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Pagliacci nel cuore

La vivacità e l'allegria della dottoressa Girasole

"Quel naso rosso e quel camice travolgono di emozioni"

Dottoressa Girasole

La dottoressa Girasole

Per noi è un piacere poterci far conoscere, ancor di più, dalla nostra amata città di Vercelli, quindi ringraziamo il giornale La Sesia per averci dato questa possibilità. La nostra associazione di volontariato vercellese è “Pagliacci nel cuore” e si occupa di clownterapia. E’ nata il 7 gennaio 2014 per la volontà di sette fondatori, ad oggi di questi ne è rimasto attivo solo uno. Oggi fanno parte dell’associazione 25 clown, e periodicamente vengono fatti dei corsi di formazione dedicati alle persone che vogliono diventare clown in corsia e far parte del nostro gruppo. Il corso 2020 è stato rinviato a data da definirsi causa Covid. Parte del nostro tempo libero lo impieghiamo andando nelle corsie dell’ospedale Sant’Andrea di Vercelli, nelle case di riposo, strutture per disabili e case famiglia. Partecipiamo agli eventi cittadini e ne organizziamo altri per creare momenti di ritrovo e per raccogliere fondi in modo da poter fare, a nostra volta, varie donazioni. Questa rubrica vi permetterà di conoscere meglio alcuni dei clown che fanno parte del gruppo e di conoscere le loro esperienze, il loro pensiero sul volontariato e tutto quello che avranno voglia di raccontarci. 
La settima puntata è dedicata alla dottoressa Girasole.

Dottoressa Girasole è il mio nome clown. Non è uno pseudonimo casuale, ma è stato scelto perché simboleggia la solarità, la vivacità e l'allegria. Proprio quella che noi volontari cerchiamo di portare a chi più ne ha bisogno. Io sono Maria Vittoria e ho iniziato l’esperienza di volontariato con i Pagliacci nel cuore per caso: quattro anni fa ho visto un volantino dell’associazione e ho deciso di partecipare all’open-day e al corso di formazione.
Inizialmente mi ero domandata se potessi essere portata; nonostante la mia riservatezza e nonostante il mio essere a volte “di poche parole”. Ma con il tempo e attraverso le diverse uscite in corsia ho imparato che, talvolta o (forse) spesso, tante parole non servono: l’importante è esserci e trasmettere in qualche modo la nostra vicinanza. Tra le esperienze più significative ricordo quelle con i bambini del reparto di Pediatria: quando entriamo nelle stanze siamo travolti dalla loro e dalla nostra empatia, riempiamo la camera di bolle di sapone e facciamo qualche battuta per far vivere ai piccoli un attimo di spensieratezza. E’ allora che sentiamo di aver fatto qualcosa di buono. Scrivo al plurale perché quando facciamo un’uscita non siamo e non ci sentiamo mai soli. Infatti, il gruppo è importante e sappiamo accettarci e riconoscerci nonostante le diversità di ognuno. Ogni volta quel “naso rosso e quel camice” travolgono di emozioni.

Maria Vittoria

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