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Asl Vercelli: al via il progetto sull'infermiere di comunità

Novità anche su liste d'attesa e anticorpi monoclonali contro il Covid

Conferenza Asl

E’ realtà la nuova figura dell’infermiere di famiglia e di comunità: un progetto in cui l’Asl Vercelli crede fortemente e che, a pieno regime, prevede la presenza di 28 professionisti nei punti del Distretto individuati come quelli dove è più necessario garantire una copertura alla popolazione.

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Sono 8 per ora gli infermieri di famiglia già operativi: due nell’area Cigliano-Borgo D’Ale, 2 ad Alagna e 5 tra Santhià e Gattinara. “Interagirà con i medici di famiglia, i pediatri di libera scelta e le Usca – ha spiegato il direttore generale Asl Vc, Eva Colombo – Un progetto di sviluppo della sanità territoriale da attuare con figure di prossimità che operino nel territorio".
I corsi di formazione, un master di 18 mesi successivo alla laurea in Infermieristica, sono partiti un anno fa a Vercelli (Upo) e all’Università di Torino, che hanno già formato 250 operatori in regione. “Saranno delle vere e proprie ‘sentinelle’ della salute dei cittadini – ha detto il direttore di Distretto, Germano Giordano – Si prenderanno cura di 1500/2000 persone,  allo scopo di intercettare i pazienti fragili e cronici sul territorio, seguirli e curarli. L’obiettivo è anche quello di ridurre gli accessi al Pronto soccorso”. L’infermiere di famiglia non è una figura sovrapponibile all’infermiere che si occupa dell’assistenza domiciliare: “Avrà un ruolo proattivo nel territorio in cui sarà inserito, si occuperà anche degli aspetti sociali, farà valutazioni autonome e dovrà avere anche capacità comunicative per rapportarsi con le persone”. Entro un paio d’anni, ha evidenziato Colombo, “grazie ad uno studio congiunto con Upo avremo i risultati in termini numerici di questa iniziativa”. “Questo professionista si concentrerà principalmente sulle persone anziane e sole – hanno sottolineato le dirigenti dei servizi infermieristici Barbara Suardi e Graziella Comola – e si legherà a tutte le figure professionali che operano nel Distretto”.

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Intanto si lavora allo smaltimento delle liste d’attesa: “A luglio e agosto ci siamo confrontati con i primari per vedere se possibile offrire delle prestazioni aggiuntive rispetto all’orario di lavoro – ha raccontato il direttore generale – Le linee di azione sono state due: abbiamo agito internamente, impegnandoci a garantire entro il 31 dicembre 3.840 prestazioni specialistiche come Asl, e stipulando accordi esterni con altre realtà sanitarie territoriali, che ne garantiranno 1.900, per una spesa di 271 mila euro. Svilupperemo attività di day surgery in chirurgia ed oculistica a Vercelli e Borgosesia: 4 mila prestazioni per una spesa di 300 mila euro”. In questo senso verrà approfondito anche un progetto di Quadrante per far sì che ci sia maggiore omogeneità nelle prestazioni, mettendo a disposizione reciproca le eccedenze per non far spostare il paziente in ospedali lontani e si svilupperà anche una sorta di “agenda telematica” con colloqui e controlli attraverso la telemedicina.

Infine i trattamenti con gli anticorpi monoclonali contro il Covid: “Abbiamo a disposizione tutte e tre le molecole approvate da Ministero, Iss e Aifa – ha detto Silvio Borrè, primario di Malattie infettive – In pratica, se il paziente non produce anticorpi, noi glieli inoculiamo per via venosa in modo da aggredire il virus prima che arrivi ai polmoni. Per questo è importante intervenire entro 5 giorni dai primi sintomi di positività”. Già 23 pazienti sono stati sottoposti a questo trattamento, tutti con risultati positivi, tanto che si sono negativizzati in poco tempo. “Dalla prossima settimana partirà la sperimentazione dell’anticorpo monoclonale italiano, somministrato in muscolo – ha annunciato Borrè – A chi, positivo, si offrirà volontariamente di provarlo, faremo prelievi, lastra ed ecotorace, poi un infermiere si occuperà di monitorare quotidianamente le sue condizioni. Naturalmente a qualcuno, proprio perché si tratta di una sperimentazione, somministreremo del placebo”.

 

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