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Covid: oltre 5700 servizi in 13 mesi

L'attività del Coordinamento territoriale di Protezione civile dal febbraio 2020

volontari di Protezione civile

Oltre 1.210 giorni di servizio dall’inizio dell’anno al 18 aprile scorso. Ben 4.565 nel 2020. Numeri della pandemia che pochi conoscono: 5.778 sono i “turni/uomo” che hanno impegnato i volontari della Protezione civile della provincia di Vercelli in attività di vario tipo nell’ambito dell’emergenza Covid-19 dal 1° febbraio dello scorso anno ad oggi. In Piemonte sono circa 223.210. A questi vanno aggiunte le 863 giornate/uomo sul territorio e le 63 fuori regione (a Nonantola, Modena) in occasione dell’alluvione dello scorso 3 ottobre.

A illustrate l’impegno dei volontari vercellesi (circa 71.500 ore/uomo) negli ultimi 13 mesi sono Roberto Bertone (foto a sinistra) e Dario Colangelo (foto in basso): il primo vice presidente del Coordinamento regionale volontariato di Protezione civile del Piemonte (presidente fino al 18 luglio 2020), il secondo presidente del Coordinamento territoriale di Vercelli. «Nessun servizio di tipo sanitario – sottolinea Bertone – ma di supporto e assistenza alla popolazione e di trasporto materiale».Dario Colangelo

Multiattività che vanno dal montaggio tende davanti ai Pronto soccorso delle strutture sanitarie (per le operazioni di pre-triage) alla consegna delle mascherine casa per casa; dall’assistenza alla popolazione attraverso un numero telefonico dedicato al trasporto pasti e bombole di ossigeno; dalla dotazione di moduli abitativi e servizi igienici alle sedi 118 elicotteri del Piemonte all’attività davanti alle scuole e al mercato per il rispetto del distanziamento. Conteggiati, su richiesta del Dipartimento di Protezione civile, anche i chilometri percorsi per le attività di trasporto: «Nel 2021 – precisa Bertone – sono circa 1200, effettuati in 15 consegne». Ogni quindici giorni la Regione Piemonte chiede la distribuzione di Dpi e test antigenici. «Il materiale sanitario è depositato nel magazzino di Momo (No) – interviene Bertone – Ciò che preleviamo viene portato al presidio di Vercelli per poi essere consegnato alle strutture. Ciò che viene restituito, si riporta a Momo. I primi mesi della pandemia abbiamo trasportato tutti i Dpi, comprese migliaia di mascherine prelevate da Malpensa e distribuite in tre momenti diversi a Vercelli e in alcuni paesi. La scorsa settimana, invece, abbiamo trasportato ventilatori polmonari».

«All’inizio – raccontato Bertone e Colangelo – eravamo spaesati – abituati per lo più a interventi di logistica, ci siamo trovati a gestire un’emergenza mai vista, da noi come da nessun altro. La nostra presenza costante sul territorio, soprattutto i primi tempi, ci ha fatti diventare un punto di riferimento per la gente, che si rivolgeva a noi anche per cose che non ci competevano: come le indicazioni sulle strade e i luoghi che si potevano o non si potevano raggiungere, anche fuori provincia. A costo, a volte, di sembrare scortesi, spiegavamo alle persone di non poter essere utili e indicavamo a chi rivolgersi; anche perché non essendo a conoscenza di certe situazioni, avremmo potuto dare indicazioni sbagliate».

Attualmente i volontari del Coordinamento territoriale di Vercelli sono impegnati nell’assistenza alla popolazione in quattro centri vaccinali: al Santa Chiara di Vercelli, a Santhià, a Gattinara e a Borgosesia. Inoltre, tutte le mattine, due mezzi, con altrettanti volontari, accompagnano i medici e gli infermieri dell’Auser (anche loro volontari) a effettuare le vaccinazioni a domicilio. «E un servizio analogo, se sarà necessario, sarà attivato anche a Santhià e Borgosesia» puntualizza Bertone. Sono circa 1.400, in provincia, le persone che usufruiscono di questo servizio: 500 a Vercelli, 200 a Santhià, le altre nel resto del territorio. «Vengono effettuati 16 vaccini a domicilio ogni giorno - afferma Colangelo – 80 alla settimana. Ne beneficiano persone davvero bisognose, per lo più allettate».

In totale, le ore che hanno impegnato finora i volontari di Protezione civile nell’emergenza Covid-19, sono 71.500. Considerando il costo di un operaio, la spesa sarebbe stata di 1.400.000 euro. Invece, in cambio del loro impegno, i volontari ricevo gratitudine: «Che non è affatto scontata - raccontano Bertone e Colangelo - La gente ci ringrazia per il nostro impegno, ma anche vedere ripulita una casa dove si è entrati quando era piena di fango e poterla restituire a chi ci abita è una grande soddisfazione, che ripaga del lavoro svolto». «Quando - ricorda ancora Bertone - dopo l’alluvione di ottobre, siamo stati a Nonantola, vigevano le restrizioni da zona rossa: bar e ristoranti erano chiusi; la gente ci ha portato panini, caffè ma anche i tortellini e la pasta al forno: questo è ciò che ci fa capire che il nostro lavoro è apprezzato. E credo che a Barisciano, uno dei centri colpiti dal terremoto dell’Abruzzo del 2009, ci sia gente che si ricorda ancora dei volontari vercellesi».

«Noi non abbiamo aspettative - rimarcano Bertone e Colangelo - chi diventa volontario di Protezione civile fa una scelta: mettere il suo tempo a disposizione. Non ci aspettiamo nulla in cambio, non siamo pagati, come qualcuno pensa e, a volte, incontriamo anche persone che non sono contente e ci criticano». «Di contro – aggiunge Colangelo – ci sono volontari che, nonostante avessero problemi familiari anche gravi, non hanno voluto far mancare il loro supporto in questa emergenza».
Emergenza che anche il Coordinamento territoriale di Vercelli ha pagato a caro prezzo: «Abbiamo dovuto dire addio a tre amici volontari - concludono Bertone e Colangelo - non si sono ammalati in servizio, ma sono morti a causa di questa pandemia».

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