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I segreti di Internet

Occhio alla chat

Quando anche l'F.B.I. diventa social

Fbi

Più volte in questa rubrica ci siamo occupati di criminali e latitanti che, travolti dall'irrefrenabile desiderio di postare su Facebook o Instagram le foto del proprio aperitivo in piscina o in riva al mare sono stati geolocalizzati dalla polizia e ammanettati pochi istanti dopo (in alcuni casi addirittura prima di finire di scolarsi il “coca e rum” o il “negroni” che, con così poca intelligenza, avevano deciso di condividere con il mondo intero).
Fatto sta che, latitante dopo latitante finito al gabbio in simili circostanze, tra i delinquenti ancora a piede libero deve essere iniziata a maturare la consapevolezza che un profilo basso da fuggiaschi sia comunque meglio di spacconate a tempo determinato, per cui sono drasticamente diminuiti i loro post e, di conseguenza, i loro arresti. Venuto meno un siffatto sistema efficacissimo per catturare i delinquenti (erano infatti loro stessi a comunicare dove si trovassero), gli inquirenti (nel caso specifico stiamo parlando dell'Fbi statunitense), hanno elaborato un nuovo metodo di individuazione dei criminali, sempre rigorosamente a mezzo social media.

Per cui, fedeli al detto per cui se non è la montagna ad andare da Maometto sarà Maometto ad andare alla montagna, il Federal Bureau ha elaborato una particolarissima applicazione di messaggistica istantanea per soli criminali, utilizzata per organizzare assassinii, traffici di droga, di armi, di organi, e via dicendo... È questo lo stratagemma con cui la polizia federale americana è riuscita fino a oggi a incastrare e arrestare quasi mille malviventi in 18 Paesi in tutto il mondo (tutti membri di organizzazioni criminali operanti principalmente nell'ambito del narcotraffico). L’applicazione di messaggistica chiamata “AnoM” era, sebbene gli utilizzatori ne fossero all'oscuro, creata alla bisogna dall’Fbi con la copertura di una società di facciata, ed è stata capziosamente fatta circolare tra gli ambienti criminali che, una volta consideratala affidabile (...certo, come no!) hanno iniziato a utilizzarla aggiungendovi via via nuovi membri, proprio come si fa con una normalissima chat tra amici per parlare del più e del meno. Aggiungi di qua e aggiungi di là, alla fine i partecipanti sono diventati centinaia per un totale, come ricordato sopra, di 18 Paesi, tra cui Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda.

Proprio come un “trojan” (da qui il nome dato all'operazione: Trojan Shield) una volta installata sugli smart dei criminali, l’applicazione ha dato accesso agli investigatori a tutto il contenuto degli stessi (quindi numeri, nomi, foto, messaggi inviati e ricevuti, etc, etc.). Il bottino telematico è stato notevole: circa 27 milioni di messaggi che, una volta a disposizione delle autorità, hanno richiesto ha portato alla conclusione di “centinaia di operazioni di polizia su scala globale, con risultati impressionanti” ha commentato in conferenza stampa Jean-Philippe Lecouffe, vice direttore delle operazioni di Europol. “Un criminale doveva per forza conoscere un altro criminale per ottenere l'invito ad aggiungersi all'applicazione e iniziare a messaggiare” ha spiegato in una nota la polizia australiana. Il vero punto di svolta è stato quando il narcotrafficante australiano ricercato Hakan Ayik ha raccomandato la app ai suoi associati: da lì i messaggi che i diversi membri della criminalità si scambiavano su consegne, carichi o omicidi, erano diretti e senza sfumature ...e soprattutto controllati dagli inquirenti. Le principali figure della criminalità organizzata, veri e propri “influencer criminali”, come definiti brillantemente da Reece Kershaw, capo dell’Australian Federal Police, garantivano l’integrità e la genuinità delle fonti e delle notizie acquisite. La retata che ne è seguita è stata un successo: oltre ai quasi mille arresti, sono state sequestrate più di 30 tonnellate di sostanze stupefacenti e 250 armi da fuoco, oltre che 48 milioni di dollari tra valute nazionali e criptovalute. Solo in Australia l’operazione ha portato all’arresto di 224 persone, al sequestro di 3,7 tonnellate di droga e di quasi 35 milioni di dollari in contanti. Secondo le autorità australiane la maggior parte delle persone fermate appartiene a bande di criminali, alla mafia australiana e a organizzazioni criminali asiatiche. L'operazione è inoltre servita a scoprire sei laboratori clandestini e a impedire operazioni di riciclaggio di denaro in tutto il mondo. Ogni volta, a sentire di queste notizie, non possono non venire i mente i vecchi padrini corleonesi che, guardandosi bene dall'utilizzare mezzi di comunicazione che non fossero pizzini, sono riusciti a restare latitanti per interi decenni.

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