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Lega abolizione caccia

Borgo Vercelli: bocconi avvelenati in campagna

Un cane che li ha ingeriti è salvo per miracolo

cane

Bocconi avvelenati nelle campagne di Borgo Vercelli. Cane salvo per miracolo.

Nei giorni scorsi è tornata ai clamori della cronaca la malsana abitudine di spargere veleno in aperta campagna. Una pratica purtroppo ancora diffusa un po’ ovunque e che, a discapito di quanto si possa pensare, non è solo illegale ma si configura come reato. L’art 544 bis del codice penale recita: “Chiunque per crudeltà e senza necessità cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da 4 mesi a due anni”. "Il fatto che tali prodotti siano facilmente reperibili, forse per alcune persone rappresenta un via libera ad un uso indiscriminato ma non è cosi: sono veleni pericolosi sia per le persone che per gli animali", esordisce Linda Filippini della Lega Abolizione Caccia. Il cane che ha ingerito le esche disseminate a Borgo Vercelli è vivo solo grazie alla prontezza dei padroni che lo hanno portato immediatamente dal veterinario. Qui il professionista ha somministrato una iniezione all’animale che prontamente ha espulso diverse esche topicide. "I bocconi o le esche  possono essere ingeriti da numerosi animali oltre a quelli d’affezione - prosegue Filippini - Teniamo conto che esiste anche la fauna selvatica sia in campagna che in città, ed è protetta dalla legge 157 sulla caccia. Il veleno è letale per tutti dato che agisce neutralizzando la vitamina K nell’organismo, che venendo a mancare nel sistema circolatorio riduce la coagulazione del sangue provocando emorragie interne e la morte".

Dell’episodio è stato messo al corrente anche il sindaco Mario Demagistri. "La vicenda del cane che ha ingerito alcune esche avvelenate nella zona del Rio Sesiella ha colpito molto la gente - afferma - Probabilmente si trattava di esche per i topi che ignoti hanno disseminato libere in quella zona, forse per fronteggiare l’emergenza delle nutrie, non credo proprio per contrastare la presenza dei topi in aperta campagna". E precisa: "Queste esche devono però essere posizionate in gabbiette. In sostanza sono un tubo quadrato di pochi centimetri adatto a far passare il topo che attirato dall’esca riesce ad entrarci e la mangia". Di diverso avviso la Lac: "Qui il punto non è capire a cosa servissero quelle esche. Il presupposto è che lì non doveva esserci del veleno. Basta trincerarsi dietro al fatto che le nutrie recano danni per giustificare l’uso di esche. Al posto del cane poteva esserci un bambino". La legge prevede che il Comune debba provvedere alla bonifica dell’area. "Purtroppo non è semplice tenere a bada tutto il territorio: invito i padroni di cani a tenerli al guinzaglio e a stare attenti. Risalire a chi abbia sparso queste esche è improbabile, si può fare una denuncia contro ignoti, nulla più. Per la bonifica mi spiace ma il nostro Comune non ha i mezzi per farla, né umani, né economici", conclude Demagistri. "Sarebbe ora di mettere a bilancio più soldi per gli animali visto che quando si tratta di lotta a piccioni o cinghiali poi i fondi si trovano. I cittadini sono invitati a denunciare tali episodi alle guardie zoofile, sarà nostra cura fare le indagini del caso", conclude Filippini.

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