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Missione umanitaria

Trino, Di Liberti è tornato dall'Ucraina: "Ho visto scene devastanti"

Con l'amico Davide Guazzone ha consegnato i beni raccolti al Paleologo

Di Liberti

Di Liberti con un piccolo profugo

"Quello che ho vissuto in Polonia e al confine con l’Ucraina è un bagaglio che resterà indelebile per tutta la mia vita".

Di Liberti e Guazzone Trino

Martedì scorso il trinese Franco Di Liberti è tornato dalla sua missione di aiuto al popolo ucraino in fuga dalla guerra. E’ stato ospitato dall’amico trinese Davide Guazzone che da tantissimi anni vive e lavora in Polonia e che con la sua azienda Italian Fashion da subito è corso in aiuto ai profughi. "Ringrazio in modo speciale il mio amico Davide che mi ha ospitato quattordici giorni a casa sua e mi ha trattato come un fratello e mi ha permesso così di vivere questa esperienza. In Polonia ho accolto con lui i due tir colmi di aiuti raccolti a Trino al Paleologo grazie alla generosità dei trinesi e degli abitanti di tantissimi paesi della zona limitrofa e anche da Vercelli. Ora al Paleologo abbiamo altri bancali per riempire un ulteriore tir di aiuti e che stiamo organizzando per il trasporto. Allo stesso tempo si sta lavorando per portare dei profughi ucraini qui a Trino. Sono anche stato contattato da Vercelli e Morano sul Po per organizzare i loro trasporti: cerco di mettere la mia esperienza di quattordici giorni sul posto al servizio degli aiuti. Una cosa che va detta è che non servono vestiti, in Polonia sono ben attrezzati per questo".

La situazione in Polonia: "Varsavia è veramente invasa di profughi, non sanno veramente più dove metterli, hanno riempito ogni spazio. Quando sono ripartito per l’Italia martedì scorso, solo a Varsavia c’erano circa 400.000 profughi, in tutta la Polonia oltre 2 milioni 200.000. Noi abbiamo fatto diverse volte 600 chilometri al giorni, tra andata e ritorno, da casa di Davide al confine. Questi profughi sanno che a 300 chilometri circa hanno la loro vita, hanno un marito, un padre, un fratello, un figlio: dai 18 ai 60 anni gli uomini devono restare in Ucraina a combattere". Un esempio: "Abbiamo conosciuto un ucraino che era tornato nel suo Paese per aiutare la sua patria e tutti i giorni veniva al confine per ritirare gli aiuti che portavamo. Sabato scorso ci ha detto che il suo compito, in quel modo, era finito e che sarebbe andato in trincea a combattere. Abbiamo provato a richiamarlo ma il telefono ormai era muto". Cosa si è trovato di fronte Di Liberti: "Ho visto scene devastanti, persone ammassate, ma composte, non ho visto scene di disperazione, probabilmente le lacrime le avevano già consumate tutte durante i tre-quattro giorni di viaggio per fuggire in Polonia, dove cercano di non fargli mancare nulla. Ho avuto modo di interloquire con queste persone grazie a Davide che parla polacco: la lingua ucraina è simile a quella polacca, non uguale, ma riescono a capirsi. C’erano poi dei volontari che parlavano inglese e con i quali abbiamo potuto dialogare. Quello che colpisce è che vedi arrivare ogni giorni pullman pieni di profughi, quasi tutte donne con i loro figli, in media ne hanno tre e sono ancora parecchio giovani. Gli anziani sono pochi, ci hanno detto che preferiscono restare in Ucraina".

Di Liberti Trino

I bambini: "Quando li avvicini sono diffidenti. Mi ha fatto tenerezza un bimbo, impaurito, che però quando ha visto che gli porgevo un peluche si è avvicinato. Quello dei peluches è il sistema per far capire loro che non vogliamo fargli del male, tutti glieli porgono. E’ devastante vedere così tanti bambini impauriti che sono stati strappati alle loro case, e ho visto anche tanti bambini orfani. I miei primi due giorni li ho assimilati bene, in seguito mi sono svegliato spesso di soprassalto la notte a piangere, angosciato dal vedere tutte quelle persone che sono dovute fuggire per una stupida ed inutile guerra". Di Liberti aggiunge: "La stragrande maggioranza dei profughi vuole restare lì non troppo distante da casa perché si augura in tempi non troppo lunghi di poterci tornare, sperando di ritrovare il resto della famiglia. Nei centri di accoglienza regnava un silenzio strano, difficile da spiegare, ho visto tanta rassegnazione, ma con compostezza". La Polonia: "I polacchi hanno paura della guerra che è appena oltre il confine e hanno schierato le proprie truppe al confine con l’Ucraina. La speranza è che si riesca a trovare un compromesso tra Putin e Zelensky, in fretta".

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