Milano Cortina 2026 – Viaggio della Fiamma, tappa 37
di Diego Melara
18 Gennaio 2026 10:39
Mentre incalza la polemica che infiamma il dibattito sportivo, riguardo la selezione dei tedofori per la staffetta della torcia olimpica di Milano Cortina 2026, un messaggio che va oltre lo sport.
Martedì 13 gennaio Vercelli ha vissuto un momento di forte intensità simbolica ed emotiva con il passaggio della Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026. Nella tappa numero 37 del Viaggio della Fiamma, tra i tedofori c’era anche Simone Carniglia, atleta con diabete di tipo 1, la cui corsa ha assunto un significato che va ben oltre il gesto sportivo.
Con la torcia tra le mani, Carniglia non ha portato soltanto il fuoco olimpico, ma la voce di un’intera comunità: quella delle persone con diabete di tipo 1, spesso invisibili, troppo spesso costrette a confrontarsi con paure, limiti presunti e pregiudizi. La sua presenza a Vercelli è stata un messaggio chiaro e potente: il diabete non spegne i sogni, non ferma il talento, non cancella l’ambizione.
Atleta di Tortona e volontario della Fondazione Italiana Diabete ETS, Simone Carniglia è un punto di riferimento nel mondo dello sport di endurance. È il primo runner con diabete di tipo 1 ad aver completato le Six World Marathon Majors ed è entrato nel Guinness dei Primati per il minor tempo totale nella somma delle sei maratone più importanti del mondo. Un traguardo che ha scelto di trasformare in strumento di inclusione e consapevolezza.
«Per me è una giornata speciale – ha raccontato – perché ho iniziato a correre ispirandomi alle Olimpiadi di Atene 2004 e alla vittoria di Stefano Baldini». Un’emozione personale che si intreccia a una missione più ampia: dimostrare che convivere con il diabete non significa rinunciare ai propri sogni.
Carniglia non ha mai vissuto la malattia come un ostacolo insormontabile, ma come una sfida da affrontare con consapevolezza e preparazione. Attraverso la sua esperienza ha contribuito a rendere più inclusive alcune delle più grandi maratone internazionali, favorendo servizi e attenzioni che permettono anche agli atleti diabetici di gareggiare in sicurezza. Un impegno che gli è valso il ringraziamento di tante persone, da ogni parte del mondo.
Essere tedoforo, per Simone, ha significato rendere visibile una verità che merita spazio: le persone con diabete di tipo 1 ci sono, partecipano, eccellono. A Vercelli, la sua corsa ha acceso uno sguardo nuovo sulla forza, la determinazione e il coraggio di chi ogni giorno affronta la propria sfida con dignità.
La Fiamma Olimpica, per sua natura, unisce. In quel tratto di strada vercellese, grazie a Simone Carniglia, ha anche illuminato una speranza concreta: quella di uno sport davvero aperto a tutti, capace di includere, ispirare e cambiare prospettiva.
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