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PERCORSI DI CRESCITA

Tempo di valutazione

A volte i voti sono "pericolosi" se non se ne comprende il contesto

Pagella

Tra pochi giorni terminerà quest'anno scolastico singolare, difficile e  che rimarrà impresso per sempre nella memoria dei nostri bambini e di genitori e insegnanti.

E, come di prassi, pochi giorni dopo il termine delle attività didattiche i nostri bambini riceveranno la scheda di valutazione, quella che un tempo chiamavamo pagella e che suscitava preoccupazione per poter scoprire quali voti si fossero ricevuti. Preoccupazione e al tempo stesso competizione ancora oggi, perché ci si chiede che voto abbia preso il vicino di  banco o il compagno più bravo della classe. Da insegnante sottolineo il fatto che non c'è nulla di più “antipatico” che attribuire un voto ai bambini (da quest'anno alla scuola primaria non ci sono più i voti numerici ma giudizi e livelli di competenza). E' antipatico nella misura in cui può succedere che gli alunni si avvicinino alle materie e allo studio solo ed esclusivamente con l'unico obiettivo di rimediare almeno la sufficienza. Stando così le cose, il desiderio della conoscenza, la passione per la scoperta, l'interesse verso ciò che dovrebbe fornire gli strumenti necessari per potersi adattare funzionalmente alla realtà passano in secondo piano.

I ragazzini talvolta non riescono a comprendere che il voto si riferisce a una particolare prestazione o compito che devono rimanere circoscritti e invece succede che si identifichino col voto, credono che il voto definisca la loro persona. Di conseguenza bastano pochi giudizi negativi per far sì che quel voto diventi la loro identità; i voti allora diventano macigni pesantissimi che condizionano fortemente la vita dei ragazzi. E invece un voto, una valutazione sono tali e tali devono restare ad avviso di chi scrive, di certo non definiscono il valore di un bambino e di un ragazzino. E i voti sono pericolosi anche per i genitori in quanto se quelli positivi producono aspettative elevate e talvolta addirittura irrealistiche per cui destinate a non essere sempre raggiunte e quindi a  generare frustrazione, quelli negativi hanno come conseguenza due effetti diversi: o una reazione protettiva nei confronti del figlio che porta ad addossare colpe alla scuola vista come l'istituzione che  non capisce il ragazzino che ha dinanzi, o una reazione aggressiva nei riguardi del figlio. In entrambi i casi c'è sofferenza. La scuola deve aprire orizzonti, allargare i confini della mente, accendere la passione per lo studio, coltivare i talenti, valorizzare le differenze e non deve invece incasellare in un'etichetta un bambino o un ragazzo. Ultimo punto ma non  in ordine di importanza: sarebbe opportuno evitare di creare competizione in classe favorendo invece la creazione di un clima di collaborazione attiva.

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