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L'intervista

Bobby Solo: faccia a faccia con l'icona della musica italiana anni '60

Dalla prima chitarra al "ciuffo" fino all'amicizia con Mina

Bobby Solo e Alex Tacchini

Bobby Solo con Alex Tacchini

Tra i miti della musica, ci sono quelli che se la tirano e quelli che non se la tirano. Nel suo caso, e il lei è assolutamente per deferenza, anche se sappiamo che preferisca il tu, appartiene alla seconda categoria. "Vero. Anche perché quando la tiri, poi si spezza...".

Inizia così (e proseguirà tutta su questa falsariga) il nostro incontro con Roberto Satti, in arte Bobby Solo. Icona assoluta del panorama della musica italiana degli Anni ’60, l’uomo del primo playback (e del primo rimmel su ciglia maschili) a Sanremo con 'Una lacrima sul viso' e oggi splendido 76enne che ne mette almeno dieci di meno. Bobby ha appena finito il soundcheck di quello che sarà poi uno straordinario concerto nell’ambito della rassegna musicale PEM! (organizzata dall’illuminato manager e giornalista Enrico Deregibus), nella tappa di San Salvatore Monferrato. Smessa la chitarra, prima di scendere dal palco, ci guarda dritto negli occhi e improvvisa al microfono, sorridendo: “…Una prostata sul visooooo…”. Insomma: l’intervista si è già tramutata in un suo mini-show, in cui è lui – questo è chiaro – a tenere bene in mano le redini del ritmo, da appassionato di rock ‘n roll quale da sempre è stato.

Bobby, sbaglio o questo Parco della musica (mini anfiteatro che sorge ai piedi della Torre Paleologa del paese monferrino, ndr) regala una acustica eccellente? Mentre parcheggiavamo l’auto e quindi da lontano, ti abbiamo sentito nella celeberrima Always on my mind e già ci è venuta la pelle d’oca…
– Sì, qui c’è un sound pazzesco. Merito dell’aria del posto, ma anche dei professionisti e dei tecnici che suonano con me. A proposito, dico già una cosa: non amo le interviste preparate. Persino nei concerti quando mi chiedono se ho una scaletta, rispondo che preferisco l’ascensore.

Ok, e allora daremo solo nomi, luoghi, persone, spunti e vai a ruota libera, ok?
– That’s all right, baby.
Partirei così: “Canta ragazzina” (celeberrima hit di Mina, che però fu lanciata proprio da Bobby).
– L’ha composta il maestro Iller Pattacini, che era il mio direttore artistico e direttore d’orchesta originario di Barco, frazione di Bibbiano vicino a Reggio Emilia, e Carlo Donida, con testo di Claudio Marcello Depedrini, detto 'Prog'. La presentai a Sanremo 1967 (l’anno della morte di Tenco, del debutto al Festival di Lucio Battisti, ma anche di Dionne Warwick e Cher, Pino Donaggio, Lucio Dalla e Giorgio Gaber sul palco, come concorrenti, ndr) insieme a Connie Francis (e non Patricia Carly, come ricorda Bobby, ndr). Canta ragazzina, che il giorno dura solo poche ore, e quando arriva sera puoi scoprire, che il sole se n’è andato e resti tu… Sì, è un brano, questo che piace molto a mia moglie. Io ho però poca memoria e culto dei miei dischi, di cui ho perso il conto: è un mio amico, Luca Barbonaglia, il vero collezionista. Ne ha più di 500: Giappone, Thailandia, Cile, Libano, Israele, Russia.
E tu? Quanti ne hai?
– Pochi, pochissimi: nella mia vita ho avuto dieci traslochi, qualche situazione di separazioni familiari, quindi io non ho le mie cose. Ma ha tutto Luca!

Bobby Solo

Bobby Solo, però, non è solo un buontempone che si limita a cantare e ricantare i “pezzi di una volta”, come qualcuno, sprezzante e male informato oserebbe pensare. È un professionista eccezionale, perfezionista sino al capello (e lui ne ha ancora tantissimi), con una cultura pazzesca su ogni cosa. Bobby, si vede proprio, traspare che suonare e fare concerti ti piaccia ancora tantissimo…
– Sì, mi diverto ancora tantissimo: del resto la mia vita è composta da due cose. Musica e famiglia. Arrivato a questa età (io ho cinque figli, il primo ha 53 anni) ho l’amore del papà e del nonno. Che altro?
Sbaglio o la tua voce non solo è rimasta intatta, ma è anche migliorata col tempo? Ascoltandoti, fai venire i brividi.
– Sì, in effetti, credo anche io: del resto io non sono un tenore come molti dei miei amici e colleghi. Sono un baritono e quindi con gli anni, ha acquisito ancora più profondità sulle note basse. Amo fare molti omaggi a Johnny Cash, che era un baritono basso. Comunque, ti ringrazio. Anche mia moglie, che è americana e non è prodiga di complimenti, un giorno mi chiese ‘bello, che disco è?’ e invece ero io nella stanza che suonavo. E mio figlio che ha 9 anni è ancora più severo. Giorni fa ho tentato una versione a casa di Domenica d’agosto più lenta e lui subito mi ha rimproverato dicendo che non andava bene, che era moscia e noiosa e che doveva invece essere più veloce e ritmata!

Bobby Solo

Quando hai capito di essere dotato da Madre Natura di una voce, di una intonazione e di un talento così grandi?
– A quattordici anni mi innamorai di Betsy una ragazzina figlia del giornalista americano Mc Govern, corrispondente a Roma dell’Herald Tribune. Fu lei che mi parlò per prima di Elvis Presley, ma io conoscevo Celentano, Mina… Poi mia sorella Fiorenza (che ho perso due anni fa a 91 anni) mi inviò 4 dischi di Elvis dal Minnesota. E fu amore a prima vista e ascolto. Vidi quel ciuffo, comprai una chitarra e tentai.
Tentai cosa?
– La voce l’ho formata tra i 14 e i 16 anni. Ogni giorno. Mettevo il disco di Elvis, poi mi registravo col registratore Geloso per 4 o cinque ore. Tutti i giorni. Le sue note altissime le facevo col falsetto. Perché io ho un altro timbro: più Dean Martin, che cantava quasi tutti i pezzi in sibemolle, mentre Elvis cantava in do, due toni più su.

Domanda matta: Bobby Solo e… Goldrake.
- Chi? No, perdona, non conosco.
Bobby Solo e Rosanna Fratello.
– Rosanna è una carissima amica, ci siamo divertiti come matti coi Ro.Bo.T. negli anni fatti a Mediaset, insieme al mio amico e fratello Little Tony: aveva voce calda, gentile. Mi faceva sempre i complimenti perché io non le parlavo solo di musica, ma di astronomia, di astrofisica…Mi diceva sempre: ‘Bobby io imparo da te perché io non sono colta, sono una media…colta’.
Bobby Solo e Mina.
– Bravissima cantante e amica, che ha inciso – e ne sono assai orgoglioso - anche la mia 'Se piangi, se ridi'. Ricordo che trascorremmo serate insieme tenendole compagnia al ristorante Santa Lucia a Milano, quando il marito Corrado Pani stava lavorando a Roma e non poteva starle accanto. Poi ho cantato a Studio Uno. E lei mi presentava nella puntata di Mastroianni che aveva un cocker che cantava proprio Se piangi, se ridi.

E di Valeria?
- A
h, questa canzone la dedicai ad una mia ragazza che mi piaceva tantissimo: ‘…Dolce Valeria…non devi scherzare’… Assomigliava ad una ragazza hawaiana o una colombiana, ma era credo fosse del Sud Italia. Aveva una pelle bellissima, molto scura, bellissimi capelli neri…
Io ci riprovo: …Se piangi se ridi?
Altro che premio di consolazione al Sanremo ’65 come risarcimento della mancata vittoria di ‘Una lacrima’ nel ’64 (che fu la mia svolta: e inizia a cantarla in tedesco…). A me piace ugualmente tanto.
E tu piaci a noi, Bobby. Tanto. Proprio vero. Nella vita, i grandi non se la tirano.  


@Alex Tacchini (riproduzione riservata)

PS.: PEM (‘Parole e Musica in Monferrato’) prosegue a San Salvatore domenica 19 settembre alle 18,30 con Samuel dei Subsonica e il 23 settembre alle 21.15 a Balzola, nell’anfiteatro con la serata dedicata a Ezio Bosso.

 

 

 

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