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34° ANNO

Giornata Internazionale del Malato: tra sofferenza, consolazione e relazioni umane

Dal punto di vista psicologico, la malattia è un fenomeno multidimensionale: accanto alla sofferenza fisica, dolore, limitazioni, stanchezza, emergono ansie, paure, dubbi sul futuro e sul valore di sé

Malato ospedale

Si celebra la Giornata Mondiale del Malato. La Giornata, non celebra la malattia in sé, ma la dignità del malato, l’impegno di chi cura e l’importanza delle relazioni che sostengono chi soffre. Dal punto di vista psicologico, la malattia è un fenomeno multidimensionale: accanto alla sofferenza fisica, dolore, limitazioni, stanchezza, emergono ansie, paure, dubbi sul futuro e sul valore di sé. Queste componenti psicologiche influenzano non solo l’esperienza di dolore, ma anche l’efficacia percepita delle cure e dei trattamenti. Molte ricerche in psicologia della salute hanno dimostrato che il dolore percepito non è determinato unicamente da fattori biologici, ma è modulato dalle emozioni, dall’attenzione, dal sostegno sociale e dalla qualità delle relazioni significative. Comunità sicure, supporto familiare e affettivo possono ridurre l’angoscia, aumentare la resilienza e modulare la percezione del dolore. Questi fattori psicologici interagiscono con il sistema neurobiologico del dolore, influenzando la soglia percettiva e l’utilizzo di analgesici. (General psychological pain literature). Immaginiamo il seguente scenario clinico-psicologico, tratto da osservazioni cliniche e letteratura sul rapporto tra dolore, analgesia e ambiente affettivo: un paziente ricoverato in ospedale per una patologia dolorosa riceve morfina come analgesico per gestire il dolore intenso. In ospedale, l’uso di oppiacei come la morfina è spesso necessario per controllare il dolore acuto o cronico. Tuttavia, al ritorno a casa, in un ambiente familiare caratterizzato da cura, affetto e presenza significativa, il paziente riferisce di avvertire una riduzione significativa del bisogno soggettivo di analgesici. Questo fenomeno può essere compreso attraverso alcune dinamiche psicologiche. 

Sostegno sociale e regolazione emotiva: la presenza affettiva attenua l’ansia e il senso di isolamento, che amplificano la percezione del dolore. Le relazioni di attaccamento attivano neurotrasmettitori come l’ossitocina, associata a riduzione dello stress e variazioni nella soglia del dolore.

Riframing cognitivo: sentirsi amati e accolti aiuta a reinterpretare l’esperienza dolorosa non solo come minaccia biologica, ma come parte di un cammino condiviso, riducendo la sofferenza soggettiva.

Costruzione di un contesto di sicurezza: la psicologia clinica evidenzia che un ambiente emotivamente sicuro può modulare la percezione del dolore tanto quanto alcuni trattamenti farmacologici, perché allevia il «carico mentale» associato all’esperienza dolorosa. Queste osservazioni non implicano che l’uso di analgesici debba essere ridotto senza indicazione medica; piuttosto, evidenziano l’importanza complementare delle relazioni di cura nella gestione del dolore e nel benessere globale del malato. La Giornata Mondiale del Malato ci richiama a guardare oltre la diagnosi e la terapia medica: invita operatori sanitari, familiari e società a riconoscere la persona nella sua interezza psicofisica e relazionale.

Persone malate non sono solo corpi da curare, ma soggetti con emozioni, legami, storie e relazioni che influenzano profondamente il loro percorso di cura. In questo senso, integrando medicina, psicologia e relazioni affettive, diventa possibile non solo alleviare il dolore, ma promuovere una qualità di vita più ricca e significativa per chi affronta una malattia, non solo con farmaci, ma con ascolto, presenza, sostegno umano.

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