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Ordine degli Ingegneri della Provincia di Vercelli

L’ingegno attraverso i secoli... fino a spostare gli edifici

RUBRICA a cura dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Vercelli

Campanile

Che cosa hanno in comune un palazzo di una compagnia telefonica ad Indianapolis, una chiesa di quasi 700 tonnellate in Svezia, un condominio di otto piani a Bogotà ed un campanile a Crescentino?


Ovviamente, seppure con caratteristiche diverse, sono tutti edifici ma la cosa singolare è che sono stati tutti spostati dalla loro sede originale per diversi metri o anche per alcuni chilometri senza subire alcun danno, con la particolarità che mentre i primi tre sono stati trasportati nel corso degli ultimi cento anni con l’utilizzo di mezzi moderni e con il supporto di tecniche ingegneristiche complesse, il campanile del Santuario della Madonna del Palazzo di Crescentino è stato spostato nel lontano 1776, grazie all’ingegno temerario di un semplice ”mastro di muro”, tal Crescentino Serra, muratore sin da bambino, privo di istruzione scolastica e probabilmente analfabeta (foto).


In quel periodo si era presentata, per il grande afflusso di fedeli, la necessità di ampliare la cappella del Santuario che accoglieva la statua della Vergine Maria e per fare ciò si rendeva necessario l’abbattimento dell’attiguo campanile e la sua ricostruzione.


Fu allora che Serra propose lo spostamento del campanile prospettando un costo notevolmente inferiore. Tra lo scetticismo generale tale proposta fu accettata; tanto, nella peggiore delle ipotesi, il campanile sarebbe stato comunque demolito.


Come prima cosa venne approntata una nuova fondazione, collocata ad una distanza di quattro metri e mezzo dalla posizione originaria. Il campanile, alto quasi 22 metri, venne puntellato con lunghe travi di legno e venne separato dalla chiesa, quindi si scavò sotto di questo lasciando intatti degli “appoggi” ai quattro angoli e si posizionarono sotto la torre dei robusti tronchi sino a che questa si trovò praticamente appoggiata sopra una sorta di zattera; imbrigliato il campanile con robuste funi di canapa tutto era pronto per l’atto finale.


Lo spostamento fu fissato per il 26 marzo del 1776. Quel giorno tutta la popolazione di Crescentino e dintorni si radunò nel piazzale davanti al Santuario per assistere con apprensione e curiosità ad un avvenimento senza precedenti e che sarebbe rimasto indelebile nella memoria di tutti: lo spostamento di un campanile.


Dopo aver fatto gli ultimi controlli, furono abbattuti i quattro appoggi rimanenti, posizionati gli ultimi tronchi e messe in tensione le funi; mentre Filippo, il figlio del geniale capomastro arrampicato sulla cima, suonava le campane, il campanile incominciò a muoversi “felicemente come barca che scorre sull’acqua” lentamente e con la sola forza delle braccia di molti volenterosi, rotolando sui tronchi sottostanti. Passò circa un’ora ed il campanile, tra l’invidia di alcuni e la meraviglia dei più, terminò il suo viaggio e fu collegato alle nuove fondazioni. L’episodio, rappresentativo ancora oggi di una empirica genialità, soprattutto pensando ai rudimentali mezzi tecnici di quei tempi, fece all’epoca un grande scalpore e venne documentato in diverse testimonianze che attestano la diffusione della notizia oltre i confini locali. Lo stesso Vittorio Amedeo III, sovrano del regno sabaudo, ammirato dell’ingegno del Serra e stupito dalla sua impresa, gli conferì alcuni incarichi e gli accordò una “pensione” di stato.
A cura dell’ingegnere
Graziano Alberto

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