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Saluggia

MicroPort: lo sciopero con presidio ai cancelli

"Chiediamo il blocco dei licenziamenti e ammortizzatori sociali"

Saluggia: blocco dei licenziamenti e utilizzo degli ammortizzatori sociali. Queste le richieste che lavoratori MicroPort e sindacati hanno urlato a gran voce venerdì 4 marzo davanti ai cancelli d’ingresso del Polo Biomedicale Sorin di Saluggia. Accanto a loro anche i dipendenti di CID-Alvimedica e Corcym (ex LivaNova), che hanno incrociato le braccia in segno di solidarietà per la crisi occupazionale di quelli che sino a pochi anni fa erano loro colleghi. (MicroPort nel 2018 acquisì da LivaNova la business unit dei pacemaker).

“E’ una situazione molto triste – commenta con rabbia un lavoratore – In questa azienda che era un fiore all’occhiello del biomedicale italiano, a metà degli anni 60 è nato il primo pacemaker italiano. E’ un vero peccato, una pena nel cuore vedere che tutto questo patrimonio di conoscenza viene perso, buttato nel gabinetto”.

“Capisco le ragioni dell’azienda – gli fa eco Andrea, anche lui dipendente MicroPort – ma a pagare sono sempre i lavoratori e le famiglie” Secondo i sindacati l’adesione allo sciopero è stata altissima: 97% tra i dipendenti MicroPort, oltre l’80% quella di Corcym. La rabbia, mista a rassegnazione, tra i lavoratori è tanta. Qualche momento di tensione si è verificato verso quei pochissimi dipendenti che sono voluti entrare, nonostante il blocco ai cancelli, presidiati sin dalle prime ore del mattino, in modo da fermare le lavorazioni del primo turno. “Chiediamo il ritiro dei 28 licenziamenti – commenta Gigi Guasco della UIL di Vercelli – All’azienda abbiamo chiesto l’utilizzo di tutti gli strumenti disponibili per superare questo periodo legato ancora alla crisi pandemica. Noi siamo aperti al dialogo – conclude, ma l’azienda ci dica cosa vuol fare da grande, perché ad oggi non ce l’ha ancora detto”.

“Vogliamo il mantenimento dei posti di lavoro all’interno dell’azienda – afferma Alessandro Triggianese, segretario generale Fiom CGIL di Vercelli – Questo è un comprensorio molto importante, con aziende leader mondiali nel settore biomedicale, con un alto valore aggiunto. E’ importante che MicroPort rimanga all’interno di questo sito. I lavoratori non possono pagare per colpe non loro, legate al mercato, alla pandemia o a defezioni dell’azienda”.

Lavoratori e sindacati chiedono a gran voce un impegno concreto alle istituzioni, che nel 2019, a seguito dell’annuncio di 98 esuberi da parte di LivaNova, si erano impegnate ad aprire un tavolo permanente per il rilancio del Polo.

“Questo sito deve tornare al centro dell’attenzione delle istituzioni – prosegue Triggianese – Come parti sociali chiediamo a Regione, Provincia e sindaci della zona di impegnarsi a mantenere tutte le professionalità e l’occupazione all’interno di questo sito strategico”. Una richiesta che le istituzioni sembrano aver colto. Oltre al sindaco e vicesindaco di Saluggia, Firmino Barberis e Libero Farinelli, al presidio erano presenti i sindaci Crescentino, Cavagnolo, Fontanetto Po, Bianzè, Lamporo, il vicesindaco Franco Sandra di Livorno, e gli assessori di Rondissone, Chivasso e Verolengo “Siamo qui uniti per reclamare e difendere questo importantissimo sito industriale che dà lavoro a circa 2mila persone e sostiene l’economia della zona – commenta il primo cittadino di Crescentino Vittorio Ferrero – Come sindaci siamo uniti per chiedere immediatamente l’attivazione di un tavolo di confronto che le autorità per riprendere quel lavoro iniziato due anni fa, in modo da ridare vita e speranza a questo sito industriale”. Nella mattinata di ieri, intorno alle 10,30, il consigliere regionale Carlo Riva Vercellotti, ha poi incontrato in Comune a Saluggia le RSU MicroPort per raccogliere le loro istanze

La risposta della Regione Piemonte

L'assessore regionale al Lavoro Elena Chiorino convoca un Tavolo in Regione per il 14 marzo. Dal canto suo la Regione ha confermato il massimo impegno per scongiurare i licenziamenti e salvaguardare il patrimonio di professionalità sul territorio acquisito negli anni “Ogni crisi aziendale ci preoccupa fortemente per le ripercussioni sul piano economico locale ed evidentemente anche per il rischio occupazionale che ne consegue. Siamo consapevoli delle grandi difficoltà che in questo momento vivono i dipendenti della Microport insieme alle loro famiglie – ha dichiarato l’assessore regionale Elena Chiorino a margine dello sciopero - come Regione siamo in prima linea per garantire il massimo impegno e sostegno ai lavoratori per trovare la migliore soluzione possibile che passi attraverso dialogo tra le parti, per evitare di mettere in pericolo anche solo un posto di lavoro. Per questo motivo, non appena abbiamo ricevuto la comunicazione ufficiale del mancato accordo, abbiamo provveduto immediatamente a convocare un tavolo di procedura per il prossimo 14 marzo in Assessorato. Garantisco il massimo impegno per scongiurare i licenziamenti annunciati, valutare con l'impresa le strade percorribili e salvaguardare il patrimonio di professionalità acquisito negli anni”.

Un impegno per l’occupazione e il rilancio del sito industriale confermato anche dai consiglieri regionali Gianluca Gavazza e Carlo Riva Vercellotti, che nella mattinata di venerdì 4 marzo hanno incontrato, insieme al sindaco di Saluggia Firmino Barberis e il vicesindaco Libero Farinelli, hanno incontrato in una riunione in Comune le RSU di MicroPort. “La situazione è critica ma sono fiducioso – ha dichiarato Riva Vercellotti, Presidente della I Commissione in Consiglio Regionale, al termine dell’incontro - Abbiamo ascoltato, fatto domande, informato della data e ipotizzato alcuni scenari su cui abbiamo trovato la condivisione. Dobbiamo evitare con ogni strumento a nostra disposizione di impoverire un territorio già piegato dalla pandemia e dalla crisi economica: dietro ad ogni licenziamento c’è una famiglia, madri e padri che non possono essere lasciati soli dalle Istituzioni. Ringrazio l’assessore Elena Chiorino che si è immediatamente attivata per la convocazione delle parti in Regione.
L’auspicio è che si possano creare le condizioni, com’è stato per Livanova nel 2019, lavorando in sinergia tra territorio e Istituzioni sia per un rilancio della società e del comprensorio, sia per una ricollocazione degli esuberi a partire proprio dal comprensorio biomedicale, qualora non si riesca a convincere l’azienda a garantire l’occupazione di tutti”.

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