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Lettera alla Regione Piemonte

Inceneritore a Cavaglià: 29 sindaci per il fronte del no

Manca solo la firma del Comune scelto per il progetto

Cavaglià polo tecnologico

Il polo tecnologico di Cavaglià dove si trovano gli impianti di A2A per il trattamento dei rifiuti e dove si intende realizzare l'inceneritore

Il fronte del no all'inceneritore di Cavaglià “arruola” 29 fasce tricolori. Pressoché tutti i sindaci del territorio circostante tra biellese, vercellese e canavese hanno sottoscritto una lettera che chiede l'intervento delle istituzioni. Il documento, promosso dal primo cittadino di Alice Castello Luigi Bondonno, è indirizzato ad Alberto Cirio ed Andrea Marnati, rispettivamente governatore e assessore all'ambiente della Regione, nonché ai presidenti delle Province di Biella e Vercelli, Gianluca Foglia Barbisin ed Eraldo Botta.

Per arrivare a 30, e fare quindi “cifra tonda”, mancherebbe una sola firma: quella di Cavaglià, proprio il Comune destinato a ospitare l'impianto proposto dalla società A2A. Al momento però l'amministrazione non si esprime. “Pur nella consapevolezza degli eventuali rischi, si riserva di assumere una posizione definitiva a breve – riferisce il sindaco di Alice Castello - A tale scopo ha avviato un tavolo di confronto con alcuni professionisti in ambito amministrativo, giuridico, scientifico ed urbanistico, così da poter esprimere un giudizio non solo politico ma anche tecnico”.
Del resto questi due temi, tecnica e politica, sono nettamente distinti all'interno della lettera. “Non ci troviamo a discutere della bontà di un progetto - si legge infatti nel documento – Ma ora è un nostro diritto chiedere che le istituzioni abbiano il coraggio di identificare aree su cui realizzare impianti di trattamento rifiuti, escludendo la Valle Dora”. I sindaci evidenziano a proposito l'”alto rischio ambientale rappresentato dalla presenza di milioni di metri cubi di rifiuti stoccati nelle ex cave di ghiaia”. Quindi sottolineano: “dato che è logico pensare che nessun impianto che brucia spazzatura possa escludere un pericolo a priori, affiancare due fattori così rilevanti di rischio sarebbe da irresponsabili”.

A sostegno di ciò i sindaci ricordano la visita di quasi tre anni fa della Commissione per le Petizioni del Parlamento Europeo, che raccomandò di redigere un piano a livello regionale “per la bonifica, il recupero strutturale e la salvaguardia del territorio” .
Ma questo, affermano i firmatari, è in netto contrasto con l’ipotesi di un nuovo inceneritore. “Siamo consapevoli del fatto che il Piemonte non è autosufficiente a trattare e smaltire i propri rifiuti – riconoscono i primi cittadini - Ma è imprescindibile che la Regione in sinergia con le Province individui 'aree idonee' e 'aree inidonee' alla realizzazione di impianti di trattamento rifiuti, al fine di evitare che le scelte ricadano su meri interessi imprenditoriali privati”.
I Comuni che hanno aderito all'iniziativa sono Alice Castello, Balocco, Bianzè, Borgo d’Ale, Buronzo, Carisio, Cigliano, Crova, Livorno Ferraris, Moncrivello, Ronsecco, Salasco, Santhià e Tronzano in provincia di Vercelli; Cerrione, Dorzano, Roppolo, Salussola, Viverone e Zimone in provincia di Biella; Azeglio, Burolo, Cossano Canavese, Maglione, Mazzè, Piverone, Vestignè, Villareggia e Vische in provincia di Torino. 

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