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No, oggi non parleremo del film del 1973 di Norman Jewison (trasposizione sul grande schermo del musical omonimo di Tim Rice), bensì della rappresentazione della vita di Gesù al passo con i tempi e, visti i tempi per l'appunto, non poteva che essere all'interno di un videogame.

Naturalmente, per far fronte all'ego smisurato della nostra epoca digitale, Gesù Cristo non è il protagonista del gioco che viene utilizzato come un semplice personaggio, ma è lo stesso giocatore che “incarna” le gesta del Messia. Non a caso il gioco si chiama “I Am Jesus Christ”. Vediamo meglio di che cosa si tratta. Innanzitutto i produttori sono SimulaM e PlayWay, e l'avatar di Gesù è rappresentato in una delle sue pose più iconiche, ovvero mentre levita nell'aria con le braccia allargate, in una vera e propria ascensione in cielo. Perché in “I Am Jesus Christ”, come racconta il giornalista scientifico Matteo Lupetti sulle pagine del portale Vice.com, il giocatore interpreta personalmente Gesù Cristo, con tanto di visuale in soggettiva, da appena prima del suo battesimo per mano di Giovanni Battista sino alla crocifissione e alla successiva resurrezione.

Il gioco è un’opera con intenzioni serissime, al punto da seguire quasi alla lettera il racconto dei Vangeli. “Circa venti anni fa quei cartoni in computer grafica come Shrek e Toy Story mi fecero pensare a come sarebbe stato bello avere un’opera simile su Gesù Cristo. – dice in un'intervista Maksym Vysochanskiy di SimulaM – Quell’idea, nel tempo è diventata un videogioco che l’editore PlayWay ha deciso di pubblicare.” Le premesse sono ottime dal momento che PlayWay pubblicherà anche “Moses: From Egypt to the Promised Land” di Hyper Studio, un videogioco incentrato sulla storia dell’esodo del popolo ebraico dall’Egitto. La stessa SimulaM, proprio per non farsi mancare nulla in tema biblico, ha annunciato a breve anche un simulatore di costruzione e gestione dell’arca di Noè.

La versione di prova di I Am Jesus Christ dura circa due ore ed è ancora a uno stadio chiaramente preliminare, quasi esplorativo. Il gioco inizia con la ricerca di Giovanni Battista, per cui il giocatore (che, ricordiamolo, interpreta personalmente Gesù), deve interrogare i propri compaesani per scoprire dove si trova e, dopo averlo scoperto, deve raggiungerlo senza morire di fame lungo il percorso, raccogliendo frutti dai cespugli (per tenere colma la barra della propria salute/sazietà). Fin qui nulla di strano, ma la situazione degenera rapidamente: nel livello successivo infatti si deve digiunare nel deserto mentre gli angeli addestrano Gesù a combattere. In I Am Jesus Christ c’è infatti un sistema di combattimento ...e nessuna opzione di gioco fa porgere l’altra guancia. Con un tasto si possono respingere al volo le palle di energia lanciate da Satana mentre lo si fronteggia in un cratere infuocato. Durante la battaglia ci si deve ogni tanto fermare a pregare e ricaricare il proprio “spirito santo” consumato dall’uso dei poteri, perché il rischio è quello di finire “out of holy spirit,” come dice il gioco: “a secco di spirito santo.”

Dopo la sconfitta di Satana, iniziano la predicazione e il viaggio verso Gerusalemme, inframezzati dalla distruzione di malvagi cristalli posti da Satana lungo il cammino e dalla realizzazione di puzzle in una dimensione celeste per effettuare miracoli. Non mancano nel gioco, come detto prima, precisi riferimenti alle sacre scritture, per cui il giocatore cristomorfo potrà pescare magicamente pesci per convincere i pescatori a unirsi a lui durante il cammino (Luca 5,1-11), trasformerà l’acqua in vino per salvare un matrimonio (Giovanni 2,1-11) e si miniaturizzerà per entrare nel corpo di un ragazzino e distruggere i virus terribilmente simili a quelli di SARS-CoV-2 che lo stanno uccidendo (...questo mi pare che nella Bibbia non ci sia). Nonostante le buone intenzioni, l’adattamento è insomma frammentario e sgangherato.

Vysochanskiy è davvero convinto che sia possibile realizzare un videogioco cristiano, e ha affermato che non vede perché ciò non sia fattibile giacché esistono tanti libri e film dedicati al cristianesimo e alla vita di Gesù. Al momento, la comunità cristiana pare non aver ancora preso ufficiale posizione nei confronti di questa iniziativa. Naturalmente, per come funzionano le cose oggi, di certo gli autori sperano in una feroce indignazione, con tanto di anatemi, così da potersi garantire una buona pubblicità gratuita al prodotto. Naturalmente, visto l'argomento trattato, l’uscita di I Am Jesus Christ, nella sua forma definitiva, non poteva che essere prevista per il periodo di Natale di quest'anno.

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