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I 130 anni della Pro Vercelli

Inizia la leggenda di Piccaluga

L’11 novembre del 1923 contro la Spal debutta l’uomo che inventerà il libero

Pro Vercelli

Una foto della Pro Vercelli del 1924

A casa, gli telefonava nientemeno che l’ingegner Enzo Ferrari, di cui era tifosissimo in quanto giocatore con la maglia dei “Canarini”.

Già. A Vercelli abbiamo avuto un attaccante-ala fortissimo che sfiorò lo scudetto con la maglia della Pro, giocò due partite in Nazionale, diventò letteralmente idolo delle tifoserie di Modena e Palermo, finendo la carriera come allenatore, applicando tra i primi (se non per primo) l’idea del ruolo del libero in difesa, nelle città a quel tempo italianissime, di Pola e Fiume. Riuscì ad evitare per questione di ore la tragedia dell’implosione delle Terre Italiane in Istria e Croazia, per poi trasferirsi con la famiglia ad Asti, tornando solo raramente nella sua Vercelli, dove il papà aveva un ristorante, non lontano dallo stadio “Robbiano”. Il suo nome è Angelo Piccaluga e il fatto che sia poco ricordato nelle cronache cittadine, la dice lunga sul concetto di giacimento sconfinato di vere e proprie e leggende nello sport che la città di Sant’Eusebio abbia saputo partorire nei suoi 130 anni di storia. Nelle righe (e nei numeri seguenti) proveremo a tessere le fila della sua vita, grazie anche ai ricordi del nipote Angelo (lo stesso nome del nonno) Casalone.

Angelo Piccaluga era chiamato dai suoi compagni di squadra della Pro, “Cerbiatto”. Perché sgusciava, creava spazi, segnava e faceva segnare. Un vero e proprio precursore delle gesta di Pietro Ferraris II (anch’egli della scuola “bicciolana”) sull’out mancino, insomma. Peperino in campo, decisamente umile una volta smessi casacca bianca (e poi gialla e poi rosanero). Scaltro attaccante sinistro che oggi sarebbe definito come seconda punta (sostanzialmente un’ala, dal passaggio e dai cross tagliati e precisi a smarcare il compagno), Angelo Piccaluga (Vercelli, 4 ottobre 1906 - San Desiderio di Calliano, 7 marzo 1993), ha la fortuna/sfortuna di giocare in una Pro che era ancora sì decisamente grande e fortissima, ma che aveva irrimediabilmente perso il treno-tocco magico degli scudetti (l’ultimo nel 1922). Angelo si conquistò progressivamente posto in squadra mettendo a segno 12 marcature in 47 gare con la Pro Vercelli di Prima Divisione Nazionale tra il 1923-24 (debutto in Pro Vercelli-Spal 6-0 dell’11 novembre 1923) e il 1926-27. A gettarlo, ad appena 17 anni appena compiuti, nella mischia fu il quotatissimo trio di allenatori della Pro Bertinetti, Milano I e Leone.

Come dire, “la storia della Pro racchiusa in una panchina” (che non esisteva ancora). La squadra bianca era reduce dal trionfo per 1-3 di Milano sul Milan (al campo di viale Lombardia) e il titolarissimo Zanello era indisponibile. Per Piccaluga fu l’inizio di una lunga carriera che quel giorno certo non si sarebbe mai sognato di tratteggiare. Facciamo un ulteriore passo indietro: momentaneamente molto rimaneggiata, l'avvio della Pro Vercelli in campionato 1923-24 era stato sconcertante. Il 7 ottobre 1923 il team bianco era stato inopinatamente sconfitto dalla Cremonese per 2-1 alla prima giornata del Campionato di Prima Divisione, -Torneo Eliminatorio Della Lega Nord - Girone B.

Il passo falso costerà caro ai bicciolani, carissimo perché al termine del campionato sarà di appena 3 punti il distacco dei vercellesi dal Bologna capolista e due di quei tre mancano proprio dal match iniziale giocato al campo di via Persico della città dei violini. Quindi, dopo il successo sulla Novese, la squadra bianca è nuovamente battuta dal Pisa per 1-0 (ma i Leoni furono costretti a giocare in dieci uomini, poiché a Milano Zanello perse la coincidenza per il treno diretto a Pisa). In questa falsa partenza, poi recuperata progressivamente, sta tutta la stagione di questa Pro ancora grandissima, ma sostanzialmente a cui mancò un pizzico di buona sorte. Alla 4ª giornata, il gruppo comincia infatti a trovare i giusti meccanismi e i risultati arrivano puntuali: il 28 ottobre la Pro infligge un deciso 3-0 all'Hellas Verona, va a vincere a Milano per 1-3 contro il Milan dell'ex Gay II, e supera di slancio (6-0) la Spal alla sesta giornata, con tripletta di Sarasso.

Correva l’11 novembre 1923 e al campo comunale di piazza Conte di Torino (abitualmente chiamato dai vercellesi “al camp dla fera”) la Pro Vercelli scese in campo con Curti, Bossola IV, Rocco, Rollone, Ceria, Milano IV, Piccaluga, Ardissone, Matuteja, Sarasso e Borello. All.: Bertinetti, Milano e Leone. La Spal rispose con Lupi, Ticozzelli, Felise, Preti I, Fini, Mafredini, Vassarotti, Sgarbi, Serrazanetti, Mazzoni e Francia. Per i più appassionati del calcio d’epoca, il trainer spallino era proprio il mitico Giuseppe Ticozzelli da Castelnovetto, a cui dedicheremo presto un capitolo. 

In quel torneo, il giovane Piccaluga giocherà solo altre una o due volte (sicuramente in Pro Vercelli-Andrea Doria 2-2, all’8ª giornata, in questo caso come sostituto di Borello), mentre è più incerta la sua attribuzione nell’11 bianco in campo nel match della 21ª giornata, quello della sconfitta di misura di Legnano (perché altre fonti riportano Ceria in campo al posto proprio di Piccaluga). Sta di fatto che Angelo si sia messo in mostra e soprattutto abbia dimostrato una totale dedizione agli allenamenti e al voler essere parte della squadra della città e dei suoi sogni. Che in parte lo dimenticherà: a noi ora spetta l’onere e l’onore di riportare alla luce le sue incredibili gesta sportive.


Sul numero di venerdì 16 settembre una nuova puntata della storia dei 130 anni della Pro Vercelli

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