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Giornata mondiale dell’educazione: “Educare significa dare strumenti per leggere il mondo”

Intervista allo psicologo Raffaele Napolitano

Giornata mondiale dell’educazione: “Educare significa dare strumenti per leggere il mondo”

Lo psicologo Raffaele Napolitano

Il 24 gennaio si celebra la Giornata mondiale dell’educazione, istituita dalle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione sul ruolo fondamentale dell’istruzione nello sviluppo delle persone e delle società. In un momento storico segnato da profondi cambiamenti sociali, culturali e tecnologici, abbiamo intervistato lo psicologo Raffaele Napolitano per riflettere sul significato dell’educazione oggi e sulle sfide che il mondo educativo si trova ad affrontare.

Dottor Napolitano, perché è importante dedicare una giornata mondiale all’educazione?
«Perché l’educazione è spesso data per scontata. Una giornata come questa serve a fermarsi e ricordare che senza educazione non esistono crescita, libertà e partecipazione democratica. Educare non significa solo insegnare nozioni, ma aiutare le persone a comprendere sé stesse e il mondo che le circonda».

Dal punto di vista psicologico, quale valore ha l’educazione nello sviluppo individuale?

«Ha un valore enorme. L’educazione influisce sulla costruzione dell’identità, sull’autostima e sulla capacità di affrontare le difficoltà. Un contesto educativo accogliente e stimolante favorisce sicurezza emotiva, curiosità e resilienza. Al contrario, ambienti rigidi o svalutanti possono generare ansia, insicurezza e senso di inadeguatezza».

Quali sono le principali sfide educative del nostro tempo?

«Una delle sfide più complesse è sicuramente quella legata ai cambiamenti tecnologici. I giovani crescono immersi nel digitale e hanno bisogno di adulti che li aiutino a sviluppare senso critico e consapevolezza. Un’altra grande sfida riguarda l’educazione emotiva e relazionale: saper riconoscere le emozioni, gestire i conflitti e rispettare le differenze è fondamentale quanto imparare matematica o grammatica».

Che ruolo giocano scuola e famiglia in questo processo?

«Un ruolo complementare. La scuola è un luogo centrale di apprendimento e socializzazione, ma non può lavorare da sola. La famiglia resta il primo contesto educativo. Quando scuola e famiglia dialogano e collaborano, il bambino o il ragazzo si sente sostenuto e guidato. L’educazione è un processo condiviso, che coinvolge tutta la comunità».

Secondo lei, si parla abbastanza di benessere psicologico a scuola?

«Negli ultimi anni c’è maggiore attenzione, ma non è ancora sufficiente. Il benessere psicologico dovrebbe essere considerato una condizione necessaria per l’apprendimento. Studenti che stanno bene emotivamente imparano meglio, sviluppano relazioni più sane e sviluppano la propria sicurezza».

Un messaggio per la Giornata mondiale dell’educazione?

«Educare significa dare strumenti per leggere il mondo, non solo per adattarsi ad esso. Investire nell’educazione è investire nel futuro collettivo. Ogni insegnante, genitore o educatore può fare la differenza con ascolto, rispetto e passione».

La Giornata mondiale dell’educazione ci invita quindi a ripensare il valore dell’educare come atto di responsabilità e di speranza, ricordandoci che il futuro nasce ogni giorno nelle aule, nelle famiglie e nelle relazioni educative.

 

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