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I segreti di Internet

Berluscavatar

Quando il nostro corpo in carne ed ossa non ci basta più

Berluscavatar

È notizia di questi giorni che a Torino (ovviamente nell'attesa che lo rubi Milano) è sorto il primissimo “avatar center”, o negozio di avatar se preferite.

A gestire il progetto è la società Igoodi, la prima vera “Avatar Factory” 100% made in Italy. Nasce come piattaforma tecnologica in grado prima di scansionare digitalmente il corpo umano e poi generare una copia virtuale e fotorealistica dello stesso. Tenuto conto che il fondatore si chiama Berlusconi (non Silvio, di cui è comunque il nipote, ma Billy), capirete l'irresistibile tentazione che mi ha impedito di dare un titolo diverso all'articolo di questa settimana. Nel progetto si è buttato anche Oscar Farinetti, infatti Igoodi è partner di Green Pea, l'avvenieristico negozio del patron di Eataly che ha sede al Lingotto di Torino. Il principale obiettivo Igoodi – spiega l'azienda stessa in un proprio comunicato – è quello di “creare una piattaforma tecnologica in grado di scansionare il corpo umano e generare una perfetta copia virtuale della persona fisica”. In poche parole, volendo banalizzare il concetto con un esempio che faccia estrema chiarezza nella sua totale semplicità, l'azienda realizza fotocopie, anziché di documenti come siamo di solito abituati, di esseri umani veri e propri. A oggi Igoodi è riuscita a realizzare oltre 2.000 scansioni fisiche (effettuate tra showroom e laboratorio) nonché la prima sfilata al mondo fatta interamente di avatar di persone reali.

Si legge sul sito dell'azienda: “Igoodi è in grado di generare una copia digitale della persona fisica originale, fedele nei minimi dettagli. L'Avatar viene corredato da un dataset inclusivo di dati antropometrici, indice di massa corporea, indicazione del somatotipo di appartenenza con i relativi consigli di stile e da una tabella taglie standard basata sulle misure del soggetto. Questi dati lo rendono un perfetto sostituto virtuale della persona reale per l'accesso ad acquisti e servizi digitali personalizzati. ”Ok, ci siamo, è quasi tutto chiaro... ma alla fine, a che cosa serve avere un avatar di se stessi? Iniziamo dalle cose semplici: un avatar di me stesso è perfetto, ad esempio, per ordinare abiti senza misurarli così come avviene negli acquisti online, oppure ancora per avere un consulto da un nutrizionista (senza ovviamente dovermi recare dallo stesso) o per ottenere programmi atletici personalizzati. Pensiamo al primo caso: ho intenzione di comprarmi una giacca o delle scarpe. Prima di Internet non avevo scelta: o mi recavo fisicamente in un negozio oppure dovevo tenermi i miei vecchi vestiti. Poi, con l'avvento di Internet, le cose sono drasticamente cambiate, per cui oggi posso ordinare tutti i capi d'abbigliamento che voglio direttamente in Rete, aspettando che mi vengano comodamente consegnati a casa ...c'è sempre però in agguato il solito problema: magari arriva una giacca troppo stretta, o troppo larga, per cui sono costretto a fare il reso al mittente (con l'inevitabile spreco di tempo che ne consegue). Se invece io possiedo un “mio avatar”, ovvero una copia virtuale fedele di me stesso, e il venditore è digitalmente attrezzato per adattare i propri vestiti al mio alter ego tecnologico, allora il gioco è fatto: l'avatar svolgerà la stessa e identica funzione di quando io mi reco personalmente al negozio a provare i capi, per cui riceverò dal venditore solo vestiti perfetti per la mia persona.

Questo sistema, chiariscono gli inventori, “può contribuire sensibilmente all’abbattimento degli sprechi ambientali, sia nel ridurre i resi dello shopping online sia nell’abbattere costi e consumi della produzione industriale della moda”. Gli utilizzi di questa tecnologia sono comunque molteplici: non dimentichiamoci che nella scorsa edizione dei mondiali di calcio (quelli in Russia del 2018 per capirci, i primi ai quali non abbiamo partecipato), una società giapponese aveva proposto alla Fifa qualcosa di così pazzescamente avveniristico che era stato respinto con raccapriccio misto a incontenibile stupore: ovvero far disputare dagli avatar dei veri giocatori, in uno stadio con spettatori veri, la stessa partita che si svolgeva realmente in uno stadio da un'altra parte del mondo. Spieghiamoci meglio perché, me ne rendo conto, non è proprio una cosa facile da immaginare: facciamo finta che a Mosca si disputi la partita Italia – Francia, e io per mille motivi non riesca o non voglia recarmi a vederla fin nella capitale russa. Bene, se ad esempio all'Allianz Stadium di Torino, appositamente allestito alla bisogna, si svolgesse la stessa e identica partita (in tempo reale con quella vera), io potrei godermi dagli spalti il medesimo evento, con avatar dei giocatori in campo che segnerebbero gli stessi goal, farebbero gli stessi assist e commetterebbero gli stessi falli delle loro “matrici vere” a Mosca ...e proprio come se io fossi a Mosca, perché tra la partita vera e quella degli avatar non vi sarebbe la minima differenza. Futuro inimmaginabile? No, vero presente. E chissà che, in tempo di Covid, questa tecnologia, “mi si consenta”, non possa tornare utile per mille scopi. 

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