VERCELLI
di Diego Melara
29 Gennaio 2026 16:55
Nella cornice istituzionale della Sala Giunta, alla presenza del sindaco e dell’esecutivo comunale quasi al completo, è stato presentato il libro “A noi piace sognare – Cronache da Panduma”, firmato da Gianfranco Balduzzi e Mario Gobber. Un’opera che racconta uno straordinario viaggio umano e geografico: quasi 14 mila chilometri in venti giorni, dal Giappone a Vercelli, a bordo di una Fiat Panda del 1996, attraversando la Siberia e la Russia europea da Est a Ovest.
Il volume non è soltanto il diario di un’impresa, ma una narrazione capace di intrecciare avventura, memoria e identità collettiva. Due medici dell’Ospedale Sant’Andrea, abituati alla responsabilità e alla cura, scelgono di non fermarsi al riposo, ma di seguire una traccia nata quasi per gioco, sulle orme di Fabrizio Carrubba e Salvatore Morabito, trasformata in un viaggio che ha portato Vercelli oltre i confini geografici, lasciando segni concreti di passaggio in città lontane come Nagoya, Vladivostok, Kazan e Mosca.
Ad aprire il libro è una dedica alle rispettive compagne di vita, Renza e Tiziana, riconosciute come parte essenziale di un’avventura resa possibile anche grazie al sostegno delle famiglie. Un viaggio che ha avuto fin dall’inizio anche una forte valenza solidale: il progetto editoriale, così come l’impresa stessa, sostiene l’Associazione Vercellese di Volontariato per l’assistenza ai malati oncologici “Insieme”, confermando come ogni chilometro percorso abbia prodotto non solo racconto, ma bene condiviso.
Durante la presentazione, Balduzzi e Gobber hanno arricchito il racconto con aneddoti e ricordi, presenti nel libro, dalle difficoltà burocratiche iniziali agli imprevisti tecnici lungo il tragitto, fino agli episodi raccontati con ironia che hanno strappato sorrisi al pubblico presente: come “la particolare sensibilità di Gianfranco ai gatti neri”: «Quando uscendo da una città ad un certo punto ci ha attraversato la strada un gatto nero, lui ha bloccato l’auto, si è messo da parte, ha fatto transitare la macchina dietro... ma non è stato sufficiente. Perché più avanti su di un ponte la macchina si è fermata”.
Storie che restituiscono il senso autentico del viaggio: non solo un’auto in movimento, ma di due ambasciatori di una comunità, quella vercellese, che viaggia con ostinazione gentile, spirito di servizio e discrezione.
La chiusura, affidata all’ironia degli autori, ha lasciato spazio a una promessa sospesa: «Non lo rifaremo mai. Forse…». Perché, come suggerisce il libro, i chilometri possono finire, ma i sogni condivisi trovano sempre il modo di continuare il loro cammino.
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