Ordine degli Ingegneri della Provincia di Vercelli
di Ordine degli Ingegneri della Provincia di Vercelli
17 Marzo 2026 10:30
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Prima di partire per questo viaggio nel tempo, è opportuno fare una ricognizione generale chiedendoci “cosa sono gli ordini professionali”?
Nella loro accezione più ampia possono essere intesi come istituzioni di autogoverno di una libera professione che controllano l’operato degli iscritti a tutela dei cittadini. Anche nei secoli passati possiamo trovare organismi ai quali questa definizione sembra calzare a pennello.
Pensiamo, ad esempio, all’antica Roma, dove furono istituiti i “collegia”: associazioni rette da propri statuti che ebbero un ruolo centrale nello sviluppo dell'economia e nella trasmissione dei mestieri nel tempo.
Il Medioevo non ci ha lasciato molte informazioni: probabilmente le corporazioni si disciolsero, per poi ricomparire con una nuova veste nel periodo feudale. In questa rinnovata economia particolare rilevanza ebbero gli artigiani ed i mercanti (lavoratori liberi); essi presto sentirono l'esigenza di associarsi, spinti dall’impulso religioso, da ragioni di difesa, dal bisogno di reciproco aiuto e così diedero vita alle “artes”.
In linea con il concetto aristotelico di zoon politikòn, secondo cui l’essere umano realizza pienamente se stesso solo vivendo nella comunità, non isolato, possiamo comprendere la sistematica tendenza di lavoratori e professionisti a riunirsi in associazioni ed ecco che, nel corso del 1800, si ripresenta proprio questa volontà.
Nel caso specifico degli ingegneri e degli architetti, fu nel 1875 che emerse con forza la necessità di regolamentare la propria professione; fin da subito i tre cardini che vennero valorizzati furono: la tutela del pubblico interesse, la salvaguardia del professionista dall'abuso del titolo da parte di persone non qualificate e il collegamento tra la Committenza Pubblica e le categorie professionali.
La mancanza di un organo di rappresentanza unitaria e del riconoscimento ufficiale della professione aveva creato un vero e proprio campo minato, sia per i professionisti sia, soprattutto, per gli utenti.
Intorno al 1923 la crisi del primo dopoguerra portò ad una maggiore sensibilità nei confronti delle professioni tecniche; cominciò a diffondersi la convinzione che il contributo di tutte le attività tecniche del Paese fosse fondamentale per superare il problema economico in atto. Con la legge volta alla “Tutela del titolo e dell'esercizio professionale degli Ingegneri e degli Architetti” (Legge 24/6/1923 n. 1395) ed il successivo regolamento (R.D. 23/10/1925 n. 2537) vennero istituiti gli Ordini provinciali ed un unico Albo degli ingegneri e degli architetti; ma il matrimonio tra queste due categorie di tecnici ebbe vita breve: a dividerli non fu la diversa idea di “concept” ma il Regio Decreto n. 2145 del 1927 che sancì la separazione tra i due albi.
Il contesto storico-politico non fu propizio per i primi Consigli degli Ordini che, ancora prima di essere eletti, vennero privati del loro valore giuridico e sostituiti dalle Associazioni Sindacali, alle quali venne trasferito il compito della tenuta dell’Albo e la disciplina degli iscritti. Da un lato il regime fascista esercitò uno stringente controllo politico su tutte le categorie professionali ed i rappresentanti degli ingegneri non poterono realizzare una vera e propria difesa degli interessi della professione, dall’altro lato i lavori volti alla tutela della professione non si arrestarono, venne data particolare attenzione all’inserimento nel modo del lavoro dei giovani professionisti ed ebbe origine la prima carta etico-professionale dell’ingegnere.
Caduto il governo fascista ed usciti dal caos che aveva travolto tutte le categorie professionali, ecco che gli Ordini territoriali ricominciarono a funzionare ottemperando ai doveri attribuiti dalle leggi. Essi furono anche chiamati ad eleggere il Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI), il massimo organismo di autogoverno della categoria in Italia, i cui compiti istituzionali comprendono, tra gli altri, l'espressione di pareri in merito a proposte di legge riguardanti la professione e la funzione di referente del Governo in materia professionale. Quando gli ingranaggi di quelle prime fervide menti trovarono il corretto innesto, la macchina iniziò a produrre e così si ebbero l’istituzione della cassa di previdenza e assistenza per ingegneri e architetti liberi professionisti, la spinta all’istituzione della Protezione Civile, l'impegno per far incrociare la domanda e offerta di lavoro (working), la certificazione delle competenze (certing), ecc.
Lasciamo la città eterna, sede del CNI, e spostiamoci a nord, in un’isola in mezzo al “mare a quadretti” che i locali usano chiamare Varsej. Nei pressi del Duomo ci si può imbattere in qualche esperto di impianti o di ponti o di edilizia che si dirige non lontano per incontrare taluni altri specialisti in materia di sicurezza, di energia o di acustica o di strutture per la solita riunione mensile: ebbene sì, stiamo parlando della sede e dei membri del Consiglio e, in generale, dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Vercelli.
La storia dell'Ordine di Vercelli è intrinsecamente legata a quella dell'istituzione professionale nazionale, che è stata poi declinata a livello provinciale. Attualmente nella Provincia di Vercelli si contano circa 450 iscritti all’Ordine che, nel 2025, hanno eletto il nuovo Consiglio; esso consta di nove membri tra cui il presidente, il vicepresidente, il tesoriere, il segretario.
L’Ordine è un ente pubblico non economico posto sotto l’alta vigilanza del Ministero della Giustizia, senza scopo di lucro, che porta avanti con impegno i compiti che gli sono stati istituzionalmente attribuiti dalla normativa. In particolare: organizza corsi di formazione di qualità per consentire l’aggiornamento professionale, mantiene costantemente aggiornato l’albo e vigila sul mantenimento della deontologia degli iscritti, elabora pareri su argomenti che riguardano la professione. Con l’obiettivo di essere di supporto agli iscritti, l’Ordine di Vercelli non si limita a quanto sopra indicato ma fa pervenire ad essi offerte di lavoro, dà la possibilità di usufruire di convenzioni, ad esempio per l’acquisto di norme o software, cura i rapporti con il CNI e le istituzioni.
Lungi dal lasciarsi ricoprire dalla polvere del tempo come un vecchio manoscritto, l’Ordine sceglie la strada dell’innovazione: è ora presente anche sui social network per tenere aggiornati gli iscritti sulle attività svolte e promuovere le iniziative in cui si è coinvolti, raggiungendo anche cittadini, enti ed associazioni. Grande valore hanno le Commissioni, gruppi di volenterosi iscritti che dedicano parte del loro tempo ad affrontare congiuntamente temi, spesso ostici, che riguardano diversi aspetti della professione ma che hanno una ricaduta su tutti noi: dall’ambiente, all’energia ed agli impianti, dall’edilizia all’ingegneria forense, dall’innovazione ed all’informatica alla sicurezza, senza dimenticare la formazione e la crescita professionale dei giovani iscritti.
Nel tempo le Commissioni hanno conseguito diversi risultati tra cui la redazione del documento “Relazione interpretativa su normativa relativa a pratiche sanatorie strutturali”, l’ideazione del tesserino di riconoscimento per gli iscritti, l’organizzazione di visite tecniche presso impianti del territorio, tavoli di lavoro con altri enti e molto altro. In un mondo sempre più complesso la necessità di aprirsi agli altri è quanto mai vitale: tramontata l’idea del sapere enciclopedico individuale, data la vastità delle sfaccettature assunte da ogni campo del sapere odierno, diventano fondamentali la collaborazione, il confronto, la realizzazione di una rete che sia non solo un supporto ma anche un impulso al miglioramento di ciascun professionista. La storia ci rammenta come e perché gli Ordini sono nati, ci permette di imparare dagli errori e fare tesoro dei successi, ma il presente è nostro, è il contesto in cui ci muoviamo ed in cui possiamo decidere di intraprendere percorsi per cambiare e migliorare sempre.
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