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I segreti di Internet

A scuola? Sì, ma da influencer

Cosa serve per fare l'infuencer? Talento, i contatti giusti, ma anche una scuola apposita

Giovani influencer stardust

Un dato su tutti: un recente studio del Massachusetts Institute of Technology ha calcolato che più del 60% dei lavori e delle occupazioni di oggi circa 100 anni fa nemmeno esistevano.

Il proliferare di nuovi mestieri è stato determinato innanzitutto dal progresso tecnologico. Un lavoro in particolare che, se proprio vogliamo, possiamo considerare l'evoluzione tecnologica della televendita, è quello (ovviamente da scriversi in inglese) dell'influencer marketing, cioè della promozione di un bene o di un servizio attraverso l'utilizzo di una personalità nota nel mondo dei social media. La promozione può davvero riguardare qualsiasi cosa: un cosmetico, una bevanda, una serie tv, l'organizzazione di un party ...insomma: proprio tutto! Nemmeno la cultura sfugge a questa logica (e come potrebbe del resto?). Pensiamo infatti al “caso Uffizi”: nel 2021 la nota Galleria fiorentina ha superato per la prima volta il Colosseo diventando il museo più visitato d'Italia e il quinto al mondo. Merito forse del rinato gusto per il Botticelli o per Paolo Uccello? ...macchè! Tutto merito di Chiara Ferragni e delle sue dirette social all'interno del museo. Per chi pensasse che si sta esagerando, sgombriamo il campo da possibili dubbi riportando quella che è la dichiarazione contenuta in un comunicato degli stessi Uffizi: “Da quanto siamo sbarcati su TikTok coinvolgendo anche Chiara Ferragni abbiamo visto raddoppiare gli ingressi degli under 25”.

Raddoppiare gli ingressi non è cosa da poco, ed è inutile girarci troppo attorno o cercare soluzioni alternative: oggi è così che funziona. E dove le cose funzionano, arrivano gli investimenti. Il giornalista esperto di fenomeni tecnologici Emanuele Capone riporta una ricerca di EMarketer, citata dall'Economist, per cui nel 2022 il 75% dei brand americani investirà soldi nell'influencer marketing (in crescita del 65% dal 2020), e per cui la spesa complessiva per questo settore di mercato potrebbe toccare i 16 miliardi di dollari, arrivando a generare un giro d'affari di indotto di 10 miliardi (con previsioni di crescita esponenziale fino a 85 miliardi entro il 2028). Come mai tutto ciò? Dove sta il segreto? Innanzitutto sono sempre più le aziende interessate ad avere visibilità online, soprattutto attraverso i social network, e questo per catturare le fasce di clienti più giovani. 

D'altronde è presto detto: un giovanissimo non legge i giornali, guarda poco la tv ed è invece connesso praticamente h24, per cui è sulla Rete che bisogna puntare per far conoscere e vendere i propri prodotti. “Le aziende ci contattano, ci dicono che cosa vogliono, ovvero se vogliono post, foto, video o altro e noi incarichiamo il creator giusto per loro” spiega Simone Giacomini, uno dei fondatori di Stardust, una vera e propria scuola di influencer alle porte di Milano. A oggi la struttura impiega oltre 150 creator che inventano contenuti promozionali su piattaforme come TikTok, Facebook e Instagram. Lo stipendio dei creativi ovviamente varia a seconda della loro popolarità (più sei noto – più vendi) e oscilla tra i 500 e i 3mila euro al mese, il tutto per produrre una media di 10 contenuti alla settimana. La cosa, a quanto pare, funziona: Stardust ha sede in una villa di 1.500 mq con piscina, palestra e parco in provincia di Monza al cui interno vivono 15 creator fissi e altri 8 che cambiano ogni settimana, tutti fra i 16 e i 22 anni. Oltre a produrre video, i giovani creatori seguono corsi di fotografia, editing, montaggio, dizione, recitazione, inglese e canto, così da  affinare le loro capacità. In buona sostanza imparano a fare quello che potrebbe essere il loro primo lavoro, insomma.

“Questa è una cosa che ha funzionato moltissimo – continua Giacomini - nomino l’esempio di Samara Tramontana, una ragazza che fino allo scorso febbraio sui social non esisteva. Ora ha oltre mezzo milione di follower su Tik Tok e 150 mila su Instagram. Noi volevamo realizzare quello che in America esista da sempre: una sorta di scuola Disney, dove sono nati talenti come Ariana Grande e Selena Gomez. Il nostro è un hub creativo dove si studia e ci si prepara”. “Per farcela servono soprattutto due cose – ha detto in un'intervista Eugenio Scotto, fra i fondatori di One Shot, una fra le principali agenzie di social-talenti in Italia – cioè contenuti validi e talento nell'esprimerli. Se si riesce a metterli insieme, allora il profilo di quella persona funzionerà”. Ma come lavorano i creator? Ce lo spiega Scotto: “L'idea del creator che inizia a produrre contenuti nella sua cameretta, nella sua confort zone, dove si sente al sicuro e poco male se sbaglia, è ancora valida. E molto spesso è così che si inizia. Ma solo questo non basta: il 90% di loro, se non adeguatamente sostenuti, si spegne e sparisce nel giro di un paio d'anni”. Per cui, giocoforza, serve a questi ragazzi una strategia di lungo periodo: un calendario di contenuti, una programmazione, la valorizzazione delle capacità di ogni singolo creator. In fin dei conti è un settore ancora tutto in evoluzione, basti pensare che fino a pochi anni fa questo nuovo mestiere neppure esisteva.

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