cerca

I segreti di Internet

Nemmeno più copiare agli esami si può

Al via nelle università i software per controllare gli studenti durante le prove

Scuola copiare

Copiare durante gli esami ...inutile negarlo, chi più chi meno lo abbiamo fatto tutti.

E a dirla tutta anche chi non ha mai copiato, ma ha comunque suggerito la soluzione al vicino di banco, si è comunque reso complice del misfatto, almeno sotto il profilo morale. Alla fine l'esito è comunque scontato, e il maestro o il professore, vista la lotta impari, è irrimediabilmente destinato a capitolare. Succede né più né meno come tra i ladri e i produttori degli antifurti, più i secondi ne elaborano di sofisticati, più i primi si ingegnano per disattivarli ...e quasi sempre ci riescono. Una volta, il professore girava per i banchi con l'occhio vigile per sgamare i trasgressori, oggi invece (anche in questo ambito) ci si deve gioco-forza affidare alla tecnologia. Per svolgere gli esami scritti (che oggi avvengono on-line tanto per speditezza quanto per l'emergenza Covid) si utilizzano dei software appositi che monitorano automaticamente (grazie alla onnipresente webcam) il comportamento degli studenti e, soprattutto, contemporaneamente controllano quali programmi vengono avviati sul pc. In buona sostanza il software-controllore produce un report finale in cui un algoritmo (sempre loro!) indica i possibili casi sospetti di copiature, permettendo così al docente di avere in tempo reale il quadro generale della situazione. Poiché definirlo “controllore” o “segnalatore di anomalie” ci farebbe apparire come dei dinosauri del linguaggio, diciamo che questo tipo di software svolge la funzione cosiddetta di “e-proctoring”, ovvero di supervisione digitale.

I software di e-proctoring hanno dei nomi che ricordano più dei farmaci da banco che dei programmi per i docenti: Proctor-Exam, Proctorio, Safe Exam Browser, Smowl Cm, Proctortrack, ma tant'è. Gli esami scritti online con i soli sistemi di videoconferenza, come ha raccontato il giornalista esperto di new tecnology Riccardo Coluccini, si stanno già mostrando problematici, con professori convinti che basti uno starnuto dello studente (immediatamente segnalato dal software come “attività sospetta”) per attenzionarlo durante l'esame, e altri che suggeriscono nuovi strumenti di controllo dal sapore vagamente distopico come la scopa-telecamera ideata dall’Università di Torino. Il sito Motherboard ha diffuso l'elenco delle università che hanno iniziato a usare simili marchingegni o che, comunque, li hanno presi in considerazione per utilizzi futuri o semplicemente testati: Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, Università degli studi di Urbino "Carlo Bo", Università Cattolica del Sacro Cuore, Università degli studi “G. d’Annunzio” di Chieti e Pescara, Politecnico di Torino, Università di Trento, Università degli studi di Padova, Università degli studi di Ferrara, Università degli studi di Milano e Università degli studi di Torino. Sempre il sito Motherboard ha intervistato diversi studenti che hanno sostenuto esami sotto il controllo di detti software, pubblicando anonimamente le impressioni dagli stessi riferite. 

Una studentessa dell’Università di Modena e Reggio Emilia ha riferito che durante lo svolgimento dell'esame il software ha funzionato bene e che si tratta di un buon modo per sostenere gli esami scritti online, riconoscendo però di essersi sentita a disagio per essere stata sempre sotto stretta osservazione. Il timore principale, ha spiegato, era che potessero annullare il suo esame per movimenti sospetti anche se di davvero sospetto non c’era nulla. Nelle linee guida dell’Università (create alla bisogna per queste nuove esigenze), la necessità di rimanere con il volto ben visibile è sottolineata chiaramente e si invitano gli studenti a tenere sempre sotto controllo la propria posizione rispetto al box di controllo del software ...pena l’annullamento dell’esame. Non solo: bisogna persino disattivare tutti i programmi come Skype, antivirus, o software di gestione remota. Un altro problema, ha raccontato un altro studente, è legato alla mancanza di comunicazione e assistenza con l’insegnante durante lo svolgimento dell’esame: una sua collega infatti ha avuto dei problemi tecnici con alcune immagini ed è stata bocciata. Una situazione che in un’aula e con un contatto diretto con il docente si sarebbe risolta facilmente. I programmi di e-proctoring infatti registrano tutto ciò che avviene sia sullo schermo del pc sia all’interno della stanza inquadrata dalla webcam e il report finale, che sarà poi analizzato dai docenti, è parecchio dettagliato. Il software indica in rosso quali programmi sono stati utilizzati durante l’esame, e offre la possibilità di controllare gli screenshot che sono stati scattati dallo studente esaminato.

Come se non bastasse l’algoritmo di identificazione e riconoscimento facciale è in grado di individuare se altre persone sono entrate nella stanza, se ci si è mossi dalla propria postazione, se le condizioni di luce non sono ottimali (Dio non voglia che ci sia un black-out improvviso), e se addirittura qualcuno si è sostituito al posto dello studente. Questo ultimo aspetto infatti è scongiurato perché il programma, in fase di registrazione, richiede allo studente di caricare tre foto personali, inclusa quella del documento di riconoscimento (esattamente come fanno oggi le banche in Rete per l'apertura di un conto corrente a mezzo smart-phone). “Il software si impossessa del tuo computer, puoi usare solo LockDown Browser perché gli altri programmi sono bloccati – ha spiegato in un' intervista Marco Rondina, membro del Collettivo Alter.Polis del Politecnico di Torino – All’interno del browser si può aprire solamente la pagina web dove svolgere l’esame e tutto il resto è precluso. Il monitoraggio dello studente avviene in tempo reale e io non vedo benissimo da lontano, e avendo anche un monitor piccolo, durante l’esame mi sono dovuto avvicinare allo schermo per leggere meglio le scritte minuscole, e il fatto che metà faccia mi uscisse dall’inquadratura della webcam creava problemi: il software blocca lo svolgimento dell’esame automaticamente.” Ma non solo: "A livello psicologico la prova ti mette parecchia pressione: hai questa lucina accesa che ti guarda mentre fai l’esame e devi stare attento a qualsiasi movimento che fai, anche solo avvicinarsi allo schermo,” ha aggiunto Rondina a conclusione della sua esperienza. Infinito, come sempre, il discorso su quel feticcio moderno che è oramai divenuta la questione sulla privacy: questi sistemi, manco a dirlo, pongono anche grossi dubbi sul rispetto e la tutela dei dati personali e sulla tenuta delle registrazioni degli esami da parte degli atenei.

Per di più non sono raccolti solo i dati biometrici dello studente, ma anche tutta un’altra serie di metadati come ad esempio l'orario esatto in cui viene data una risposta, quanto tempo viene dedicato a ciascuna domanda d'esame, la qualità della connessione Internet, e attività del mouse, della tastiera e dello schermo etc. etc.. Al momento in Italia il Garante privacy si è occupato solo del tema della didattica a distanza, ma ha di recente confermato che si sta muovendo anche sui software per il monitoraggio degli esami, esaminando la validità del consenso espresso dallo studente e le misure tecnologiche adottate per contenere i rischi. Chissà se i sistemi anti-copioni su spingeranno fino al limite dell'umano? In un suo film del 1977, “Io e Annie”, Woody Allen disse: “Io ho un pessimo ricordo dell'università. Successe che fui sbattuto fuori il primo anno perché copiavo agli scritti di metafisica: sapete, stavo sbirciando nell'anima del compagno accanto a me”.

Commenti

Condividi le tue opinioni su La Sesia

Caratteri rimanenti: 1500