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Percorsi di crescita

L'infanzia al tempo del Covid

Tensione, irritabilità, ansia e preoccupazione sono aumentati

Covid bambino

A distanza di un anno dall'arrivo del Covid che ci ha colti alla sprovvista, lasciandoci spiazzati e privandoci dei nostri riferimenti, delle nostre abitudini, togliendoci le nostre certezze e mettendoci faccia a faccia con le nostre paure.

Un vero e proprio tsunami che ha investito le nostre esistenze, ci ha spinto a profonde riflessioni sulle priorità della vita, ci ha distanziati facendoci comprendere l'importanza di piccoli gesti, ha rivoluzionato il nostro modo di lavorare. Per i bambini è stata un'esperienza destabilizzante poiché ha comportato una serie di cambiamenti nella loro routine e nelle loro abitudini e ha spezzato ritmi di vita e, soprattutto, relazioni. I bambini si sono sentiti e tuttora si sentono imprigionati fra le mura di casa presi dal desiderio costante e dal bisogno di potersi muovere, di guardarsi intorno, di scoprire cose nuove. Si sono ritrovati a vivere quotidianamente gli stessi spazi, a fare le stesse cose, a guardare gli stessi programmi televisivi e questo forse più per la necessità di riempire un vuoto che perché realmente coinvolti. Lo stare rinchiusi in casa ha aumentato il loro bisogno fisiologico di movimento e, conseguentemente, ha esasperato il loro bisogno di scaricare energia che è sfociato in maggiore tensione e irritabilità, frequenti risvegli notturni o difficoltà di addormentamento, frenesia, difficoltà di attenzione e di  concentrazione.

Il ritorno alla normalità, con la riapertura delle scuole, ha rappresentato una sfida  e delle reazioni importanti. I nostri  piccoli si sono confrontati infatti con una nuova distanza relazionale e situazionale, col senso di perdita dovuto ai necessari limiti e al distanziamento. A partire da questo nuovo contesto, ci sono molti ricercatori che stanno effettuando studi per documentare le condizioni psicologiche dei figli e dei genitori durante questi mesi di limitazioni e restrizioni. Per una ricerca recente, ad opera di alcuni studiosi italiani e spagnoli: Orgiles, Morales e Delvecchio, sono stati intervistati 1143 genitori con figli di età compresa tra i 3 e i 18 anni per andare a verificare e mettere in evidenza quali cambiamenti emotivi e comportamentali si sono maggiormente riscontrati dopo il lockdown. L'85% dei genitori ha osservato nei figli  difficoltà di concentrazione, noia, irritabilità, ansia, preoccupazione e senso di solitudine. Secondo quanto affermato dai genitori, questi bambini sembrano essere affetti da disturbi del sonno, comportamenti aggressivi e in alcuni casi anche regressivi. Segnali quindi di un evidente disagio e malessere che probabilmente possono essere messi in relazione col clima di tensione attuale. Questa è la realtà! Allora diventa importante in primo luogo chiedersi cosa fare. Sicuramente è molto utile, in primo luogo, riconoscere che la paura non è il panico e che la preoccupazione non è l'angoscia.

I bambini avvertono tutto ed è nostro precipuo dovere  aiutarli a comprendere quello che è successo e che, purtroppo, ancora succede. Bisogna saper diventare strumenti attraverso cui i nostri figli sappiano bilanciare e differenziare il proprio tempo e le emozioni che provano percependo che se non sono soli, se c'è un altro al loro fianco, un adulto che li ama e li comprende, non cadranno. Verbalizzare la paura aiuta: tutti abbiamo paura ma non dobbiamo farci sopraffare dal panico e dall'angoscia; dobbiamo avere coraggio e spetta a noi genitori essere da esempio in questo senso e divenire dei modelli per loro. E per essere modelli,  dobbiamo mostrare sia la nostra forza sia la nostra parte più vulnerabile con filtri opportuni per non spaventarli e per risultare autentici. Viene qui in nostro soccorso  la resilienza, cioè la capacità di affrontare momenti difficili senza farci travolgere, trovando soluzioni, fronteggiando le situazioni per vivere in minima quantità lo stress. Proviamo a distaccarci per un attimo da noi stessi e dai nostri sentimenti per riflettere e calarci nell'esperienza dei nostri figli, solo in questo modo potremo comprendere totalmente ciò che provano ed essere di aiuto.

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