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Pagliacci nel cuore

L'esperienza della dottoressa Doremi

Luciana è dal 2017 una volontaria tra le corsie

Pagliacci nel cuore

La dottoressa Doremi

Per noi è un piacere poterci far conoscere, ancor di più, dalla nostra amata città di Vercelli, quindi ringraziamo il giornale La Sesia per averci dato questa possibilità. La nostra associazione di volontariato vercellese è “Pagliacci nel cuore” e si occupa di clownterapia. E’ nata il 7 gennaio 2014 per la volontà di sette fondatori, ad oggi di questi ne è rimasto attivo solo uno. Oggi fanno parte dell’associazione 25 clown, e periodicamente vengono fatti dei corsi di formazione dedicati alle persone che vogliono diventare clown in corsia e far parte del nostro gruppo. Il corso 2020 è stato rinviato a data da definirsi causa Covid. Parte del nostro tempo libero lo impieghiamo andando nelle corsie dell’ospedale Sant’Andrea di Vercelli, nelle case di riposo, strutture per disabili e case famiglia. Partecipiamo agli eventi cittadini e ne organizziamo altri per creare momenti di ritrovo e per raccogliere fondi in modo da poter fare, a nostra volta, varie donazioni. Questa rubrica vi permetterà di conoscere meglio alcuni dei clown che fanno parte del gruppo e di conoscere le loro esperienze, il loro pensiero sul volontariato e tutto quello che avranno voglia di raccontarci. 
La terza puntata è dedicata alla dottoressa Doremi.

Mi presento: sono la” dottoressa” Doremi e dal 2017 sono un Pagliaccio nel cuore. Tutto è cominciato quando un giorno, per caso, un’amica che faceva già parte dell’Associazione “Pagliacci nel cuore” mi ha detto:” Perché non vieni anche tu? Stiamo per iniziare un nuovo corso di formazione, ti piacerà”. Aveva ragione! Le giornate dedicate alla formazione sono state dense di emozioni, di abbracci, di lacrime … perfetti sconosciuti che non avevano paura di mostrare le proprie fragilità, il proprio vissuto  confrontandosi con gli altri partecipanti: ne conservo anche oggi un ricordo bellissimo. Poi è iniziato il cammino: un po’ d’ansia, il timore di non riuscire a trovare le parole giuste in situazioni delicate, molto spesso dolorose, di sofferenza, di abbandono soprattutto incontrando le persone più anziane; ad ogni uscita in ospedale o in casa di riposo, ritornavo a casa con un carico emotivo che all’inizio mi faceva dubitare sulla possibilità di continuare, ma poi ogni incontro è diventato un’occasione di ricevere emozioni, racconti di vita vissuta, sorrisi e parole che scaldano il cuore. Allora ho pensato che forse potevo davvero fare qualcosa nel mio piccolo, entrando in punta di piedi nella vita delle persone portando un saluto, un sorriso, una battuta, o anche solo il silenzio, quando era più importante ascoltare che parlare. Quando entriamo in una stanza d’ospedale, con il nostro abbigliamento coloratissimo, i palloncini (per cui sono totalmente negata!) o i giochi per i bimbi e vediamo che le persone ci accolgono quasi come se ci aspettassero, penso che se ho potuto anche per un breve momento, rallegrare un malato, consolare un familiare o  regalare un sorriso ad un bimbo o una carezza ad una persona anziana il mio impegno non è stato inutile.

A volte non è facile ascoltare i racconti delle persone che incontriamo, mentre in alcuni casi c’è chi non ha assolutamente voglia di parlare e si percepisce chiaramente il fastidio; ma un Clown non si arrende facilmente perché spesso,  dietro un’apparenza burbera si nasconde un cuore che aspetta solo di potersi aprire: una volta trovata la strada giusta, il difficile è andare via….Un volontario è una persona fortunata perché riceve molto più di quello che può dare, in termini di umanità, di accoglienza, di condivisione. Credo che, ognuno per quello per cui si sente più portato, dovrebbe almeno una volta nella propria vita, provare ad esserlo. Questa terribile pandemia ha privato tutti noi di qualcosa: affetti, libertà, vita sociale… A noi ha tolto la possibilità di frequentare l’ospedale, le case di riposo, le case famiglia tranne che per brevi momenti in occasione delle festività o per donazioni; ci manca quel piccolo naso rosso che accende le nostre uscite, ci mancano gli abbracci, i sorrisi nascosti dalle mascherine. Torneremo presto, questa è la  speranza, a portare la nostra allegra confusione a chi ha voglia di incontrarci e magari di unirsi a noi in questa esperienza così speciale. A presto, Luciana.

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