La storia della Pro Vercelli
di Alex Tacchini
16 Febbraio 2023 19:21
L’ineffabile destino di quella monetina da 50 franchi francesi tirata a lucido (rigorosamente “conio G. Guiraud del 1952”) lanciata nel cielo tremante dello stadio Comunale dall’arbitro Franco Lanzetti di Viterbo in quell’8 giugno del 1971 chiuse idealmente la pagina di una favola sportiva, sancendo il rocambolesco ritorno in Terza Serie della Pro Vercelli dopo il lungo digiuno di 10 anni che durava dal torneo 1961-62.
Di quella Serie C/Girone A 1971-72 si ricorda una sospiratissima salvezza delle Bianche Casacche, vissuta in città quasi come uno scudetto, perché raggiunta col batticuore nei confronti di avversarie di rango solo all’ultima giornata disputata domenica 18 giugno 1972, grazie alla concomitanza-allineamento stellare della doppietta di Paolo Zarino al Seregno e per un solo gol di differenza reti sul Treviso (uscito sconfitto all’ultimo soffio per 0-2 in casa dal Legnano, notizia conosciuta solo per telefono a gara di via Massaua terminata) ed il conseguente secondo carosello di auto in città (dopo quello post-Comunale ‘71), con tanto di bagno nella fontana del Seminatore opera dell’ispirato scultore “liberty” Attilio Gartmann (Vercelli, 1877- Caresana, 1928) in piazza Roma, da parte di giocatori e tifosi, al tramonto dolcissimo e sudato di una giornata rimasta indelebile e pressoché irraccontabile negli occhi di chi l’ha vissuta. La squadra bianca nell’estate del ’71 aveva visto l’ingresso in società di un gruppo torinese capitanato dall'onorevole della Democrazia Cristiana, nonché colonna della politica torinese, Gian Aldo Arnaud (curiosamente nato nella città la cui squadra vinse uno scudetto nello stesso anno del 7° della Pro, Novi Ligure, il 28 dicembre 1929) che assumerà la carica di nuovo presidente, rilevando il testimone dall’uscente Francesco Frola.

Nella sua carriera Arnaud fu consigliere comunale a Torino, deputato della Democrazia Cristiana dal 1965 al 1983 per cinque legislature, sottosegretario ai Lavori pubblici dal 1973 al 1976 nei governi Rumor (IV e V) e Moro (IV e V) e alla presidenza del Consiglio dei ministri nel III Governo Andreotti dal 1976 al 1978, nonché Rappresentante dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa (1972-75). Curiosità: nel 2009, alla soglia delle 80 primavere darà alle stampe un libro giallo “Nessuno muore per caso”, edito da Pintore, in cui il commissario Pantaleo alias Arnaud lascerà fluire dentro tanto della sua vita, dei mille misteri d´Italia lambiti negli anni in cui solcò i palazzi del potere e che il collega Nicola Gallino su Repubblica recensirà così: “Un political thriller serrato, solido, scritto bene; capace anche di far venire qualche brivido a chi vi si può riconoscere”. Ad Arnaud, che sarà il n.1 di via Massaua solo per due stagioni (71-72 e 72-73) seguirà la gestione di Ettore Baratto (1973-79). Morirà a Roma, a 84 anni, il 4 giugno 2013, non prima di aver fatto uscire il seguito-thriller “Vendetta inaspettata” nel 2010. Come spesso capita nella nostra città, di lui, a Vercelli non si parlerà (quasi) più.
Tornando al campo, nei mesi a cavallo del 1971-72 la Pro vide avvicendarsi alla guida tecnica tre allenatori: inizialmente l’artefice della promozione dell’anno precedente Raffaele Cuscela, a cui seguì la chiamata momentanea di Sergio Bellomo (7ª e 8ª giornata), per poi essere rilevato da uno degli attaccanti più puri, prolifici e di classe che la Serie A abbia mai avuto, lo svedese di Stoccolma Kurt Hamrin (dove nacque il 19 novembre 1934), che – chiamato all’ombra del Sant’Andrea dagli amici Ugo Ferrante e Giovanni Pirovano con cui aveva giocato nella Fiorentina e nonostante l’entusiasmo iniziale della tifoseria - durò solo il battito di ciglia dalla 9ª alla 23ª giornata (fatale lo 0-2 al “Robbiano” col Derthona del 27 febbraio 1972). Quindi, ancora con il commovente Sergio Bellomo come trainer sino a fine stagione, con tanto di obiettivo centrato “col cuore in mano”, a cui i tifosi dei Leoni saranno sempre grati. Di quel campionato, si ricorda invece assai meno una caratteristica piuttosto peculiare: quella di avere avuto, nelle fila di tutti gli avversari della “Bianca” giocatori che sarebbero di lì a poco diventati fior di allenatori. Ad esempio, nella Cremonese giocò classe 1955 Marco Torresani, che allenò anche la Pro nel 2007-08 seppur con poche fortune. Nel Lecco militavano sia il classe 1947 Osvaldo Jaconi, che in carriera portò al successo 11 delle sue squadre, in cui spiccano le promozioni in Serie B del Castel di Sangro 1995-96, Savoia 1998-99 e Livorno 2001-02 e soprattutto quel Gianfranco Motta che a Vercelli allenò la Pro tra il 1998 e il 2000, il 2008-09 e la Pro Belvedere Vercelli nel 2009-10, in quella che sarebbe stata l’ultima stagione dei Galletti gialloverdi, prima della fusione-salvataggio con la Pro Vercelli. Quel Lecco, che in panchina aveva Angelo Longoni, alla fine vince il campionato di C 71-72, conquistando la promozione in Serie B, ai danni della favoritissima Alessandria allenata prima da Mario David e quindi da Mario Pietruzzi, superata solo per 4 lunghezze (51-47) al termine di una stagione entusiasmante, che aveva visto nei piani alti anche squadroni come Udinese, Solbiatese e Cremonese.
E ancora: come rivali, le Bianche Casacche ebbero in quell’anno Walter Novellino, giocatore del Legnano; nelle distinte del Padova comparivano Sergio “Buster Keaton” Buso e Roberto Filippi, poi esploso nel L.R. Vicenza di Paolo Rossi e G.B. Fabbri; nel Piacenza Graziano Landoni, Paolo Franzoni e Felice Secondini (che allenò la Pro Vercelli nel 2003). Nella Pro Patria spiccano Bruno Bolchi (primo calciatore ad apparire sulle figurine della Panini, nel 1961, scomparso il 28 settembre 2022 a Firenze), nel Rovereto ci giocava Pierluigi Frosio e il futuro, sfortunato capitano-simbolo dell’Avellino Adriano Lombardi; nella Solbiatese Gianfranco Bellotto, nel Trento Bruno Baveni (alla Pro nel ‘95-96), nell’Udinese due nomi che diventeranno di rango quali Massimo Giacomini e Giovanni Galeone, nel Verbania (allenato dall’ex Pro e futuro Cesena e Milan Pippo Marchioro) si farà strada un certo Osvaldo Bagnoli, che da tecnico originale e coriaceo porterà l’Hellas Verona a vincere il titolo di Campione d’Italia 1984-85. D’altronde, la stessa Pro Vercelli ebbe in quell’anno nelle sue fila tre giocatori che saranno ottimi allenatori: Claudio Onofri, Andrea Valdinoci e Carlo Soldo, che si sarebbe accomodato sulla panchina di via Massaua nel 1978-79.
La prossima puntata sul numero de La Sesia in edicola venerdì 17 febbraio
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