stata pubblicata di recente una relazione dell’Osservatorio Socio Ambientale Trinese, guidato dal dottor Christian Salerno, sull’analisi di sopravvivenza per cause di morte nei principali comparti lavorativi. Salerno la illustra.

"Dopo due anni, dove l’Osat ha svolto prevalentemente attenzione e analisi di monitoraggio sull’andamento del virus Covid 19, viene presentato un lavoro di epidemiologia ambientale che riguarda la sopravvivenza (tumorale e non) degli ex occupati trinesi a seconda del comparto lavorativo di appartenenza tra le varie aziende sito nel comune trinese e  di cui gran parte ormai risultano dismesse. La realtà trinese è stata caratterizzata a partire dalla fine degli anni '50 dall’insediamento di numerosi siti produttivi che hanno portato nel periodo 1965-1985 un indotto di circa 2000 addetti tra operai, personale amministrativo e relativo indotto. Una cosi massiccia industrializzazione in una realtà sociale a prevalenza agricola e con una numerosità di popolazione limitata ha indotto da un lato un maggior benessere economico ma dall’altra indubbie esposizioni occupazionali a sostanze, rivelatesi in seguito, tossiche e/o cancerogene. L’età media di decesso a Trino è caratterizzata da una mediana sensibilmente più bassa rispetto al dato medio regionale e nazionale; crediamo che lo studio, riguardante l’andamento della mortalità e la sopravvivenza per specifici comparti occupazionali, possa contribuire a fornire una solida spiegazione eziologica a tale dato di precocità".

Salerno prosegue: "In particolare si è provveduto a confrontare i vari settori lavorativi e/o singole aziende dismesse con un gruppo di controllo individuato nella categoria dei commercianti di Trino. Tale analisi ci permette di poter evidenziare sia la speranza di vita a seconda del sito produttivo e sia comprendere se il trend di mortalità sta evolvendo ad una riduzione o meno. L’analisi di sopravvivenza dimostra complessivamente come i vari comparti occupazionali, con presunte e verosimili esposizioni dei loro addetti, presentano una sopravvivenza sensibilmente più bassa rispetto al gruppo di controllo individuato nei commercianti trinesi".

I trend evidenziano, a parte gli operai dell’ex fonderia Prolafer, "un andamento tendente, ad oggi, alla stabilizzazione o all’incremento specialmente per le patologie tumorali che avendo periodi di esposizione/latenza maggiori rispetto alle affezioni acute stanno ancora esaurendo il loro effetto sanitario e clinico sui vari addetti - evidenzia Salerno - Le sopravvivenze tra commercianti e agricoli tendono a non essere molto diversificate in quanto si è osservato che un certo numero di residenti abbia prestato occupazione in entrambe i comparti nel corso della propria vita occupazionale rendendo difficile un’individuazione univoca del settore di appartenenza. Anche la seconda parte della nostra analisi riservata ad alcuni specifici organi bersaglio mostra come gli addetti di cementifici e fonderia presentino sopravvivenze più basse a conferma del mix di sostanze cancerogene presenti negli ambienti di lavoro. Tale analisi inoltre conferma la bontà dell’assunto di base a tale studio di adoperare i commercianti come gruppo di controllo: in effetti, per tutti gli organi bersaglio tale comparto risulta essere sempre quello con la miglior speranza di vita rispetto agli altri confermando ancora una volta che le esposizioni in ambito lavorativo hanno un ruolo eziologico nettamente maggiore di quelle, possibili, ambientali".

L’epidemiologo conclude: "Lo studio in conclusione conferma quanto già emerso da altre analoghe ricerche Osat dove i diversi ambiti occupazionali trinesi hanno inciso negativamente sulla salute degli occupati e molto probabilmente anche sulle zone residenziali limitrofe ai siti industriali".

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