amici della via francigena
14 Marzo 2026 18:01
Martedì 10 marzo, presso il Circolo Ricreativo di Vercelli, si è svolta la serata conviviale del Rotary Club Vercelli partecipata da varie autorità Rotariane, numerosi appartenenti al Rotary Vercelli e diversi soci Rotary provenienti da altri Club, che ha visto come gradito ospite anche il Presidente del Rotary Club di Ivrea Riccardo Zannini accompagnato dalla sua signora. Il relatore della serata è stato Edoardo “Dino” Olivetta, figura chiave dell'associazione “Amici della Via Francigena di Vercelli” e responsabile dell’accoglienza dei pellegrini che percorrono la via di Francia nell’Ostello “Sancti Eusebi”. Nato ad Arborio nel 1946 Dino Olivetta ha avuto una vita ricca che lo ha condotto, attraverso varie esperienze di studio e lavorative, a operare per trent’anni presso la Banca. Grazie all’amicizia con Don Cesare Massa ha quindi conosciuto il Movimento Pax Christi ed ha compiuto molti pellegrinaggi percorrendo le strade della Fede. Dalla nascita dell'Associazione Amici della via Francigena, che quest’anno ha celebrato il suo ventesimo anniversario di attività, è componente del Direttivo e attivo organizzatore di cammini sulle vie della Fede nel vercellese. Da sempre innamorato di Vercelli e del Vercellese ha sviluppato una ricca competenza storica con grande attenzione al Medio Evo. Ha scritto sei libri, alcuni autobiografici, in cui ha raccontato storie di cammini. Dopo essere stato introdotto dal Presidente del Rotary Club Vercelli Alberto Beccaro, Olivetta ha presentato un’interessante e relazione sulle Confraternite e gli Hospitales della nostra città nel Medioevo. Le confraternite di Vercelli hanno una storia antica, con radici che affondano nel XIV-XV secolo e nella storia religiosa e sociale della città hanno svolto per secoli mansioni caritative di accoglienza dei pellegrini, cura dei malati, conforto spirituale per i condannati a morte, sostegno per gli indigenti. I confratelli hanno fatto edificare chiese: alcune più spartane, ma la gran parte riccamente decorate, veri e propri gioielli dell’arte cittadina che raccontano una società ormai scomparsa. La più antica è Santa Caterina fondata nel 1350 (inizialmente Congregazione di Santa Maria della Misericordia) a cui seguì Sant'Anna (1479) attiva nell'assistenza ai poveri. Nel XV e XVI secolo si consolidarono diverse congregazioni come quella di San Bernardino (1489) a seguito di una gemmazione dalla Confraternita di Sant'Anna e mentre le prime tracce della Confraternita di Sant’Antonio Abate risalgono al 1490 e quindi a seguire San Sebastiano (1579). Altra confraternita importante fu quella di Santo Spirito, legata all'omonimo ospedale romano. La storia delle confraternite vercellesi, infatti, si lega a quella degli Hospitales dedicati a dare accoglienza ai pellegrini della via Francigena, l’itinerario che collega Canterbury a Roma noto per il pellegrinaggio fatto nell’anno 990 d.C. dall’arcivescovo di Canterbury Sigerico e diviso in 79 tappe. Nel 1224, quasi in contemporanea con la costruzione della Basilica di Sant’Andrea, il cardinale Guala Bicchieri donò una parte del proprio patrimonio alla realizzazione di un ospizio per forestieri, con il nome di Hospitale Ecclesie nove Sancti Andree de Vercellis. All’epoca, erano 14 gli hospitales operativi a Vercelli, ma il Sant’Andrea divenne presto il più efficiente. Inizialmente ideato per accogliere viandanti e pellegrini, l’Hospitale divenne presto anche un rifugio per i poveri e luogo di cura per gli ammalati fino ad inglobare le altre istituzioni e assumere il nome di “Ospedale Maggiore”. Strettamente legata alla storia delle confraternite di Vercelli anche la processione del Venerdì santo che si tramanda dalla seconda metà del XVII secolo, quando il Vescovo Michelangelo Broglia la istituì. Alle origini della tradizione ogni confraternita possedeva una propria “macchina” sacra realizzata appositamente. Il termine “macchina” indica un gruppo statuario che rappresenta un momento della Passione di Cristo. Originariamente il termine si riferiva alla barella per trasportare gli infermi, poi alla portantina e quindi al basamento su cui veniva appoggiata la statua fino ad arrivare ad indicare l’intera struttura. Prima del 1759 ogni Confraternita portava in processione la propria statua. La sera del Giovedì Santo del 1759 si ebbe per la prima volta una processione unica con i confratelli intenti a portare i gruppi scultorei. Una relazione avvincente che ha illuminato un tratto della storia del passato di Vercelli, che ha interessato i soci del Rotary Vercelli che al termine della relazione hanno rivolto numerose domande al relatore.

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