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Troppi pensionamenti nel 2020 e 2021

"Uffici postali chiusi perchè manca personale"

La denuncia della Cisl Piemonte Orientale

Poste Italiane

"All’inizio della pandemia, con il lockdown di marzo 2020, Poste Italiane, come misura di lotta alla diffusione del contagio, di tutela del personale e dell’utenza, ha chiuso molti uffici e razionalizzato l’apertura di altri, riducendo la settimana lavorativa da sei a due/tre giorni settimanali. Provvedimento comprensibile, considerato l’impatto dirompente del virus, nonché la scarsa disponibilità iniziale dei dispositivi di protezione, in particolare mascherine, ma anche gel igienizzanti per mani e superfici e guanti. Tuttavia tali restrizioni, unitamente alle limitazioni imposte dai distanziamenti, hanno contribuito in modo considerevole ad alimentare lunghe code all’esterno degli uffici".

La segreteria della Cisl Piemonte Orientale chiede a Poste Italiane il ritorno alla normale operatività: "Ad oggi, nel territorio del Piemonte Orientale, non sono ancora pienamente a regime circa 100 uffici postali, soprattutto nei piccoli comuni. La Cisl è impegnata costantemente con l’azienda per ripristinare condizioni di normale operatività, soprattutto conducendo la battaglia sul fronte delle politiche attive. Infatti, perché non riaprono gli uffici? La risposta è molto semplice: perché non c’è personale sufficiente".

Nel 2019 e nel 2020, per effetto soprattutto di “quota 100” e degli esodi incentivati dall’Azienda, spiegano dalla Cisl, "tantissimi lavoratori di Poste Italiane sono andati in pensione e anche per il 2021 se ne andranno in molti. Poste Italiane ha risposto con una troppo blanda applicazione del turn-over. Nonostante il Sindacato avesse da tempo suonato un campanello d’allarme circa le carenze d’organico che, irrisolte, hanno progressivamente aggravato la situazione. Solo nei giorni scorsi, dopo una lunga trattativa, si è riusciti a ottenere una prima tranche di 1500 assunzioni, sull’intero territorio nazionale, dedicate specificamente agli uffici postali dei piccoli comuni. Nei prossimi giorni sapremo le quote attribuite ad ogni singola provincia".

"Naturalmente questa quota di assunzioni, per quanto un primo importante segnale, è inadeguata per far fronte alle effettive esigenze. Dunque insisteremo con Poste Italiane, ulteriormente negoziando, per incrementare tali quote, certi come siamo che questo è l’unico modo per poter finalmente riaprire tutti gli uffici e offrire ovunque un adeguato servizio ai cittadini", fanno sapere dalla Cisl.

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