cerca

Lions Club Valsesia

L'intervento dell'infettivologo Silvio Borrè sulla lotta al Covid

"Ci rivediamo alla prossima pandemia, speriamo il più remota possibile"

L'intervento dell'infettivologo Silvio Borrè sulla lotta al Covid

Il Lions Club Valsesia propone ai soci sempre serate con argomenti di attualità, trattati da relatori competenti. Silvio Borrè, direttore della Struttura complessa di Malattie Infettive dell'Asl di Vercelli, nonché promotore della sperimentazione vaccinale Reithera, ha parlato della lotta alla pandemia da Covid 19.

Al dottor Borre’ molti pazienti devono la vita: l’incontro è stato condotto con grande chiarezza narrativa, ma soprattutto nell’esposizione si avvertiva una forte carica umana. Nel 2020, di fronte alla pandemia dagli effetti devastanti, l’atteggiamento di chi doveva affrontarla non è stato dissimile da quello descritto da Tucidide di fronte alla peste di Atene nel 430 a.C.: i medici non erano in grado di combatterla, perché non la conoscevano. Gli esiti delle autopsie di Bergamo, ha spiegato il Dottor Borrè, rivelarono una serie di microtrombi, chiusura dei vasi cardiaci, cerebrali, che avevano portato a morte i pazienti. Di quei drammatici giorni, ricorda i dubbi nel gestire l’ondata di persone che arrivava in ospedale: “Furono momenti terribili dal punto di vista professionale e umano, le persone che ci chiedevano di tener loro una mano. Oggi per fortuna i ricoveri per Covid riguardano soprattutto persone in età avanzata, non vaccinati: purtroppo quando arrivano non ci sono molti strumenti per aiutarli”.

All’arrivo della malattia cosa si è fatto? “Sono state adottate le stesse misure del primo ghetto per le malattie infettive, istituito a Venezia nel 1848 per arginare il diffondersi della peste, in cui furono nominati tre tutori della salute pubblica, richiamati i medici fuggiti per paura del contagio, vietati gli assembramenti, bloccati uomini e mercanzie per terra e per mare: fu istituito quello che fu chiamato lockdown. Nella città lagunare ci si proteggeva dalla “mala aria” tenendo sulla bocca e sul naso un specie di lungo becco, analogo alle nostre mascherine”.

La pericolosità del Covid sta nel fatto che si tratta di un virus che si trasmette per via respiratoria e tutti respiriamo. I sintomi post Covid sono visibili negli organi colpiti: “Ad esempio il polmone rimane fibrotico dopo l’infezione, un’insufficienza renale può peggiorare, può esserci un peggioramento della vascolarizzazione, inoltre l’impatto con la malattia può generare incubi, insonnia”. Borre’ ha parlato del casco come di uno strumento indispensabile per aiutare i pazienti, ma è facile anche intuire la sofferenza che ha generato: “Stringeva il collo giorno e notte, il paziente avvertiva un rumore rimbombante causato dall’aria, la nutrizione avveniva per via venosa, era impossibile comunicare, si perdeva la coscienza del giorno e della notte”.

Nella fascia infantile non ci sono stati problemi: pochissimi bambini sono morti per la malattia: a metà dicembre i vaccinati erano il 40%, la terza ondata si è diffusa soprattutto tra i bambini, quindi circa il 30% è coperto dall’aver contratto la malattia.
Nei laboratori di Reithera, la società biotech farmaceutica che ha sede a Pomezia, nel Tecnopolo di Castel Romano, alle porte della capitale, era stata brevettata una nuova piattaforma vaccinale basata su vettori adenovirali derivati dal gorilla, l’azienda avrebbe dovuto produrre il farmaco anti Covid, Grad-Cov2 come risposta italiana alle big pharma.

Nell’Asl Vercelli settantadue pazienti si sono sottoposti alla vaccinazione con Reithera: i sintomi post vaccino sono stati analoghi a quelli che si sono manifestati con gli altri vaccini: “Nei giovani i sintomi sono stati più evidenti perché, per fortuna, il sistema immunitario è vigile, orientato e scatta subito: la febbre è un’espressione dell’efficacia vaccinale”.

Joshua Lederberg – che fu tra i più autorevoli scienziati del Novecento per i suoi studi di genetica, biologia molecolare e biotecnologie, premio Nobel per la medicina nel 1958 - scrisse che i microbi rimarranno i nostri maggiori avversari per il dominio del pianeta: “Noi siamo il 5% della biomassa terrestre, il 60% è dovuto al mondo dei microbi, di questi ne conosciamo il 10%: tutti gli altri “sono in carriera”, nel 2030 – 2035 si prevede che la prima causa di morte nei paesi industrializzati sarà dovuta a batteri che non reagiscono più agli antibiotici”.
L’ironica chiusura del Dottor Borre’ è stata: “Ci rivediamo alla prossima pandemia, che ci auguriamo il più remota possibile”.

Piera Mazzone

Commenti

Condividi le tue opinioni su La Sesia

Caratteri rimanenti: 1500