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Percorsi di crescita

Giù le mani dalle fiabe!

Il bacio del principe ed il suo significato nel mondo dell'infanzia

Biancaneve

“E se Biancaneve non avesse voluto quel bacio?".

Questa la domanda posta da due giornaliste del SfGate online, che ha generato subito polemiche e un dibattito dapprima negli Stati Uniti e successivamente a livello internazionale. Chissà cosa avrebbero risposto i fratelli Grimm, autori della fiaba. Quello che è certo e, nel contempo, incredibile a dirsi, è il fatto che ci stiamo dimenticando di cosa sia l'infanzia, non ci ricordiamo  che i bambini vivono di pensiero magico e la realtà che essi percepiscono e vivono non rientra affatto nelle categorie del pensiero adulto. Il bacio del principe è un bacio che salva, una sorta di respirazione bocca a bocca. Dovremmo imparare a non applicare le regole e il pensiero del mondo adulto al mondo dei bambini perché il loro è un mondo magico, in cui si gioca, si sogna, si immagina e si spera, applicando invece queste rigide categorie del mondo adulto il simbolico, così importante per la crescita, viene distrutto. Il bacio del principe non è a Biancaneve ma per Biancaneve e non è il caso di trasformare un gesto bellissimo, di salvezza in un dibattito fintamente ideologico.

Nelle fiabe si entra in punta di piedi e con uno sguardo differente rispetto a quello che usiamo per leggere il reale, sappiamo fin da piccoli che quella è fantasia e non realtà, “tanto è solo una fiaba!”, lo  affermano i bambini stessi. Tuttavia, pur essendo “solo una fiaba”, essa costituisce un mezzo  fondamentale che aiuta il bambino a scoprire il proprio mondo interiore e  le proprie emozioni avvalendosi di una modalità leggera, a volte giocosa che lo aiuta a comprendere i sentimenti, anche quelli più complessi. Proprio attraverso l'identificazione con i protagonisti il bambino impara ad accettare la diversità, le regole, l'empatia. Le fiabe affascinano da sempre ogni bambino, a qualsiasi latitudine e non è affatto un caso che  l'uomo racconti storie ai propri figli sin da quando ha fatto la sua comparsa. Leggere una fiaba al proprio figlio è un momento speciale, con un che di magico e crea o rafforza un legame unico tra chi legge e chi ascolta; per tanti è un rituale che si ripete ogni sera prima di addormentarsi.

La sera è per molti bambini, soprattutto quelli più piccoli, un momento delicato in quanto il momento della nanna, che è momento di abbandono e distacco dai genitori, può creare ansia da separazione. La fiaba allora viene in aiuto poiché contribuisce a superare  questi piccoli ostacoli che sono parte del processo di crescita che ogni bambino affronta. La fiaba riveste inoltre anche una funzione educativa in quanto costituisce un esercizio mentale per gli ascoltatori, leggerle fin dai primi mesi di vita migliora le capacità cognitive, la padronanza del lessico. Immedesimandosi poi nelle situazioni e nei personaggi il bambino sviluppa flessibilità mentale e impara ad accettare il diverso; apprende nuovi vocaboli, tempi verbali e modalità narrative. Difendiamo i bambini e il loro diritto a conoscere ciò che  è importante e adatto a loro e non trasformiamoli in automi  pronti ad aderire a bizzarrie  ideologiche di adulti che non hanno alcuna conoscenza del mondo dei bambini. 

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