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Giornata internazionale dei diritti delle donne

8 marzo, tra memoria e diritti: dalle mondine alle sfide di oggi

8 marzo, tra memoria e diritti: dalle mondine alle sfide di oggi

L’8 marzo non è soltanto una ricorrenza segnata dal profumo delle mimose o da un gesto simbolico di attenzione. È, prima di tutto, un momento di riflessione collettiva sui diritti delle donne, sulle conquiste raggiunte e sulle sfide che restano ancora aperte.

La Giornata internazionale dei diritti delle donne affonda le proprie radici nella lunga storia delle rivendicazioni femminili per il lavoro, l’uguaglianza e la dignità. Un percorso fatto di mobilitazioni e battaglie civili che, nel corso del tempo, hanno contribuito a trasformare profondamente la società.

In questo cammino di emancipazione anche il territorio vercellese custodisce una pagina significativa della storia del lavoro femminile: quella delle mondine. Donne spesso giovanissime che arrivavano nelle risaie per lavorare nei campi allagati durante la stagione del riso.

«Sebben che siamo donne, paura non abbiamo…». Così iniziava uno dei canti che accompagnavano le lunghe giornate di lavoro nelle risaie. Le mondine erano impegnate nel trapianto delle piantine di riso e nell’estirpazione delle erbacce infestanti: un lavoro duro e massacrante, svolto con l’acqua alle ginocchia, tra: fango, zanzare e la calura estiva.

Condizioni lavorative estremamente difficili con turni estenuanti, paghe minime e una sorveglianza costante. Con il cappello di paglia a ripararle dal sole, la schiena curva e le mani segnate dal lavoro, queste donne rappresentarono una delle prime realtà femminili a rivendicare diritti e condizioni più dignitose. Proprio dalle risaie partirono alcune delle prime proteste organizzate delle lavoratrici, segnando un passaggio importante nella storia delle rivendicazioni sociali.

Ricordare oggi le mondine significa riconoscere una radice profonda del percorso di emancipazione femminile, strettamente legata alla storia e all’identità del territorio.

Il fiore simbolo di questa giornata è la mimosa, che fu scelto nel 1946, nel primo anno in cui, dopo la Seconda guerra mondiale, la ricorrenza tornò a essere celebrata pubblicamente in Italia, su proposta di alcune esponenti dell’Unione Donne Italiane, tra cui Teresa Mattei, Rita Montagnana e Teresa Noce, alla ricerca di un simbolo semplice, accessibile e facilmente riconoscibile.

Inoltre, la mimosa fiorisce proprio nei primi giorni di marzo ed è diffusa spontaneamente in molte zone d’Italia; ma accanto a queste ragioni pratiche, nel tempo si è consolidato anche un significato simbolico: pur apparendo delicata, è una pianta resistente, capace di crescere anche in terreni difficili e di rifiorire con forza alla fine dell’inverno, richiamando idealmente la capacità delle donne di affrontare le difficoltà e di aprire nuovi percorsi di emancipazione.

Se molto è stato conquistato nel corso dei decenni, restano tuttavia ancora diverse le sfide aperte.

L’8 marzo non è, quindi, soltanto una ricorrenza simbolica, ma il punto di arrivo di un lungo percorso di conquiste e, allo stesso tempo, un invito a guardare al presente e al futuro, ricordando che i diritti non sono mai definitivamente acquisiti e che la loro tutela passa anche dalla memoria.

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