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I 130 anni della Pro Vercelli

Quando Angelo fece innamorare mister King

Continua l’excursus della carriera di Piccaluga

Magnozzi

Il busto di Magnozzi a Livorno

Alla Pro Vercelli, l’ala sinistra vercellese classe 1906 Angelo Piccaluga, giocatore straordinario che adotteremo ‘come Virgilio’ per tratteggiare il cambiamento d’epoca che il calcio italiano attraversò tra gli Anni ’20 e gli Anni ’40, giocò quattro intensissime stagioni. Quelle del debutto, della crescita, quelle della consapevolezza che la sua sarebbe potuta diventare una carriera seria e importante.

E in effetti, giocare nella Pro di quel periodo (1923-27) era già “tanta roba”. Angelo era anche specializzato nel tirare i rigori, ma la sua prima rete in Prima Divisione (Torneo Eliminatorio di Lega Nord - Girone B) la segnò su azione al Livorno, al campo Boario di piazza Conte di Torino, che a Vercelli si è sempre chiamato “Camp a dla Fera”, sino a quando negli Anni ’70 l’enorme distesa polverosa del parcheggione di fronte alla caserma fu trasformata nell’attuale parco giochi della ri-denominata piazza Camana, su decisione dell’assessore Aldo Venè (da lì a poco sarebbe diventato presidente della As Pro Vercelli Scherma, riportando la sala di via Massaua sul tetto del mondo). È da allora che le generazioni perderanno l’abitudine di chiamare quel luogo “dla Fera”, tanto che a qualche ragazzo di oggi glielo si dovesse domandare, cadrebbe sicuramente dalle nuvole, mentre si ricorderebbe bene delle altalene o della fontana (ora dismessa) dei giardini della sua infanzia.

Torniamo alla Pro e a Piccaluga. Era una domenica, come quasi sempre si gioca al calcio, soprattutto se si è nella Serie A del tempo: la Prima Divisione. Quel 15 febbraio 1925 la Pro Vercelli passeggiò per 6-1 sul Livorno. I Leoni scesero in campo con: Cavanna (il nuovo portiere delle Bianche Casacche di quella stagione), Borello, Perino, Ceria, Milano IV, Degara, Ara, Ardissone, Matuteja, Rosso e Piccaluga. Allenatori: Bertinetti, Leone, Milano. Una signora squadra. L’avversario era invece allenato da un certo József Ging, che all’andata aveva superato il team vercellese per 4-1, al campo labronico di Villa Chayes. Stavolta però i Leoni seppero rendere pan per focaccia alle “Triglie” e la rete iniziale del 6-1 fu messa a segno proprio da Piccaluga, al 5’ del primo tempo. È probabilmente in quel preciso momento che il tecnico magiaro, di origini irlandesi, nato col cognome “King” e nato a Budapest nel 1891, inizierà ad innamorarsi calcisticamente di Piccaluga, tanto da volerlo tre anni dopo nel suo Modena. Curiosità: durante la permanenza italiana, trainer King sarà costretto dalle autorità fasciste a mutare il suo cognome in Ging e il suo nome József in Giuseppe. Col Livorno, alla rete iniziale di Piccaluga seguirono le marcature bicciolane di Rosso, 43’ Ardissone (P), 47’ Ardissone (P), 50’ e 72’ Ceria (P). Il gol della bandiera livornese, al 32’ del primo tempo fu invece messo a segno dalla stella degli amaranto, super bomber Mario Giovanni Marcello Magnozzi, che si era giocato lo scudetto della rinascita post bellica nella finale con l’Inter del 1919-20, sfiorando il titolo anche l’anno successivo, venendo eliminato solo all’ultimo dal Pisa.

Quel 1924-25 di Prima Divisione fu l’anno della sua consacrazione: Magnozzi vincerà la classifica cannonieri di Massima Serie e nel 1928 è tra gli Azzurri che vinsero la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Amsterdam. Nel 1930 sarà acquistato dal Milan dove resterà fino al 1933, anno in cui venne ceduto di nuovo al Livorno. Restò nella squadra toscana fino al 1936, anno del suo ritiro. Con la maglia del Brescia, Magnozzi (29 presenze e 13 gol in maglia azzurra) giocherà la tournée di 10 gare giocate negli Stati Uniti dall'11 agosto al 5 settembre del 1928 (un anno prima del crack di Wall Street) che fruttò alla società delle Rondinelle 30.000 dollari. Insieme a lui (ne abbiamo già parlato) Mario Ardissone e Mario Zanello dalla Pro Vercelli. Non fu certo quella l’unica tournèe di Magnozzi. Nel 1929, dal 25 luglio al 14 settembre, prese parte alla tournée del Bologna in Sud America, contro le più forti squadre di Argentina e Brasile e contro la Nazionale di calcio dell'Uruguay, che schierava leggendari campioni olimpici del 1924 e 1928 (Mazali, Arremón e Borjas), e futuri campioni del mondo del 1930 (Tejera e Anselmo), il Bologna e Magnozzi realizzarono l'impresa: i rossoblù vinsero per 0-1, con rete proprio del campione livornese, a cui la sua città dedicherà uno dei principali impianti sportivi di Livorno, lo "Stadio Magnozzi", situato nel quartiere Sorgenti, che ospita le gare interne della Pro Livorno Sorgenti, militante in Eccellenza e uno stupendo busto allo stadio.

A Vercelli, invece, il periodo è di quello negli annali. Nell’estate precedente, ai Giochi di Parigi 1924, nella scherma, il co-allenatore (nonché fondatore della Sezione Calcio) delle Bianche Casacche Marcello Bertinetti vince un oro e un bronzo olimpico nella scherma, mentre - su spunto del presidente della Figc Bozino - diventa ufficiale l’idea d’annunziana del concetto di “scudetto” per la squadra campione in carica, che dunque sarà cucito per la prima volta nella storia sulla maglie del Genoa. In società entra un certo Secondo Ressia, che farà la storia del club bianco a livello dirigenziale. In campionato la Pro è semplicemente fantastica, come vi racconteremo nella prossima puntata.

La storia dei 130 anni della Pro Vercelli continua sul numero de La Sesia in edicola venerdì 23 settembre

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