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La cricolare

Green pass: "Verifica documenti necessaria se c'è palese incongruenza"

Il Viminale chiarisce alcuni passaggi della normativa

Green pass

È stata adottata dal Viminale la circolare a firma del capo di gabinetto, prefetto Bruno Frattasi, che fornisce ai prefetti le indicazioni in materia di verifica delle certificazioni verdi da Covid 19.

''Riguardo al possesso delle certificazioni verdi e al loro utilizzo occorre precisare che le vigenti disposizioni individuano, all’uopo, due diverse e successive fasi – si legge nella circolare - La prima consiste nella verifica del possesso della certificazione verde da parte dei soggetti che intendono accedere alle attività per le quali essa prescritta. Tale prima verifica ricorre in ogni caso e proprio in ragione di ciò è configurata (…) come un vero e proprio obbligo a carico dei soggetti ad essa deputati". ''La seconda fase - prosegue il Ministero dell’Interno - consiste nella dimostrazione da parte del soggetto intestatario della certificazione verde della propria identità personale mediante l'esibizione di un documento d'identità. Si tratta di un'ulteriore verifica allo scopo di contrastare i casi di abuso o di elusione delle disposizioni. Diversamente dalla prima, tale verifica (…) non ricorre indefettibilmente come dimostra ''la locuzione 'a richiesta dei verificatori'''.
Precisa il Viminale che “la verifica dell’identità della persona in possesso della certificazione verde ha natura discrezionale ed è rivolta a garantire il legittimo possesso della certificazione medesima. Tale verifica si renderà comunque necessaria nei casi di abuso o elusione delle norme, come, ad esempio, quando appaia manifesta l'incongruenza con i dati anagrafici contenuti nella certificazione. La verifica dovrà in ogni caso essere svolta con modalità che tutelino anche la riservatezza della persona nei confronti di terzi". Il Viminale specifica inoltre che "l'avventore è tenuto all'esibizione del documento di identità, ancorché il verificatore richiedente non rientri nella categoria dei pubblici ufficiali”.

“Occorre anche puntualizzare – sottolinea la circolare – che qualora si accerti la non corrispondenza fra il possessore della certificazione verde e l'intestatario della medesima, la sanzione (…) risulterà applicabile nei confronti del solo avventore, laddove non siano riscontrabili palesi responsabilità a carico dell’esercente". Le sanzioni vanno dai 400 ai 1000 euro, sia per i clienti che per i gestori (nel caso ci fosse una responsabilità). Il Viminale chiarisce anche che “con riferimento agli spettacoli aperti al pubblico e agli eventi sportivi (…) possono ritenersi abilitati alle verifiche previste dalla medesima disposizione anche i cosiddetti steward, ossia il personale iscritto negli appositi elenchi tenuti dei questori, il cui impiego in servizi ausiliari delle forze di polizia è previsto presso gli impianti sportivi". "Di tale personale, a cui potrà farsi ricorso anche per eventi e manifestazioni di genere diverso dalle competizioni calcistiche (…) potranno innanzitutto avvalersi le società sportive che risultino proprietarie dell'impianto, ovvero che ne abbiano la disponibilità avendone acquisito una facoltà di godimento dal legittimo proprietario (Comuni, enti pubblici, ecc.) sulla base di atti negoziali". Tali società "potranno demandare le verifiche in questione ai propri delegati, nel cui novero vanno senz'altro ricompresi, benché non espressamente menzionati nella disposizione in commento, anche gli steward".

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