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Sulla mia strada

«É Gesù che porta a compimento quanto cominciato da Mosè»

Monsignor Sergio Salvini commenta il Vangelo di domenica 11 gennaio

Battesimo di Gesù

Battesimo di Gesù

Giovanni predicava un battesimo di penitenza per la remissione dei peccati, molti andavano da lui per ascoltare le sue parole e compiere questo segno penitenziale disposti a ricominciare una nuova vita dopo questo rito di purificazione. Gesù arriva in mezzo alla folla come uno dei tanti, ma è possibile che Gesù faccia questo se non ha peccati da eliminare. Il Battista avverte in questo atto di Gesù qualcosa che come noi non comprende bene perciò gli domanda, interdetto, sono io che ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me? Ma Gesù risponde, lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia.

Nel contesto culturale del giudaismo in quel tempo si ritiene che la giustizia consista nel fedele compimento della Torah, in quanto piena accettazione della volontà divina.

Gesù riceve il battesimo di Giovanni come manifestazione della sua osservanza incondizionata della volontà divina, il profondo significato di ciò che ha ora si comincia a intravedere e manifesterà solo alla fine della vita terrena di Cristo. Vale a dire alla sua morte, risurrezione. Andando a ricevere il battesimo, Gesù continua a manifestarsi come colui che adempie i piani salvifici di Dio, per portare il suo popolo alla promessa patria del cielo.
In effetti, Gesù dà inizio alla sua vita pubblica, all'uscita dalle acque del fiume Giordano. Mosè era morto dopo avere contemplato la terra promessa dal Monte Nebo poco prima di attraversare questo fiume nel quale Gesù si è fatto battezzare.
Ora Gesù comincia la sua predicazione a partire dalle sponde del Giordano che è il luogo dove la vita di Mosè era terminata.È

Gesù che veramente porta a compimento quello che Mosè aveva cominciato. D'altra parte le parole che si ascoltano indicano con sufficiente chiarezza che comincia a compiersi tutto ciò che era stato annunciato da parte di Dio. La frase questi è il figlio mio, l'amato, pronunciata da una voce dai cieli è un'eco di quella con la quale Dio si rivolge ad Abramo per chiedergli di sacrificarli suo figlio isacco. Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami. Questo modo di riferirsi a Gesù mette In parallelo, la drammatica scena della genesi, nella quale Abramo è disposto a sacrificare Isacco che lo accompagna senza fare resistenza, con il dramma che si consuma sul calvario, dove Dio Padre offrì il sacrificio, suo figlio accettaato volontariamente per la redenzione del genere umano.

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