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Dalle risaie al deserto

Bodo Corona: "Sulle dune come navigare con un motoscafo"

Il pilota vercellese racconta il trionfo alla Sahara Racing Cup 2021

Bodo Corona Edoardo Corsaro Andrea

Il pilota Edoardo Bodo Corona vicino all'auto con il sindaco Andrea Corsaro in piazza Cavour

Dalle risaie vercellesi al deserto della Tunisia, una Panda 4x4 modificata per affrontare le dune, la sabbia e il caldo. Nella giornata di venerdì 7 maggio il vercellese Edoardo Bodo Corona è arrivato trionfante in piazza Cavour dopo aver conquistato la Sahara Racing Cup 2021. Presente anche il sindaco Andrea Corsaro incuriosito dall'impresa del pilota. L'amministrazione cittadina ha patrocinato l’iniziativa sportiva di Bodo Corona. La vettura sarà esposta fino a domenica 9 maggio.

“Io venivo dalle gare di regolarità, in cui ti viene dato un percorso con punti di riferimento e una velocità da rispettare, il mio navigatore Andrea Zambuto invece arrivava dalla pista in cui è abituato a correre contro il cronometro. Per una gara di questo tipo, però, serve saper gestire la macchina al meglio: gli equipaggi che hanno spinto sin dall'inizio hanno avuto problemi di affidabilità e con una competizione lunga così ogni rottura è pesante sulla classifica finale - ha detto Bodo Corona - Non avevo esperienza nel deserto, ma ho notato tante similitudini con il mare: guidare sulle dune è come navigare con un motoscafo nelle onde quando il mare è mosso e orientarsi in mezzo al deserto è come orientarsi in mare aperto e la mia esperienza nelle regate mi ha dato una grossa mano”.

Le insidie, però, in una competizione del genere sono tantissime: “Ogni giorno avevamo un percorso da svolgere, l'organizzazione ci dava solo poche informazioni: avevamo delle frecce per indicare la direzione, la velocità media da rispettare e i chilometri sia totali che parziali. Il problema nel deserto, però, è che non ci sono punti di riferimento fissi; difatti il percorso è cambiato tra il momento in cui è stato pianificato e quando abbiamo corso a causa di qualche tempesta di sabbia che abbiamo incontrato, quindi dovevi affidarti tantissimo alla strumentazione e al tuo senso d'orientamento. L'organizzazione comunque era eccellente, oltre i meccanici sul posto che la sera aiutavano in officina, in qualsiasi momento si poteva avere assistenza in gara al prezzo di 1.800 punti sulla classifica finale, noi fortunatamente non ne abbiamo mai avuto bisogno. Avendo una velocità media da rispettare, inoltre, aggiunge una difficoltà non da poco: nelle fasi di battuto bisognava spingere perché la sabbia è dura e ci sono meno difficoltà, poi arrivavano le dune e bisogna limitare gli errori perché insabbiarsi o perdere tempo in generale abbassa notevolmente la media".

Ha poi aggiunto il pilota: "Per questo bisognava mantenere la concentrazione sempre al 200 per cento, sulle dune le gomme vanno sgonfiate mentre sul battuto vanno più gonfie; voler recuperare qualche secondo e non farlo può causarti un insabbiamento o una foratura e con questo perdere molto più tempo, anche la sera: prima controllavamo tutto e solo dopo ci concedevamo la prima birra e un po' di relax, abbassare la guardia può costarti molto tempo. Noi siamo partiti più conservativi nei primi tre giorni, il quarto giorno abbiamo iniziato a spingere e per un errore in un salto abbiamo avuto una rottura che, fortunatamente, abbiamo risolto in serata con sole due ore di manutenzione. Gli ultimi due giorni abbiamo continuato a spingere e alla fine abbiamo vinto. L'essere stati conservativi all'inizio ci ha permesso di spingere alla fine e sfruttare i problemi di affidabilità che hanno avuto gli altri nel computo totale dei punti, basti pensare che all'ultima gara, da noi vinta, siamo arrivati in quattro al traguardo”.

Al sesto giorno non solo la gioia della vittoria: “All'inizio non sapevamo di aver vinto perché c'è stato un problema dall'Italia e non avevamo avuto classifiche provvisorie, avevamo fatto due conti e sapevamo di essere ben posizionati ma la certezza non c'era. La gioia maggiore però fu al traguardo, perché potevamo non solo dire di essere arrivati in fondo, ma di averlo fatto con le gomme con cui siamo partiti. In quel momento, però, ho capito per la prima volta cosa sia il mal d'Africa. Sono una persona abituata ai comfort che viviamo tutti quanti e una volta vista la tenda quando siamo arrivati al campo, con i lettini insabbiati, ho pensato per un attimo di tornare a casa. Arrivati al sesto giorno non mi sembrava vero che fosse già finito e già sento un po' di nostalgia. Non nego, però, che una volta arrivati in albergo dopo l'ultimo giorno di gara ho posato il telefono e mi sono tuffato vestito in piscina”.

Cosa prevede, invece, il futuro per Edoardo Bodo Corona?

“Adesso tornerò alle gare di regolarità - ha riposto - Ho fatto questa esperienza per approcciarmi al deserto e in futuro ho la suggestione di partecipare alla Parigi Dakar classic, con auto d'epoca (fino al 2000). Mi piacerebbe anche tornare alla Sahara Racing Cup, vincere due volte di fila è molto difficile ma l'esperienza è talmente bella che sarebbe un peccato non tornare”.

2021 - Riproduzione riservata

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