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Pro Vercelli

Cent'anni fa lo scudetto che chiuse un'era

Nel 1922 l'ultimo dei sette titoli . Il 2022 è anche il 130° dalla fondazione

Pro Vercelli squadra 2020/2021

La "rosa" della Pro Vercelli 2020/2021 (foto Benedetto)

Il 2022 è l’anno del 130° anniversario dalla fondazione della Pro Vercelli. Un traguardo storico importante, che pochi sodalizi in Italia e in Europa possono vantare. 365 giorni che - si spera, perché al momento poco è dato sapere - combaciano e combaceranno, giorno dopo giorno, con le ricorrenze liete ed orgogliose di giorni e momenti sportivi eccezionali, non solo a livello locale, ma – come è noto – con ripercussioni a livello nazionale ed internazionale.

Da qui, la necessità di fare insieme il punto per quelli che non solo saranno gli snodi importanti per allestire tale celebrazioni, ma anche occasione preziosa per far sì che i cosiddetti desiderata possano trovare finalmente sbocco in una concretezza spesso invocata, ma sinora raramente realizzatasi. I temi e le suggestioni, sono tanti, a partire dalle date che contengono in sé stesse, milioni di emozioni, uomini leggendari, con i loro risultati. A partire dal  fatidico 11 luglio, data a cui convenzionalmente, si fa risalire il compleanno della SG Pro Vercelli, perché combacia con l’avvenuta iscrizione del sodalizio ginnico alla Federazione Ginnastica Italiana nel 1892 (ma anche, 40 anni e 1 anno dopo, con la conquista di un titolo Mondiale ed Europeo dell’Italia).

Perché nella affascinante matassa della Storia, quella con la S maiuscola, la Pro ci sta assai bene. Anzi, ci sguazza. E sarebbe importante che a dircelo non siamo soltanto noi, an tal nos cit, ma che lo si urli giustamente a squarciagola, ai Due Mondi, da quelli verdi del Palmeiras, sino alla sede della Figc e Lega Calcio, a testate nazionali, passando dall’Olanda di Gideon Van der Staaij e Hans Douw e agli Usa di John Costa. Se cento anni fa, nascevano Pasolini, Gassman e Tognazzi e a Neuilly-Auteuil-Passy moriva Marcel Proust, 21 giorni dopo la Marcia su Roma, a Vercelli invece da quelle invincibili Bianche Casacche veniva conquistato l’ultimo scudetto, forse il più difficile, sicuramente quello più prestigioso. Quel tricolore chiudeva un’era, quella di una cavalcata, quella bianca, durata 15 anni di successi. I cui semi sarebbero continuati a germogliare, alla conquista di titoli Coppe Internazionali e Mondiali. Il titolo di Campioni d’Italia 1921-22 è infatti targato Cci e non Figc perché Bozino, il primo manager del calcio italiano aveva già capito tutto cento anni fa. Bozino ebbe ragione su tutto, E Vercelli dovrebbe fare certamente di più per ricordare questo suo figlio illustre, a cui per decenni ci si è accontentati, lavandosi la coscienza, di aver ricompensato intitolandogli il pur utile campo ai Cappuccini. Troppo poco, a nostro modestissimo avviso.

Per fregiarsi di quel titolo, conquistato 100 anni or sono, le Bianche Casacche allenate dal duo Guido Ara e Giuseppe Parodi (allenatore-giocatore) dovettero affrontare nell’ordine Mantova (e proprio da quel 2 ottobre ’22, si farà celebrare ogni anno il Quadrilatero), Verona, Spezia, Andrea Doria, Milan, Vicenza, Livorno, Juventus, Novara, US Milanese, Bologna, Genoa e Alba Audace Fortitudo Roma, superata nella doppia finale per 0-3 a Roma, l’11 giugno e quindi per 5-2 a Vercelli, il 18 giugno 1922. Mario Curti, Virginio Rosetta, Piero Bossola (IV), Remigio Milano (IV), Antonio Perino, Ugo Ceria, Mario Ardissone (II), Arturo Gay (I), Alessandro Rampini (II) e Francesco Borello sono tra i nomi di quegli atleti-eroi. Il 26 giugno dello stesso anno il successo di Bozino fu totale, con la Figc ad accettare la nuova struttura federale proposta dalla Cci che quindi, non avendo più ragione di esistere, si sciolse poche ore dopo. Fin qui, una piccola parte di storia.

Da cui non possono che sgorgare, forti, i desideri di questo 130°: ad esempio, che la scritta Silvio Piola possa finalmente campeggiare sopra le colonne di ingresso dello stadio di via Massaua, laddove un tempo vi era scritto Leonida Robbiano. Che lo stesso aviatore sia parallelamente ricordato da una targa all’interno dell’impianto sportivo, così come i vari club che si fregiano dell’appellativo Pro Vercelli tornino a parlarsi. Che i Trofei della omonima Sala possano tornare ad essere finalmente valorizzati, passando dall’avere un terreno di giuoco (come si diceva un tempo) in manto sintetico moderno nuovamente competitivo e così via. Siamo fiduciosi che le istituzioni (che non citiamo per non offendere nessuno, né bruciare notizie che a loro tempo saranno oggetto di divulgazione, nelle modalità correttamente opportune) stiano facendo un buon lavoro. Tra i tanti desideri che ciascun appassionato e “malato” di Pro possa avere, ci si consenta di non sottacerne uno, su tutti. Porta un nome, anzi, un numero: 40660. Si tratta della vecchia matricola con cui la vecchia US Pro Vercelli, convertitasi nel 2010 nella attuale “FC”, era registrata in Federazione. Trascorsi 12 anni da quella necessaria e dolorosa rivoluzione-metamorfosi (che ha però condotto a 5 clamorose stagioni di B e alla attuale Terza Serie), potrebbe essere tempo di un ricongiungimento con l’attuale denominazione.

Materia che un tempo fu certamente rovente, ma che ora, ad oltre due lustri di distanza, potrebbe invece far scaturire di rimbalzo sorrisi e distensioni. In questa direzione è importante sottolineare che l’attuale ds dei leoni Alex Casella si sia detto più volte interessato, promettendo di occuparsene. Miglior regalo di questo 130° compleanno non potrebbe, crediamo, esserci. Al di là di questo, l’importante è che di questi lunghi 365 giorni, nessuno venga sprecato. E allora, buon 130° Anniversario, Vecchia Pro!

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