olimpiadi
di Andrea Munaretto
7 Febbraio 2026 09:59
Abbiamo potuto assistere alla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina a San Siro. Lo stadio (casa di Milan e Inter) è risultato quasi del tutto pieno, offrendo un colpo d’occhio (anche grazie ai braccialetti luminosi) davvero incredibile.
La cerimonia prende avvio dal Rinascimento italiano, per poi attraversare la “dolce vita” e la musica: da Raffaella Carrà a Modugno, interpretato da Mariah Carey in una versione di Volare ben eseguita, anche se il suo accento americano traspare inevitabilmente.
La prima parte è un’esplosione di colori, con richiami alla cultura italiana impressi negli abiti dei ballerini, che evocano perfino la forma di una caffettiera. C’è Sabrina Impacciatore, che stupisce con un’esibizione destinata a restare tra i momenti simbolo della serata: tra coreografie al neon che cambiano con uno schiocco di dita, e un’energia contagiosa. Poi Laura Pausini, che reinterpreta l’inno suscitando qualche brivido, non sempre d’emozione, a giudicare dalle reazioni del pubblico.
Il presidente Mattarella arriva su un tram guidato da un autista d’eccezione, Valentino Rossi. Presenti molti capi di Stato, mentre la sfilata degli atleti appare invece penalizzata. È proprio questo il punto debole della serata, insieme all’esibizione di Brenda Lodigiani, incerta più per il format che per l'esecuzione.
La sfilata, complice la natura “diffusa” di questi Giochi, risulta spenta. Gli atleti sfilano nei rispettivi villaggi olimpici, e così Milano appare quasi vuota: molte delegazioni sono a Cortina, Predazzo o Livigno, lasciando a San Siro solo un cordone di accompagnatori con i cartelli in mano. Una scena quasi “metaversale”: il pubblico applaudiva immagini su uno schermo, senza poter trasmettere davvero calore a chi sta per iniziare il proprio sogno olimpico.
Non sono mancati però momenti forti: grandi applausi per il Principato di Monaco, con il suo unico atleta, e standing ovation per l’Ucraina; fischi, invece, per Israele e per la comparsa sugli schermi del vicepresidente americano JD Vance, nonostante gli applausi riservati agli atleti USA. Una vera ovazione ha accolto il team italiano, ultimo a entrare, sulle note di un improbabile Ridi Pagliaccio in versione techno.
La seconda parte della cerimonia assume toni più istituzionali, con gli interventi di Giovanni Malagó, “lupus in fabula” dei Giochi, e di Kirsty Coventry, presidente del CIO, prima delle parole del presidente Mattarella che dichiara ufficialmente aperte le Olimpiadi.
Seguono le esibizioni finali: la magistrale Nessun Dorma di Andrea Bocelli e, infine, quella più attesa — e discussa — di Ghali. Il cantante, in polemica per la censura preventiva e il bando dell’inno italiano, sceglie di recitare la poesia Promemoria di Gianni Rodari, un inno alla pace che infiamma lo stadio tra applausi e grida.
La cerimonia si chiude con l’accensione dei due bracieri olimpici, a Milano sotto l’Arco della Pace e a Cortina.
Un evento, quello di queste Olimpiadi “a due facce”, diviso tra la voglia di celebrare l’Italia e la paura del giudizio, tra libertà creativa e censura. Molti spettatori riferiscono che i fischi verso Israele e Vance sarebbero stati volutamente coperti dall’audio ufficiale: un silenzio forzato per dare l’immagine di una serata perfetta. Eppure, come spesso accade, proprio le imperfezioni lasciano le riflessioni più vere.
Vedere San Siro quasi pieno è stato un piacere inaspettato, una carezza sull’anima, anche grazie alle numerose offerte sui biglietti, di cui anch’io ho approfittato. Perché, diciamocelo: eventi come questo sono lo specchio di uno sport sempre più elitario. Ma finché gli stadi continueranno a riempirsi, forse questa contraddizione resterà tollerata. Lo sport deve essere di tutti, ma la festa, almeno per una sera, è sembrata di pochi.
Copyright © 2020 FONDAZIONE LA SESIA via Quintino Sella 30, 13100 Vercelli Reg. Imprese VC C.F. 00146700026 - P.IVA IT 00146700026 - R.E.A. VC44243
Powered by Miles 33
Commenti
Condividi le tue opinioni su La Sesia