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«Il Carnevale è il luogo dell’anima, lo sfondo del nostro incontro»

Gianni Gottardo e Anna Pes, coppia nella vita, saranno Stevulin dla Plisera e Majutin dal Pampardù

«Il Carnevale è il luogo dell’anima, lo sfondo del nostro incontro»

Per l’edizione 2026 del Carnevale Storico di Santhià saranno Anna Pes e Gianni Gottardo ad indossare i panni di Majutin dal Pampardù e Stevulin dla Plisera.
Marito e moglie da 35 anni, interpretano a pieno le maschere che rappresentano, Majutin e Stevulin sono infatti due sposi a cui, per tradizione, vengono consegnate le chiavi di Santhià durante la manifestazione.
Gianni Gottardo, 65 anni, è nato in Sardegna ma è santhiatese fin dall’infanzia. Da oltre trent’anni lavora come impiegato tecnico nel settore dei manufatti in cemento. Per lui il Carnevale ha sempre significato partecipazione attiva: dalle maschere a piedi da giovanissimo, alla Compagnia del Funfi, passando per i carri allegorici dei Batusu fino alla Grupia. «Il Carnevale è sempre stato un momento magico - racconta Gottardo - un luogo dell’anima fatto di amicizia, allegria e condivisione. Indossare oggi i panni di Stevulin, insieme a mia moglie, è un onore grande e una responsabilità verso tutta la città».
Origini sarde anche per Anna Pes, arrivata a Santhià in tenera età. Quotidianamente è impegnata nella sterilizzazione dello strumentario chirurgico per le sale operatorie di diversi ospedali piemontesi, ma a Carnevale si cimenta dai balli dei curantun alle pule, alle sfilate con le compagnie Funfi, Batusu, Rabadan e Grupia, fino alla partecipazione ad ogni iniziativa sociale del Carvé. «Il Carnevale è stato lo sfondo del mio incontro con Gianni, il luogo dove tutto è iniziato - ricorda Pes - Ci sono date che segnano la vita: il 14 febbraio per me lo è. Dopo un dolore profondo vissuto proprio durante un Carnevale, oggi il destino mi riporta qui, nello stesso giorno, con un significato nuovo. Forse qualcuno, da lassù, ha voluto regalarmi un Carnevale che valesse doppio».
Nonostante le loro origini siano lontano da Santhià nelle loro vene scorrono coriandoli. «Essere arrivati qui da bambini - spiegano -significa essere cresciuti con il suono dei pifferi e dei tamburi nelle orecchie. Ricevere le chiavi della città è l'atto finale di questa integrazione la dimostrazione che il Carnevale di Santhià non si eredita solo per sangue, ma si conquista con il cuore».
Entrambi sono emozionati per il ruolo che si apprestano a ricoprire. «Diventare le maschere principali significa diventare i volti della propria comunità - concludono - Non è solo indossare un costume prestigioso, ma farsi carico della storia locale, dei riti e della gioia che il nostro Carnevale porta con sé. Farlo in coppia rende tutto più magico, è un modo per celebrare la nostra unione, che dura da 35 anni, sotto il segno del Carvè».

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