cerca

I 130 anni della Pro Vercelli

Quando il "neo pres" giocava con le "figu" della Pro

La nomina di Paolo Pinciroli alla guida del club è segno di continuità

Figurina Pro Vercelli

Piccole curiosità: da bambino amava collezionare i fumetti di Topolino e giocare con le figurine Panini («quella con lo stemma e la squadra della Pro Anni ‘70 devo averle ancora, in una scatola in soffitta»), a tavola guarda subito se sul menù ci siano degli ottimi vitello tonnato o insalata russa e i suoi luoghi del cuore sono Mera, Scopello (nella amata Valsesia) e Arenzano («dove ho trascorso la mia infanzia»).

Da due anni però, ancor di più da martedì 30 agosto 2002 (data ufficiale della nuova nomina apicale), il terzo luogo che il cuore glielo fa battere forte forte è sicuramente il “Silvio Piola” di via Massaua («… ma altro che due anni - ribatte - la Pro l’ho sempre avuta dentro!»). Il protagonista della nostra puntata sui 130 anni di storia della Pro Vercelli non poteva che essere Paolo Pinciroli, imprenditore di Borgosesia, titolare tra gli altri, del marchio Rubinetterie Condor, attuale sponsor della Pro - presidente n. 34 nella storia delle Bianche Casacche (per la precisione, 39° come successione di gestioni dirigenziali del club dei Sette Scudetti). Paolo è letteralmente entusiasta e spiega come l’avvento in società di forze fresche a dare un nuovo impulso alla attuale gestione, abbia logicamente apportato cambiamenti all’interno del CdA bianco, con l’elezione di Francesco Celiento a neo amministratore delegato e con il past-president Franco Smerieri assurto alla presidenza onoraria (stabili invece la vicepresidenza nelle mani di Anita Angiolini e l’incarico di direttore sportivo in quelle dell’avvocato - e fresco consorte -Alex Casella).

Come è noto, la storia dei patron dei Leoni risale alla fine del XIX secolo, correndo il 1892 quando il professor Domenico Luppi riuscì nell’intento di aggregare alcune società sportive ginniche in città sotto la denominazione “Società Ginnastica Pro Vercelli”. Una denominazione che di strada ne ha indubbiamente fatta, seppur tra alti e bassi. A Pinciroli (nato il 4 settembre 1962, quando i suoi predecessori in via Massaua si chiamavano Viazzo e Barbonaglia), lo scorrere i nomi così illustri nell’albo d’Oro dei suoi predecessori, vengono i brividi. Sono però brividi sani: di orgoglio e di voglia di (continuare a) fare bene. Perché Pinciroli, ormai, la macchina Pro Vercelli la conosce assai bene, avendo appena smesso i panni di a.d. dal 2020 allo scorso 30 agosto. L’intento è quello di rappresentare al meglio, «di servire», spiega il neo patron Paolo, «una società che non chiede altro che ricevere più energie nel marketing e nella sublimazione di un marchio che ha pochi eguali» (anche sul piano estetico, oltre che di gloria sportiva, aggiungiamo noi). Così, Pinciroli, a pronipoti e amici, può dire a ragione di essere il successore del mitico avvocato penalista Luigi Bozino, di Mario Sandri e Secondo Ressia, ma anche dell’ex dirigente, co-fondatore e ginnasta Marino Frova, così come di Antonio Bodo (1937-40), Primino Pretti (1940-41) e Silvio Viazzo (1941-43). Sono quelli, anni di una grande Pro Serie C e B, vissuti però ancora con l’amarezza di una Serie A che non tornerà mai più. E che dovrebbero essere ampiamente rivalutati.

Lo sapranno bene Franco Bianchi (1945-49), cui seguirà, nel 1950 il commissario speciale Silvio Pelizzaro, che darà poi il via libera nel 1950-51 nella sopracitata manageriale esperienza di un totem (e fondatore) del carisma di Marcello Bertinetti. Sarà poi il tempo di Francesco Frola, Guido De Marchi e del ritorno (1957-62) di Silvio Viazzo. Nei ‘Sixties’ (che favolosi, a parte l’inizio, per i tifosi eusebiani, proprio non furono) il 1962-63 è nelle mani di Gioacchino Barbonaglia, l’ex arbitro Gaetano Scardapane sarà ‘cs’ per una storica e lunghissima notte del ‘63, quindi il quadriennio 1963-67 in mano a Carlo Ranghino. Tra il 1967 e il 1971, il ritorno in sella di Francesco Frola, quindi del politico democristiano Gian Aldo Arnaud (1971-73), schiudono le porte al ritorno tra i Professionisti e all’era di Ettore Baratto. I sogni si spengono sul finire dei ‘70: il duo Ferdinando Vanzini-Felice Rossi farà i salti mortali nel 1979-80 per non far chiudere “la baracca”. Gli ’80 sono nel segno assoluto del pezzanese Giuseppe Celoria, risalendo in C2 ma nel 1990 la Pro prima viene cancellata, quindi ripescata in Promozione, passando il timone allo schivo (ma preziosisismo) Ezio Rossi. Tra il 1990 e il ‘97 riporterà i Leoni in C2 e a vincere lo scudetto Nazionale Dilettanti. Troppo breve il biennio 1997-99 del torinese Ottavio Trucco per lasciare un segno, così come il triennio (1999-02) di Nino Prunelli. Ci piace invece ricordare il momento in cui 20 anni esatti fa, proprio Prunelli conferisse l'incarico di presidente operativo all'«ex» difensore viola campione d’Italia Giovanni Pirovano. All’indimenticato ‘Giuanas’ seguirono nell’ordine Daniele Cirio, Franco Casalino e Domenico Cardona. E ancora: Vero Paganoni, il fulgido decennio di Massimo Secondo (2010-20), passando ai più recenti Anita Angiolini (2020) e Franco Smerieri (2020-22). I tre cambi al vertice in due anni non inducano ad errate interpretazioni: non rappresentano altro che forte continuità e quel senso di “famiglia”, non a caso slogan tanto caro ad Anita Angiolini.

La prossima puntata sui 130 anni della Pro Vercelli sul numero de La Sesia in edicola venerdì 9 settembre

Commenti

Condividi le tue opinioni su La Sesia

Caratteri rimanenti: 1500