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Sono ancora numerose le difficoltà

"Strega tocca color... giallo" per i bar vercellesi

I commenti di alcuni titolari

Caffè al bar

Strega tocca color...giallo (e speruma sempre)”. Questo si legge su un cartello sulla porta di un bar vercellese per indicarne l’apertura.

Dopo la zona arancione, che consentiva soltanto l’asporto, è finalmente arrivata quella gialla accolta con gioia da tutti i baristi, con la speranza che possa durare a lungo. Ma le difficoltà ci sono e i clienti sono confusi, non sanno con certezza cosa sia consentito e cosa no. Altro problema quello delle giacenze: con il cambio di colore della zona, soprattutto per i ristoratori è difficile fare la spesa e gli ordini. I clienti si dicono contenti del primo giorno: “Con organizzazione e se tutti rispettano le norme veniamo volentieri. Almeno prendiamo un caffè tranquilli, non al freddo”. “Meno male che c’è stata questa riapertura!” è la prima esclamazione di tanti baristi.

“Se ci lasciano aperti la situazione va decisamente meglio – spiega Ornella Soncini di Elise’s Cafè di Corso Abbiate – Rispetto all’asporto c’è più tranquillità e le persone sono meno spaventate. C’è un po’ di più movimento, l’asporto non è come stare seduti al tavolo e adesso neanche il meteo aiuta. Abbiamo bisogno di restare aperti, non di ristori”.

Valentina Izzo“Oggi è una giornata un po’ transitoria – spiega Valentina Izzo del bistrot e wine bar Soul Kitchen di via Palazzo di città- Appena il cliente si abitua in un modo, cambiano le modalità. C’è molta confusione e non tutti sanno con certezza cosa sia consentito con questo cambio di zone. Siamo contenti della zona gialla e speriamo duri più di una settimana – prosegue Izzo - Nel nostro ambito adattiamo il menù a seconda dell’esigenza che sia l’asporto o il mangiare il piatto da noi. Il menù d’asporto viene rimodulato: abbiamo cercato di renderlo più fruibile, siccome noi siamo un bistrot e le nostre pietanze sono più particolari". Izzo sottolinea che "ci siamo adattati per l’asporto e cerchiamo di fare quello che richiede il cliente. E’ complicato anche organizzarsi a seconda della zona per la spesa e il menù. Non c’è più il piacere di andare a mangiare fuori, al contrario si prediligono altre opzioni se è possibile farsi portare i piatti a casa o in ufficio. L’asporto funziona, ma nell’ordine del 40% del nostro fatturato. E’ meglio di prima perché le persone si stanno abituando a questa modalità, ma un altro anno così sarà molto dura, anche per garantire il lavoro ai dipendenti.”

“E’ ancora presto per dare una valutazione di come sta andando, ma rispetto all’asporto qualcosa in più si muove – conferma un'altra barista – La speranza è di restare il più possibile in zona gialla proprio per una questione di incassi”.

Antonio Felce è invece titolare del Just Cafè di Corso De Rege: “Ho rilevato l’attività. La mia è una nuova iniziativa, maAntonio Felce mi impegno a tener duro. Io lavoro sempre, anche con l’asporto, secondo le ore consentite da dpcm cercando di sopperire il bisogno dei clienti. Voglio esserci sempre per loro, anche con un caffè e garantirgli il servizio. Nella fase di lockdown si lavora un 1/3 o 1/4 rispetto agli standard. Ma io ci sono sempre. Lo Stato in qualche modo ci ha aiutato, sicuramente non sono stati sufficienti a sopperire il fabbisogno, ma ci ha aiutato a marginare qualche difficoltà. La differenza tra zona gialla e arancione è sostanziale: con la seconda, magari, diverse persone non si fermano. Con il giallo, invece, i clienti i si fermano più volentieri se possono stare al caldo al bar. Il problema delle fasce colorate risiede anche nelle giacenze e negli ordini”.

Michael Parisi è titolare di “Bistrot” di Largo d'Azzo: “Si tira avanti. Noi abbiamo sempre continuato a restare aperti con l’asporto, quindi dando la continuità del servizio. Sicuramente sono lontani i bei tempi. Vista la situazione è oro colato essere in zona gialla – evidenzia Parisi - Il sistema a zone, non metto in dubbio che possa servire, ma sta penalizzando tanto le imprese della ristorazione. Con la zona gialla si può aprire fino alle 18, ma a noi salta l’orario dell’aperitivo e ai ristoranti quello della cena. Le persone sono impaurite e confuse soprattutto sulle norme da dover rispettare” conclude Parisi.

Franco ed Edoardo Massano

“La speranza è che ci diano continuità e non ci facciano chiudere di nuovo – sottolinea Franco Massano titolare del Bar Atlantic di Viale Rimembranza- Le persone devono riabituarsi alla normalità. Più che spaventate sono ancora confuse su cosa si possa fare. La voglia di tornare a sedersi al bar, socializzare, scambiare due parole e leggere il giornale c’è. Noi abbiamo tanto bisogno di continuità. Con l’asporto non si tiene in piedi un’azienda” conclude Massano.

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