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I segreti di Internet

Quando i segreti si portavano nella tomba

Le password degli account e i diritti degli eredi

Homer

Una volta (bei tempi!) i segreti, tutti i segreti, ce li si portava nella tomba, con buona pace di tutti coloro che, amici o nemici che fossero, restavano con l'amaro in bocca per non essere riusciti ad avere dal caro estinto questa o quella confessione, questo o quello scritto, questa o quella combinazione.

Del resto una volta i propri segreti li si affidava di solito a diari, che venivano quasi sempre custoditi in casseforti (tenute chissà dove) o abilmente nascosti in qualche doppiofondo ...o a volte anche bruciati negli ultimi attimi di vita, facendoli sparire per sempre. Poi sono arrivati i Pc, i floppy disk, le chiavette Usb, i tablet, i profili social e da ultimo gli archivi nella nuvoletta del cloud, e tutti noi ci siamo abituati a digitalizzare i nostri segreti, con la relativa certezza che fosse sufficiente una semplicissima password a custodirli da occhi e orecchie indiscrete (...anche le registrazioni e i file audio e video posso contenere segreti). Diciamo inoltre che finché siamo in vita, possiamo tranquillamente vigilare sul fatto che i ficcanaso, di qualsiasi genere e grado di parentela siano, possano andare a scoprire i nostri documenti riservati. I problemi però iniziano dal giorno in cui si inizia a parlare di noi al passato perché, come vedremo, i tribunali non sono proprio così propensi a considerare i segreti personali come qualcosa di assolutamente eterno, intangibile e inviolabile. La logica in punto a diritto sulla questione è molto semplice: gli eredi subentrano in tutto, ma proprio tutto, quello che era il patrimonio del defunto, nonché in quelle che erano le sue posizioni personali. Tradotto in un italiano più semplice: gli eredi hanno il diritto di conoscere i segreti del loro caro estinto. 

Vediamo che cosa è successo questa estate a Milano. Voleva (la moglie superstite) avere accesso alle password degli account e dell'I-Cloud del marito defunto perché convinta di trovarvi (almeno a suo dire!) eventuali pensieri e lettere di addio. La suddetta pertanto, munita di certificato di morte e di atto notorio, ha avanzato la richiesta ai vari social media e ad Apple, presso cui il marito aveva degli account, il permesso per accedere agli stessi. Vistasi rifiutare quanto richiesto, ha pensato bene di rivolgersi al tribunale. Il Tribunale di Milano ha autorizzato la stessa a entrare in possesso dei beni digitali del deceduto ...password comprese. La sentenza quindi ha consegnato alla moglie le chiavi d'accesso alla vita virtuale del marito, alimentando anche in Italia il dibattito sulla cosiddetta eredità digitale, e sulla sua convivenza con il diritto alla privacy, che nel mondo va avanti ormai già da qualche anno (...vero è che in ogni caso con la morte si perdono tutti i diritti, compreso quello alla privacy e alla riservatezza).

Gli americani, che in queste cose sono sempre dieci anni avanti a tutti, hanno già da tempo hanno affrontato e risolto la tematica. Risale infatti a circa dieci anni fa la sentenza della Corte Suprema del Massachusetts a favore dei famigliari di una persona deceduta, che avevano chiesto invano di poter accedere alla sua casella email alla ricerca di eventuali comunicazioni testamentarie. Grande risonanza ha avuto anche il caso che in Germania ha visto contrapposti Facebook a due genitori, intenzionati a far luce sulla morte sotto un treno della metropolitana della figlia quindicenne. La vicenda si è conclusa dopo tre gradi di giudizio, quando la Corte Suprema ha stabilito che il contenuto dell'account di Facebook ha sì natura personale, ma non vi è motivo per escluderne il trasferimento agli eredi. La ritrosia delle grandi Big Tech della Rete a fornire l'accesso ai dati dei defunti in loro possesso ha determinato il sorgere di una serie di contenziosi anche in Italia.

La prima sentenza risale all'inizio del 2021, quando il Tribunale civile di Milano ha ordinato ad Apple di fornire ai genitori di un ragazzo, morto in un incidente stradale, il recupero dai suoi account dei contenuti digitali del suo telefonino. Analoga decisione è stata adottata nel novembre 2021 dal tribunale di Bologna, che ha ordinato ad Apple l'accesso ai dati personale contenuti nello smartphone del figlio deceduto. “(...) ricordatevi che i dati contenuti nei nostri account possano entrare a far parte dell'eredità, al pari delle lettere o delle fotografie custodite gelosamente nei cassetti delle nostre scrivanie – spiega Marco Meliti, avvocato esperto del settore, senza dimenticare di specificare tuttavia che – una volta ottenute le chiavi di accesso si entra in possesso in maniera indiscriminata di tutto quanto custodito nell'account. Compresi i segreti, se ce ne sono, che ciascuno di noi potrebbe voler portare nella tomba. Un vero e proprio caos virtuale che rischia di travolgere anche i diritti fondamentali.

Alla luce delle nuove tendenze del diritto, potrebbe ritornare prepotentemente attuale il passo de “Il testamento” del mai abbastanza compianto Fabrizio De André, in cui il poeta canta: 
Quando la morte mi chiamerà
Forse qualcuno protesterà
Dopo aver letto nel testamento
Quel che gli lascio in eredità
Non maleditemi non serve a niente
Tanto all'inferno ci sarò già...

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