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I segreti di Internet - Il metaverso

Parte VI – Noi, gli ex comuni mortali

Brano consigliato durante la lettura: Queen, “Who wants to live forever”

Metaverso

La gara spasmodica a offrire accessori e servizi di ogni tipo sul neonato Metaverso è iniziata ancor prima che questo venisse alla luce, dal momento che è bastato l'annuncio del suo lancio nel web per solleticare gli animi e gli appetiti dei più lungimiranti imprenditori della Rete, che subito si son messi al lavoro. Così, con una frenesia che richiama alla memoria quella di Thomas Edison (detto il Napoleone delle invenzioni), in molti hanno tirato fuori dal cilindro le trovate più bizzarre e, naturalmente, esclusive (non dimentichiamo infatti che il nuovo universo sarà pure “meta”, ma il business che ci sta dietro non lo è affatto, anzi, è ciò che di più reale e concreto esista sulla Terra).

Il giornalista informatico Maxwell Strachan, interessato come noi all'argomento, ha indagato sul punto, scoprendo quella che forse sarà per davvero la marcia in più che il Metaverso permetterà di ingranare ai propri utenti (rispetto a chi, privo di un proprio avatar per vivere la nuova dimensione sarà, per scelta o per necessità, confinato nel povero vecchio “mondo reale”).  Vediamo ora che cosa ha scoperto Strachan, partendo come sempre dall'inizio, ovvero da quella che è la storia (vera) da cui tutto ha avuto origine. Nel 2017 il padre di Artur Sychov (meglio noto come il c.e.o di Somnium Space, una delle tante società che oggi hanno preso il nome di “metaverse company”) ha purtroppo scoperto di avere una forma molto aggressiva di cancro, che l’ha strappato ai suoi cari nel giro di pochi anni. La notizia ha comprensibilmente stroncato Sychov, il quale ha riferito in un'intervista: “Ho capito che il tempo che avevo con lui era limitato, i miei figli avevano solo qualche anno e mi ha molto addolorato pensare che sarebbero cresciuti senza ricordi del nonno. In quei momenti ho iniziato a chiedermi se non ci fosse un modo per permettere ai nipoti di parlare con il loro nonno, anche dopo la sua morte”.

Sychov, come detto sopra, è il presidente e il fondatore di “Somnium Space”, una società che, a differenza di molti altri competitor del settore, è già strutturata con i visori per la realtà virtuale e permette di vivere esperienze 3D immersive (termine che abbiamo già imparato a conoscere e che si riferisce a tutte quelle esperienze in cui l'utente “vive” il Metaverso con tutti i propri sensi, o quasi, percependolo come reale). La morte del padre ha ispirato Sychov nella creazione di un nuovo progetto (denominato “Live Forever”), un’opzione prossima ventura in Somnium Space che permetterà alle persone di registrare e conservare propri momenti, situazioni, esperienze e conversazioni sottoforma di dati che saranno poi replicati in un avatar che si muoverà e si esprimerà esattamente come loro ...e potrà continuare a farlo per sempre ...anche dopo la loro morte terrena. Sarà forse un caso, ma il sentir parlare di “replicazione” di esperienze richiama alla mente i Replicanti di “Blade Runner” ...segno che, probabilmente, il regista Ridley Scott ci aveva visto davvero lungo. Il progetto di Sychov permetterà di parlare e interagire (o meglio... meta-parlare e meta-interagire) con una persona cara defunta, e questo tutte le volte che si avrà il desiderio di farlo.

“Se muoio e ho fatto raccogliere questi dati le persone o i miei figli potranno accedere e avere una conversazione con il mio avatar, che avrà la mia gestualità e la mia voce – continua Sychov – Potranno incontrare la persona che sono stata, e per i primi dieci minuti non capiranno nemmeno che si tratta di un’intelligenza artificiale tanto l'esperienza sarà realistica. Questo è l’obiettivo.” Il momento in cui Sychov ha avuto il lampo di genio è arrivato quando ha percepito l’enorme potenziale della raccolta dei dati della realtà virtuale mentre facciamo un discorso ...una tecnologia che non esita a definire magica. “La quantità di dati che potremmo raccogliere su di te è probabilmente dalle 100 alle 300 volte più ampia, realisticamente parlando, di quanto avviene tramite uno smartphone – spiega entusiasta – La tecnologia della realtà virtuale può raccogliere informazioni sul modo in cui muovi dita, bocca, occhi e tutto il tuo corpo e identificarti rapidamente in modo più preciso di un’impronta digitale.” L'attuale stato della tecnica pare proprio dargli ragione: nell'ottobre 2020 uno studio pubblicato sulla rivista Nature, per esempio, concludeva che dopo meno di cinque minuti passati a fare tracking dei movimenti del corpo di una persona, la tecnologia legata alla realtà virtuale è già in grado di identificare quella persona tra altre 500, con un’accuratezza del 95%.

“Ecco perché la realtà virtuale è così potente – dice Sychov – Non puoi ingannarla in nessun modo, e i risultati sono stupefacenti.” Somnium Space, ha spiegato il c.e.o., ha avviato una partnership con “Teslasuit” (che nonostante il nome nulla ha a che vedere con la corporation di Elon Musk) per lo sviluppo di una tuta aptica (la percezione aptica è il processo di riconoscimento degli oggetti attraverso il tatto) che non solo permetterà a chi la indossa di ricevere segnali elettrici comparabili al tocco umano, ma fornirà anche ulteriori dati grazie all’inclusione di uno scanner biometrico di qualità medica che raccoglie livelli cardiaci e di stress. Sychov sostiene inoltre che la raccolta dati includerà anche il modo specifico e peculiare di parlare di una persona (compreso il timbro della sua voce). Con tutti questi dati raccolti Somnium Space potrebbe riuscire a creare l’immagine speculare e immortale di una persona con la di lei stessa gestualità e lo stesso modo di parlare. Per venire a esempi che tutti possiamo immediatamente comprendere, ricordiamoci di quanto abbiamo già visto in alcuni film di fantascienza tra cui Dollhouse, Dune, Man of Steel (quest'ultimo particolarmente significativo poiché la trama ruota intorno a Henry Cavill e Michael Shannon impegnati a contendersi una chiavetta USB contenente una rappresentazione senziente di Russell Crowe che, benché morto da tempo, ovviamente nel film, desiderava aiutare il figlio). “Possiamo prelevare questi dati, applicare un’intelligenza artificiale e ricrearti come avatar dentro il tuo pezzo di mondo virtuale o dentro il tuo mondo NFT, e le persone potranno farti visita e parlare con te – precisa meglio Sychov – Il primo passo è iniziare a registrare e immagazzinare i dati di chi desidera partecipare alla modalità “Live Forever.”

Somnium Space intende avviare il progetto proprio quest'anno, ma limiterà la raccolta dati a movimenti e suoni prodotti da una persona quando si trova nella propria porzione di mondo virtuale, nota come “parcel” o “lotto” nel gergo del Metaverso. “Mettiamo che tu muoia, o qualcuno che conosci muoia... – spiega Sychov in maniera forse un po' brutale ma del tutto efficace – Con la stessa quantità di dati raccolta su di te, man mano che le intelligenze artificiali si evolvono, possiamo ricrearti sempre meglio.” A ragionarci un attimo sopra, l'idea che un’azienda di realtà virtuale abbia accesso a tutti quei dati sulla propria utenza è a dir poco preoccupante, e persino Sychov stesso non esita a dichiarare che: “È il motivo per cui Facebook fa tanta paura. Fa davvero paura che sia Facebook a guidare la rivoluzione del Metaverso.” La modalità “Live Forever” sarà off di base e, stando alle direttive della società, non raccoglierà dati a meno che un utente non decida di pagare per l'apposito servizio. Chi sceglierà di utilizzarlo potrà attivare o disattivare la funzione registrazione dati come preferisce e chiedere all’azienda di cancellare tutti i dati in qualsiasi momento ma, sottolinea Sychov, “più dati raccoglie Somnium più sarà accurata l’altra versione di te in futuro”.

Somnium Space ha già avuto a che fare con la morte sulla propria piattaforma. Uno dei metaproprietari dei sui lotti è morto inaspettatamente e, su richiesta della famiglia, l'azienda ha trasferito la proprietà del suo lotto a un amico del defunto che, in ricordo dello stesso, ha eretto sul metaterreno un meta-memoriale a ricordo imperituro (è proprio il caso di dirlo) del caro estinto. Tutto bellissimo e fantasmagorico, vero? Resta però, come sempre, anche un risvolto etico e morale della cosa: ci sono infatti una serie di domande su quel che potrebbe accadere qualora permettessi a una versione di te stesso di esistere per l’eternità, sebbene in uno spazio “confinato” come il Metaverso. Che potrebbe accadere infatti se, per esempio, per i figli di una persona deceduta fosse doloroso sapere che quella continua a “vivere” sotto una forma digitale nel proprio Metaverso? ...o peggio, che succederebbe se un erede insoddisfatto del defunto che ha aderito in vita al programma “Live Forever”, livido di rabbia e rancore per essere stato estromesso dal testamento, decidesse di meta-oltraggiare l'avatar del morto nel Metaverso?  “Queste sono cose che dovremo capire con il nostro team legale – taglia corto Sychov – ...e anche con i nostri utenti.” Comunque sia, se la smania della vostra dipartita vi perseguita ...ora sapete cosa fare. 

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