Prevenzione
di Redazione La Sesia
19 Gennaio 2026 14:36
Dal novembre 2021 a fine 2025 sono 115.417 i piemontesi che si sono sottoposti al test per l'epatite C: di questi, 100 sono risultati positivi all’HCV.
Scoprire l’infezione in tempo significa curarla e guarire: è questo il messaggio al centro delle campagne di prevenzione contro l’epatite C promosse dal Servizio Sanitario Regionale del Piemonte, in linea con le politiche nazionali di salute pubblica. Proprio in questi giorni è stata confermata la proroga dello screening gratuito fino al 31 dicembre 2026, offrendo a un’ampia fascia di popolazione un’opportunità in più per tutelare la propria salute.
L’epatite C è una delle principali cause di malattia cronica del fegato. Se non diagnosticata e trattata, può evolvere nel tempo verso forme gravi come la cirrosi e il tumore del fegato. La particolarità di questa infezione è però la sua frequente assenza di sintomi: nella fase iniziale, circa il 70% delle persone infette non sa di esserlo.
Nella maggior parte dei casi l’infezione decorre in modo silente: solo una parte delle persone elimina spontaneamente il virus, mentre in circa il 70% dei casi si sviluppa una forma cronica. Quando compaiono, i sintomi possono includere stanchezza, nausea, dolori addominali, febbre e ittero, ma spesso arrivano quando la malattia è già avanzata.
Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, la diffusione dell’HCV varia notevolmente nel mondo. In Italia si stima che tra l’1 e il 2,2% della popolazione sia entrato in contatto con il virus e che una quota compresa tra lo 0,74 e l’1,7% presenti un’infezione attiva.
Il contagio avviene esclusivamente attraverso il contatto con sangue infetto, ad esempio:
condivisione di aghi e siringhe
trasmissione per via verticale da madre a figlio
esposizioni sanitarie
trasfusioni di sangue e trapianti di organi
rapporti sessuali con persona infetta
tatuaggi o piercing non regolamentati
condivisione di oggetti personali
L’epatite C non si trasmette attraverso contatti quotidiani come abbracci, baci, condivisione di posate, cibo, acqua o servizi igienici.
Oggi l’epatite C può essere curata nella quasi totalità dei casi. Le terapie antivirali orali sono brevi, ben tollerate e consentono di guarire oltre il 95% dei pazienti, indipendentemente dall’età e dalle condizioni cliniche. Per questo la diagnosi precoce è fondamentale.
In assenza di un vaccino, la prevenzione passa soprattutto attraverso lo screening. Il Ministero della Salute ha previsto lo screening gratuito e volontario per le persone nate tra il 1969 e il 1989, ora prorogato fino al 31 dicembre 2026.
Il test può essere effettuato tramite:
test sierologico su prelievo di sangue
test rapido capillare
In caso di risultato positivo, la persona viene contattata dal Centro specialistico di riferimento per la presa in carico e l’avvio del percorso di cura. La prevenzione resta uno degli strumenti più efficaci per proteggere la salute: aderire allo screening significa prendersi cura di sé e contribuire all’obiettivo di eliminare l’epatite C come problema di sanità pubblica.
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