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Il caso

Cerutti: "La priorità è riattivare la cassa"

I sindacati commentano, scettici, le novità: giovedì incontro con la Regione

Cerutti

La manifestazione dei lavoratori Cerutti davanti al tribunale

Sarebbero due le manifestazioni di interesse presentate ai curatori fallimentari della Cerutti. Si tratterebbe dell’azienda di San Giorgio Monferrato Bobst Italia Spa, mentre della seconda cordata, denominata Rinascita, farebbe parte la stessa famiglia Cerutti con altri soci.

La presenza di offerte è stata confermata, pur senza indicarne la provenienza, in una nota dai curatori fallimentari. Nel corso di una conferenza stampa, i vertici di Bobst Italia, hanno parlato di "interesse per l’acquisizione di un ramo d'azienda", senza però comprendere le sedi immobiliari di Casale Monferrato e Vercelli. In più, hanno specificato che una parte (non quantificata) dei dipendenti ex Cerutti verrebbero assunti dall’azienda di San Giorgio. Per altri è previsto lo stanziamento di un fondo per attivare un percorso di riqualificazione, di cui si farebbe garante il Comune di Casale, mentre da Bobst hanno fatto sapere di non aver ancora parlato con l’Amministrazione di Vercelli.

"Abbiamo appreso dai giornali dell'interessamento della Bobst, rimaniamo in attesa di un tavolo di confronto, tuttavia le premesse non sono invitanti – afferma Ivan Terranova (Fiom Cgil Vercelli Valsesia) - Niente stabilimento, non è chiaro il numero di dipendenti che hanno intenzione di coinvolgere, ancor più strano voler affidare la formazione al Comune, riteniamo che ci siano altre strutture più adatte a ricollocare i lavoratori esclusi. Non si capisce se il progetto è costruito per diventare esclusivi o soltanto per acquisire alcuni lavoratori". Terranova auspica la formazione di un tavolo istituzionale per capire "quali saranno le reali intenzioni anche rispetto alla proposta della cooperativa. Ora la priorità è attivare subito la cassa integrazione, per la quale abbiamo inviato richiesta mercoledì 5 maggio. Bisogna garantire un percorso per tutti e non creare enti ad hoc che dividano i dipendenti della Cerutti in base al Comune in cui hanno lavorato". Maurizio Cantello (Fiom Cgil Alessandria) aggiunge: "Siamo allibiti, perché il percorso dell’ultimo periodo è anomalo. Noi sindacati non abbiamo ricevuto comunicazioni ufficiali, apprendendo tutti gli sviluppi della vicenda dai media. Anche la proposta di Bobst è inusuale, perché di solito viene presentata ad un tavolo di confronto, non in conferenza stampa". La Fiom Cgil "è disponibile a ragionare con tutti, ma il fatto che si parli di aspetto sociale deve implicare che siano compresi sia i lavoratori di Casale che quelli di Vercelli – prosegue Cantello – Nel frattempo attendiamo una risposta sulla cassa integrazione, in caso contrario agiremo di conseguenza".

Intanto giovedì 6 maggio i sindacati sono stati ascoltati in video audizione dalla Terza commissione del Consiglio regionale. "Abbiamo avanzato due richieste - spiega Sergio Mazzola (Fim Cisl) - La prima è quella di riattivare, almeno per i mesi di maggio e giugno, la cassa Covid per i 245 lavoratori, scaduta il 1° maggio. L’altra istanza è quella di far aprire un tavolo di crisi al Ministero: da Roma finora abbiamo ricevuto qualche telefonata informale da alcuni parlamentari, ma ora servono passi concreti". Per Francesco Maschera (Uilm Uil) "deve essere chiaro che l’azienda è unica. Se c’è un fondo a disposizione per Casale deve esserci anche per Vercelli. La nostra paura – continua – è che interessino il marchio, i progetti, le idee Cerutti, ma non i lavoratori. Ci sono 250 famiglie che devono andare avanti e stanno aspettando ancora la cassa delle scorse settimane. Lasciamo lavorare Tribunale e curatori, noi attendiamo di incontrare tutte le parti interessate per sentire le loro proposte".

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