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Pd ed ex componenti del Cda

Trino: "Siamo preoccupati per il futuro dell'ex Ipab"

Le polemiche dopo le dimissioni del presidente Chiocchetti

Casa di riposo Trino

"Siamo preoccupati per il futuro dell’Apsp Sant’Antonio Abate". Lo afferma il segretario del circolo cittadino del Partito Democratico di Trino e Palazzolo Alessandro Demichelis.

"Alla luce delle ultime notizie riguardanti la casa di riposo cittadina che, come si può leggere nella delibera numero 28 del 5 ottobre pubblicata il 25 ottobre, ci riportano una situazione di tensione all’interno del CdA, tanto che il presidente Chiocchetti ha rassegnato le proprie dimissioni, esprimiamo la nostra preoccupazione per il futuro di un ente che è non solo importante, ma fondamentale per la cittadinanza trinese. La Rsa ha sicuramente attraversato una fase straordinaria e drammatica a causa della pandemia che, come sappiamo, ha messo in seria difficoltà tutte le strutture di ricovero e accoglienza dedicate alla terza età e si tratta ora, compatibilmente con l’evolversi del quadro sanitario, di rilanciare le attività della struttura, in modo da rendere maggiormente stabile la situazione (anche finanziaria) dell’ente e avviare una nuova stagione di servizi di qualità, come è tradizione per la struttura trinese. Sappiamo che la Regione Piemonte dovrà al più presto istituire un nuovo bando per l'individuazione di un nuovo componente del Consiglio di Amministrazione dell'ex Ipab in sostituzione del presidente dimissionario".

Demichelis aggiunge: "Viste le ultime nomine che hanno visto succedersi presidenti con risultati che per certi versi si possono definire fallimentari, da Filippini, a Paciariello fino all’epilogo di questa presidenza, auspichiamo che venga individuata una persona capace, disponibile e con una profonda conoscenza sia del caso che delle problematiche, per poter affrontare la situazione e risolvere le criticità presenti. Riteniamo inoltre che, per Trino come per tante altre Rsa piemontesi, la Regione debba invertire la rotta degli ultimi anni, aumentando i fondi a disposizione, ampliando il numero di convenzionamenti riconosciuti e utilizzando, a partire da quanto previsto dal Pnrr, tutti i fondi e gli strumenti possibili per potenziare l’assistenza e la sanità territoriali. Ribadiamo, ancora una volta, la nostra convinzione che al centro debbano esserci la qualità del servizio verso gli ospiti e la garanzia di condizioni di lavoro ottimali per chi presta servizio nella struttura. Elementi che di certo sono confliggenti con ipotesi più o meno surrettizie di assegnazione a privati dello svolgimento delle attività di cura e assistenza, cercando di risparmiare qualche soldo sulle spalle dei lavoratori. Condividiamo l’iniziativa del gruppo consigliare “Trino Futura” che ha già formalmente richiesto un incontro con il Consiglio di Amministrazione dell'ente per avere un quadro completo dell'attuale situazione, ma su questo tema che riguarda l’intera città, auspichiamo un interesse e un coinvolgimento ampio della cittadinanza".

Sul tema Apsp Sant’Antonio Abate avevano già scritto una lettera, a fine ottobre, Bruno Ferrarotti e Giovanni Tricerri, già componenti negli anni passati del Cda dell’ex Ipab: "Che un presidente di Azienda Pubblica di Servizi alla Persona (Apsp) minacci le dimissioni perché la maggioranza del consiglio d’amministrazione della stessa “azienda” non ritiene opportuno accogliere all’interno dell’ente assistenziale il “Milan club” cittadino non si era mai visto. Ebbene, è capitato a Trino lo scorso 5 ottobre perché Trino, come è noto, non è un paese normale: Trino è “uno stato d’animo” (copyright Roberto Gualino, assessore comunale) per cui può succedere di tutto. Il presidente della Apsp trinese (“Ospedale”), Maurizio Chiocchetti, patrocinatore della strabiliante iniziativa calcio-assistenziale, messo in minoranza circa “l’opportunità di concedere spazi di proprietà dell’Ente ad una associazione privata di commercianti locali” e, tramite essa, ad “un gruppo di supporter di una squadra di calcio per farne la sede del proprio club”, non ha avuto esitazioni e ha dichiarato: “sono pronto, a partire dalla giornata di domani 6 ottobre, a rassegnare le dimissioni” (il virgolettato è tratto dalla deliberazione CdA n. 28-5.10.2021, resa pubblica il giorno 25). Speriamo che le dimissioni siano state date (così è avvenuto -ndr), ma soprattutto accettate per una considerazione fatta dallo stesso presidente a giustificazione della “concessione in comodato d’uso gratuito” dei locali dell’ex farmacia: “l’inesistenza di alcun progetto di destinazione socio assistenziale degli stessi”. Ed è proprio questo il punto più preoccupante e significativo della vicenda (di per sé ridicola e surreale) che evidenzia l’inadeguatezza presidenziale: la mancanza di una qualsiasi idea progettuale per rilanciare l’APSP sotto il profilo socio-sanitario e al tempo stesso edilizio, a dispetto delle linee di indirizzo date dalla maggioranza del Consiglio Comunale di Trino con l’atto n. 18-30 aprile 2019 (tra le altre la “valorizzazione del patrimonio”)".

Nella lettera Ferrarotti e Tricerri proseguono: "Cosa si vuol fare, in merito al recupero e alla ristrutturazione immobiliare, sugli ex "locali delle suore", sugli ex "locali della lavanderia e stireria", sullo stabile prospiciente vicolo Bonza e naturalmente sui "locali dell’ex farmacia"? Si pensa ad una nuova dislocazione e organizzazione ambientale per i 20 posti della casa di riposo per anziani autosufficienti, riprogettando gli spazi attuali per un nucleo Alzheimer da 10 posti letto? Sempre rispetto agli interventi di recupero architettonico, e nel caso specifico culturale, cosa si intende fare (analogamente a quanto pensato per la chiesa dell’Orazione e Morte) sulla chiesa di san Lorenzo, di proprietà della stessa Apsp, per renderla decorosa (i piccioni non sono l’unico problema) e fruibile per eventi religiosi e artistici? Sul piano dell’organizzazione socio-assistenziale cosa si è fatto, come chiesto dal Consiglio Comunale, per “l’aumento dei posti letto in convenzionamento con la competente Asl al fine del perseguimento della finalità primaria di contenimento delle rette” e, diciamo noi, della criticità del bilancio finanziario (valore medio di produzione) aziendale? Cosa è stato fatto per definire un realistico fabbisogno complessivo di personale necessario all’attivazione e alla gestione diretta e interna di tutti i servizi della nuova Apsp: amministrativo, assistenza di base (medica, infermieristica, tutelare), ristorazione, fisioterapico, animazione socio-educativa, manutenzione, pulizie, lavaggio biancheria piana e personale? Programmazione tanto più strategica se si deve, come sarebbe opportuno e utile, riproporre la "continuità assistenziale a valenza sanitaria" abbandonata per mancanza di requisiti organizzativi? O pensa, il presidente, di esternalizzare la gran parte dei servizi appaltando, da subito, la complessiva gestione dei nuclei di residenza protetta (80 posti letto) mascherando, di fatto, una privatizzazione dell’APSP? Ci sarebbe poi molto altro da dire, in particolare sulla qualità del lavoro assistenziale e sulla conseguente efficienza operativa del personale in relazione alla "soddisfazione" del ricoverato: sarebbe utile poterne discutere in un confronto pubblico con il CdA dell’Apsp. C’è quindi bisogno di un CdA che sappia lavorare quotidianamente, alacremente e concretamente al governo dell’Apsp (quante ore al giorno i consiglieri e il presidente dedicano, in sede e fuori sede, al loro mandato amministrativo?) per una prospettiva assistenziale e socio-sanitaria che tuteli davvero sia sul piano scientifico sia su quello economico gli anziani cronici non autosufficienti e le loro famiglie. Altro che perdere del tempo con il “Milan club”".

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