24 Gennaio 2026 23:54
Lo psicologo Raffaele Napolitano
Il 24 gennaio si celebra la Giornata mondiale dell’educazione, istituita dalle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione sul ruolo fondamentale dell’istruzione nello sviluppo delle persone e delle società. In un momento storico segnato da profondi cambiamenti sociali, culturali e tecnologici, abbiamo intervistato lo psicologo Raffaele Napolitano per riflettere sul significato dell’educazione oggi e sulle sfide che il mondo educativo si trova ad affrontare.
Dottor Napolitano, perché è importante dedicare una giornata mondiale all’educazione?
«Perché l’educazione è spesso data per scontata. Una giornata come questa serve a fermarsi e ricordare che senza educazione non esistono crescita, libertà e partecipazione democratica. Educare non significa solo insegnare nozioni, ma aiutare le persone a comprendere sé stesse e il mondo che le circonda».
Dal punto di vista psicologico, quale valore ha l’educazione nello sviluppo individuale?
«Ha un valore enorme. L’educazione influisce sulla costruzione dell’identità, sull’autostima e sulla capacità di affrontare le difficoltà. Un contesto educativo accogliente e stimolante favorisce sicurezza emotiva, curiosità e resilienza. Al contrario, ambienti rigidi o svalutanti possono generare ansia, insicurezza e senso di inadeguatezza».
Quali sono le principali sfide educative del nostro tempo?
«Una delle sfide più complesse è sicuramente quella legata ai cambiamenti tecnologici. I giovani crescono immersi nel digitale e hanno bisogno di adulti che li aiutino a sviluppare senso critico e consapevolezza. Un’altra grande sfida riguarda l’educazione emotiva e relazionale: saper riconoscere le emozioni, gestire i conflitti e rispettare le differenze è fondamentale quanto imparare matematica o grammatica».
Che ruolo giocano scuola e famiglia in questo processo?
«Un ruolo complementare. La scuola è un luogo centrale di apprendimento e socializzazione, ma non può lavorare da sola. La famiglia resta il primo contesto educativo. Quando scuola e famiglia dialogano e collaborano, il bambino o il ragazzo si sente sostenuto e guidato. L’educazione è un processo condiviso, che coinvolge tutta la comunità».
Secondo lei, si parla abbastanza di benessere psicologico a scuola?
«Negli ultimi anni c’è maggiore attenzione, ma non è ancora sufficiente. Il benessere psicologico dovrebbe essere considerato una condizione necessaria per l’apprendimento. Studenti che stanno bene emotivamente imparano meglio, sviluppano relazioni più sane e sviluppano la propria sicurezza».
Un messaggio per la Giornata mondiale dell’educazione?
«Educare significa dare strumenti per leggere il mondo, non solo per adattarsi ad esso. Investire nell’educazione è investire nel futuro collettivo. Ogni insegnante, genitore o educatore può fare la differenza con ascolto, rispetto e passione».
La Giornata mondiale dell’educazione ci invita quindi a ripensare il valore dell’educare come atto di responsabilità e di speranza, ricordandoci che il futuro nasce ogni giorno nelle aule, nelle famiglie e nelle relazioni educative.
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