Ordine degli Ingegneri della Provincia di Vercelli
di Ordine degli Ingegneri della Provincia di Vercelli
20 Gennaio 2026 10:00
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Ci si trova spesso a riflettere su quanto possano incidere le carenze, a vario livello, nell’ambito dell’applicazione delle tutele della salute e della sicurezza dei lavoratori, ossia delle norme che in Italia, se applicate concretamente, prevengono infortuni sul lavoro e garantiscono ambienti salubri.
Una panoramica sulle principali normative spazia dal Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81 e ss.mm.ii. (Testo Unico per la Sicurezza sul Lavoro) a norme tecniche, anche di natura volontaria (come la UNI EN ISO 45001:2023+A1:2024 – Norma sul sistema di gestione per la salute e la sicurezza dei lavoratori), senza scordare l’art. 2087 del Codice Civile che impone al datore di lavoro l’obbligo generale di tutelare «l’integrità fisica e la personalità morale» dei lavoratori e la Costituzione della Repubblica Italiana che, in particolare, all’art. 32 tutela la salute come diritto fondamentale ed all’art. 35 tutela il lavoro in tutte le sue forme, fornendo la base costituzionale del diritto alla salute ed alla sicurezza sul lavoro.
Pur evitando di addentrarci nei dettagli della normativa tecnica, si propone di seguito una riflessione su un evento realmente accaduto: ci si augura che il lettore si interroghi su ciò che ogni norma tenta, in fondo, di proteggere: la vita umana. L’obiettivo, quindi, non è un’analisi giuridica né un confronto tra articoli di legge ma un appello diretto alla coscienza, al senso di responsabilità che precede — e dovrebbe guidare — ogni azione. Si invita quindi a guardare oltre la burocrazia, oltre il linguaggio normativo, per riscoprire il valore essenziale della prevenzione: il rispetto dell’incolumità di chi lavora. Una tragedia rapida e brutale si può consumare in pochi istanti, magari riaccende i riflettori sulle cosiddette morti bianche ma, mentre le indagini fanno il loro corso per ricostruire la dinamica dell’infortunio, sovente nel silenzio familiari e colleghi affrontano l’impatto emotivo di una perdita che, oltre ad essere personale, è simbolo di una fragilità collettiva che non possiamo permetterci di ignorare. Dietro ad un nome, ora affiorato nelle cronache, ora scivolato nella fredda statistica di qualche agenzia o Ente, ci sono le abitudini di una vita semplice, gli affetti di ogni giorno, le responsabilità che solo chi ha qualcuno da proteggere conosce davvero.
La morte improvvisa spezza non solo l’equilibrio di una casa ma anche il senso di sicurezza che ognuno di noi presume di avere quando un familiare esce la mattina per andare a lavorare. Proviamo dunque ad immaginare insieme il susseguirsi di momenti di vita normali che avvengono in una famiglia normale, che non sa che incombe di lì a poco una tragedia che porterà al decesso di un lavoratore, rimasto schiacciato all’interno di un macchinario. La riflessione non vuole essere un racconto struggente da libro Cuore, non è questa la sede, e dunque non ci si soffermerà più di tanto sulla descrizione di episodi di vita normale: ma vuole rendere giustizia ai sentimenti di tante, troppe famiglie che hanno realmente vissuto queste situazioni. Immaginiamo dunque una bella mattina con il sole non ancora sorto e la luce dell’alba che filtra in una stanza dove marito e moglie sono al solito impegnati nelle operazioni di risveglio, il meno traumatiche possibili, di due figli in età scolare. Stringe un po’ il cuore ma è necessario fare così e fare in fretta: bisogna da una parte arrivare a lavorare in orario e dall’altra provvedere a far lavare e vestire, dare colazione e portare a scuola. Le scenette immaginabili sono innumerevoli: da quelle tragicomiche a quelle più convincenti con la promessa di qualcosa in cambio a quelle più o meno minacciose: dipende anche dallo stato d’animo dei genitori (e dei figli), nonché del tempo a disposizione.
E Dio non voglia che si litighi anche per qualche stupidata! Resterebbe poi un angosciante ricordo indelebile. E poi, al lavoro, nell’intervallo per il pranzo, ci scappa magari anche una telefonata: alla moglie, perché ci si è dimenticati di qualcosa o si propone qualcos’altro per la sera o semplicemente per un saluto affettuoso, o ai figli per sapere come è andata l’interrogazione. Poi si torna al lavoro. Il nostro uomo è un bravo manutentore. E c’è una macchina, un recipiente dove probabilmente è rimasto incastrato il solito pezzetto venuto male e che nessuno ha rimosso. Con tutti gli anni di esperienza che ha, sarà una bazzecola! Fuori non c’è il solito allarme di blocco: ricorda improvvisamente che c’è da cambiare la gomma sulla bilancia. Nessun problema, ancora più semplice, usa un attrezzo che ha in mano, sostituisce ed il gioco è fatto. Questa macchina, ormai, la conosce come le sue tasche, nessuno è più esperto di lui! Apre la porta, entra ed in un attimo sistemerà anche questa grana. Nella penombra, in mano ha pure i soliti documenti che dovrà poi compilare: non sa dove metterli per avere le mani libere, si appoggia su qualcosa e … La macchina riparte e resta intrappolato … per sempre. Come detto all’inizio, il decesso è avvenuto realmente. Questo lavoratore, sfortunatissimo ma anche un po’ incauto, che non ha nome e che potrebbe essere chiunque, non era solo un numero in quella fabbrica. Era un lavoratore esperto, l'uomo che insegnava agli altri colleghi, che era sempre propositivo, tenuto in considerazione anche dal datore di lavoro che certo non voleva che morisse e, nel contempo, era anche il padre e marito che tornava a casa con le mani sporche ma il cuore pieno di vita e che, ora, non c’è più a causa di un sistema di sicurezza che non ha funzionato come avrebbe dovuto e che doveva essere immediatamente riparato. Già in sede giudiziaria (e prima durante il sopralluogo avvenuto nell’immediato) è emerso che il microinterruttore installato sulla porta di accesso era stato bypassato, per cui poi non ha arrestato gli elementi mobili della macchina. Il nostro uomo si è incautamente e disgraziatamente appoggiato sulla bilancia che ha fatto partire la tramoggia intrappolandolo e schiacciandolo. Un’ultima considerazione: è stato detto “se si sapesse quando il ladro viene in casa”. Aggiungiamo: se si sapesse cosa mi succederà oggi! Magari, a pensarci, al mattino e durante il giorno saremmo più disponibili e meno litigiosi, come invece accade sempre più spesso. Ma, si sa, del senno di poi son piene le fosse.
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